terra

The meaning of life

The meaning of life

Gli agricoltori sono disarmati

i sodi culi delle loro figlie bionde

attraggono il

laido

libertino

ossessivo

interesse del padrone

e Dio

con i suoi baffetti arricciati

che dall’alto tutto osserva,

pronto all’occorrenza a masturbarsi per sadismo

ghiotto di sevizie come un marchese francese

 

applicate le sue leggi oh uomini

perseguite la malvagità

per poi pretendere il perdono

e godete dei frutti di carne

delle Vostre terre rigogliose

 

il candido martirio dell’effimera bellezza

G.U.

Chiunque tu sia

Il fatto è che chiunque tu sia,

Potresti essere uno stronzo

O anche una brava persona,

Potresti aver condotto un’esistenza esemplare

O potresti aver vissuto nella più sordida dissolutezza,

Potresti pure essere un facoltoso filantropo

Oppure risvegliarti ogni mattina su un marciapiede con la faccia adagiata su una pozza di vomito tiepido,

Potresti essere anche un cane

O un capibara,

Potresti pure essere un pio ecclesiastico convinto di poter estirpare il dolore dal mondo

O potresti convivere col dolore più profondo per ogni istante della tua vita fino a crepare solo in una stanzetta umida…

Sarai humus organico e vermiculite.

Sarai terra.

É  nella terra il destino dell’umanità.

G.U.

Lontano

Va assottigliandosi l’immunità riservata alla giovinezza ma non all’infanzia in occidente. Lo schermo è già pieno di crepature, facile avvertire la sensazione di un pericolo incombente, e non chiaro. 

Ciò che doveva essere distante, e per altri, ora è qui, intorno alle spalle, una vecchia coperta piena di rattoppi,  e soffoca.

E’ possibile che lo scorrimento grigio sia tutto.

E’ possibile che non sentiremo mai la terra nelle dita, che il vento non ci tocchi mai, che spazzi via soltanto il fumo, lontano.

E.B.

Laura

è così che ho fatto, cominciando

con lo sdraiarmi a terra,

in un bel prato,

fiori, insetti, sassolini,

ho disteso le braccia e ho atteso.

gli esili fili d’erba riescono a bucare anche

l’asfalto,

vuoi che si fermino prima della mia

scorza?

no, infatti.

hanno cominciato prima lentamente, poi sempre più forte,

con costanza, a premere contro il mio corpo

fino a penetrarlo, come

tanti piccoli aghi.

si sono nutriti della mia vita fluida

rendendo in cambio la loro linfa.

sono entrati nei vasi, nei tessuti,

nelle viscere e nelle mie carni.

mi hanno assorbito in equilibrio tra

un mondo e l’altro,

tra vita e vita,

tra un elemento e un dato di fatto.

così sono sprofondata,

assorbita centimetro dopo centimetro

lentamente

senza paura,

senza nervoso,

senza documenti, in uno spazio di pace

e di sorriso.

ora sono terra mischiata con

terra.

un cane mi è appena passato sopra

e mi dispiace solo di non poterne ridere.

F.K.