sopravvivere

Siamo sopravvissuti al niente

Siamo sopravvissuti al niente, ed eccoci qua onesti e spietati ad ammirarci i piedi, con queste nostre smorfie che dovrebbero conservare nelle teche dell’umana pietà.
Da decifrare nei futuri pomeriggi all’università, e poi birre, locali, cosce e qualche isolata bugia, come sempre si fa. Tu baciavi male, e te ne stavi sdraiata come nei film, mentre pensavi a tuo cugino rimasto laggiù. Così mi trascuravi almeno una volta al mese, specie il venerdì notte (pensiero post-erasmus come tanti, tra gli anni ’90 all’infinito).

Vecchia amica mia siamo pezzi di glorie agonizzanti, e mai che ci sia tra questi giovani antagonisti uno che immolasse la propria bella rigidità: per trasmetterci un’umana elasticità. La riccia ribelle è indiavolata coi potenti ma non sa captare un segnale terra terra che arriva dal suo vicino incarognito: quello sta scoppiando di gelosia e sa mimetizzarli in colossali dispiaceri familiari.


Scendi dai, e vieni a versarmi quel caffè macchiato di tregua, col tuo vestito migliore, magari dentro a una mattina dove non c’è neppure il sole.

P.S.

Poesia

Diverrò serio quando non avrò più reazione

diverrò adulto quando non avrò fame che nel ventre

diverrò padre quando non vorrò più nozione

diverrò silenzioso quando in me sarà il niente.

Diverrò noioso come chi sopravvive

diverrò ottuso e avrò vene di legno

diverrò normale e non vorrò che mentire

diverrò buio di solo buon senno.

 

K.S.