silenzio

Bang

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La paura gli ha teso i nervi. Il dito si è piegato e il colpo è partito.
Un corpo giace sul pavimento, un uomo vivo e spaventato trema davanti a ciò che ha fatto.
Il posto è lontano da tutto; nessuno ha sentito, nessuno saprà mai… soltanto… il cadavere deve sparire.
Il ricordo del gesto deve essere cancellato. un sacco nero, qualche attrezzo, un bosco.
Ce la può fare. Riuscirà a sistemare tutto.
Se qualcuno ha sentito?
Gli faranno delle domande?
Riuscirà a nascondere il corpo?
Qualcuno lo troverà?
Domande, domande, domande…
Sudore freddo, cuore a mille, pazzia in ascesa, urla…
…un secondo BANG!
Silenzio.
Nessuno ha sentito. Forse qualcuno capirà.

M.M.

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Silenzio

silenzio

Mi servirebbe quel silenzio che non so trovare più. Quel silenzio che sapevo creare, fin nel più piccolo suono o pensiero estraneo reso muto, nella mia testa.

Come una bolla. Come una zona neutra. Come una zona libera.

Come una stanza vuota da arredare, una spiaggia poco dopo l’alba, con il mare calmo e il sole tiepido. Come un letto appena rifatto. Un bicchiere da riempire.

Una pagina bianca e un sacchetto di parole.

Mi servirebbe quel silenzio, quel silenzio lì. Proprio quello.

Non un altro.

Come una strada di notte, quando esci mentre tutti dormono perché le gambe hanno bisogno di andare. Come quando spengi la televisione dopo un film e nessuno dice niente perché ci sono state troppe lacrime e troppe risate.

Avete presente?

Quel silenzio carico, quel silenzio perfetto.

Quello.

Come quando hai perso una cosa e ad occhi chiusi riavvolgi il nastro e poi lo fai ripartire per vederti mentre la metti chissà dove.

Quel silenzio che senti solo la sigaretta che sfrigola, il respiro e a volte il battito cardiaco. E il culo della bottiglia di birra che si appoggia sul tavolo.

Non so se ce l’avete presente.

Io sì.

E mi manca.

silenzio

Capita

Vi capita mai?

Di sentire lo strappo. La lacerazione profonda. L’eco lontana di una rottura che non si ripara.

Vi capita mai?

Scoprirvi sordi, immuni ai richiami. Con le cose, e i sentimenti, e le persone, e il mondo, che passano e non restano.

Smarriti. Basculanti su perno arrugginito prossimo alla frantumazione.

Vi capita mai?

Paura pura non identificata, desiderio impronunciabile di scomparire agli occhi dell’altro.

Stanchezza che offusca il giudizio e sovrappone gli incroci possibili.

Vi capita mai?

Sentire il peso di mille vite. Interrompere un gesto di cui non si è perso il significato.

Avere freddo sotto il sole.

Vi capita mai?

Silenzio che alimenta il silenzio. Affogare nel vuoto, in quella bolla che si allarga nel petto e soffoca il respiro.

Vi capita mai?

Il culo appoggiato sull’epicentro del sisma.

La parola che muore prima di essere pronunciata.

Il pensiero che si forma prima di riuscire a sfuggirlo.

La spirale infinita.

E poi trovare sollievo nel gridare una canzone, scagliarla nell’aria finché la gola non brucia.

E in una frase si srotola il pianto, e in una parola si cristallizza il sorriso.

J.W.

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Provi a fermare il tempo in ogni modo, e ottieni solo che rallenti di qualche minuto. Bella cazzata. Però in fondo ha un senso: come ogni buona prosa, la vita non ha un metodo.

K.S.

Resto

Resto. Sospesa. Per aria. Tengo incredula, tra le mani l’attimo.

In sospensione. Respiro. Annuso l’aria. E rido. E ci manca poco che cado.

Come al solito goffa.

Silenzio. Nessun brusio, nessun clamore, né sibilo o stridore.

Silenzio.

I muscoli leggermente indolenziti, dopo la corsa lenta, costante, prevedibilmente lunga. Dopo l’arrampicata a mani nude, la pendenza impensabile. Inesorabilmente senza corda. E poi di nuovo la corsa.

Ma il respiro si è fatto dolce, l’affanno finalmente affievolito.

Il cuore che pompa la giusta dose di ossigeno al cervello.

E c’è silenzio.

Resto sospesa per aria. Fisso l’attimo che tengo incredula tra le mani.

Annuso l’aria.

E sono ancora viva.

J.W.