sette per uno

Un cerotto

Un altro martedì appena cominciato, un’altra immagine in attesa del venerdì che arriva col suo articolo. E stavolta immagine e pezzo hanno e avranno lo stesso titolo. Un cerotto. Perchè tanto qui c’è davvero dentro tutto. Resta solo poi aspettare qualche giorno per capirci meglio qualcosa. Attendere, prego. Attendere, prego.

A voi!

E.Z.

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Sete

Un ossequio a tutti,

non ci perdiamo in chiacchiere che è finalmente arrivato il venerdì…e ordunque arriva pure la versione originale di “Sete“, come già indicato anticipatamente pubblicata in forma editata sul sito di SettePerUno, e anticipatamente anticipata dall’immagine dedicata del nostro grafico (ormai avete capito la tecnica, già).

Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento. I nostri omaggi a voi.

Saluti,

il Taccuino

 

Sete

La sindrome di Korsakoff (dal nome del neuropsichiatra russo Sergei Korsakoff) è una malattia degenerativa del sistema nervoso [..] ; i pazienti hanno perduto la capacità di apprendere nuove informazioni (amnesia anterograda), riempiendo i vuoti coi ricordi passati. Non si rendono conto del loro problema.

[..] I pazienti con sindrome di Korsakoff sono per lo più alcolisti o con gravi deficit di tiamina. Frequente è il fenomeno della “confabulazione”: i pazienti, cioè, riempiono i loro vuoti di memoria con produzioni fantastiche deliranti.

La memoria implicita e semantica sono conservate.

Da Wikipedia

 

Mi chiedono di provare. Di sforzarmi e visualizzare quella scena.

Ma ho solo sete e sento la nebbia entrare nelle orecchie. Ricordo la mia bambina che correva per il giardino, questo sì.

Ricordo il giorno in cui mio fratello partì. Dopo mesi ci dissero che era disperso, non l’avremmo più visto. Mamma da quel giorno ha gli occhi vuoti. Si illuminano di una luce fioca solo quando vede la mia bambina, dice che sono tutti uguali da piccoli. Che hanno tutti gli stessi occhi e la stessa fiducia nel mondo. Dice che è per questo che a quell’età non si ha memoria, chi non ha difese viene ferito troppo duramente, è solo un regalo il non dover ricordare.

Ma io mi sento scollegata dal mio tempo. I vestiti che mi vedo addosso non li riconosco, una foggia che mi è estranea. Il capo scoperto mi mette a disagio, forse è così che le idee mi sono uscite dalla testa. Una ad una o in blocco, neanche questo ricordo. Ma non capiscono, pensano sia solo pigra e non voglia pensare.

Una volta, quando mi sentivo sotto pressione, bevevo un sorso dalla bottiglia che avevo sempre con me. Era come quelle piccole pastiglie colorate che ti danno per non sentire più il dolore. Le prendi e cominci a fluttuare, così in alto e al sicuro; sapevo che nessuno mi avrebbe fatta cadere.

Ora mi chiedono di leggere tutte quelle carte. Ma non capisco. Mi dicono di capire, che devo impormi di non lasciare che il tempo trascini via le parole.

Che nome strano, russo sembra dal suono. Devo guardare quella pagina più volte per vedere: Korsakoff. Ma non mi dice niente, sento sempre un rumore attutito. Tutto è fuori portata, sento e vedo attraverso una nebbia. Tranne quelle cose orribili. La caduta, l’ospedale. Quell’uomo che urlava e mi inseguiva. Il sangue. Ma nessuno sembra credermi. Tutti dicono che mento; e ripetono che me l’hanno già detto, mille volte. Ma non può essere, è la prima volta che riesco a raccontare quello che è successo. Nessuno sembra ascoltarmi, dicono che è normale io sia così; mi incoraggiano a scrivere e mi chiedono di leggere delle frasi. È la mia mano ma non ricordo di aver scritto queste cose. Però sono esattamente le stesse cose che riscriverei ora. Piango e dopo poco sento la tranquillità di nuovo, la nebbia. Voglio andare a casa dalla mia bambina, mi dicono domani. Uno degli inservienti ride e mormora “domani, come tutti i giorni”. Quali giorni? Dov’è ieri? Chiedo spiegazioni, nessuno risponde. Mi sento…come si dice? Esasperata.

E intanto ho sete, solo sete.

 

S.A.

 

Io

Cari lettori,

è arrivato il venerdì ed è arrivato il momento di pubblicare la versione originale di “Io”, anticipatamente già pubblicato nel sito di SettePerUno e introdotta dall’egregia immagine del nostro grafico di qualche giorno fa. Nell’augurare a tutti voi una buona lettura alziamo i calici e vi invitiamo ad unirvi al nostro bar quando volete, con critiche, suggerimenti, complimenti (ocio) o nuovi cocktail.

A voi!

 

Io

Ci siamo io e quello nello specchio. Ci fissiamo, occhi negli occhi. Pupille, ciglia, palpebre.

Cerco frammenti da assemblare per costruire qualcosa che possa darmi struttura, e sostanza. Qualcosa su cui appoggiarmi.

Continuiamo a fissarci. Tutto il resto si confonde, sbiadisce, lo specchio mi restituisce solo pupille, ciglia, palpebre, intorno colori nebulosi, forme confuse, sovrapposte.

Scavo.

Devo scavare.

Mi servono dettagli. Gesti, frasi, odori. Luoghi. Sensazioni. Sicurezze.

Ricordi.

Sbatto le palpebre, tutto il resto torna nello specchio. Io continuo a guardarlo negli occhi.

Mi sistemo distrattamente i capelli, vittima di un riflesso incondizionato. Apro l’acqua, la lascio scivolare via. Il corpo, forzatamente e troppo a lungo immobile in posizione eretta, oscilla leggermente. Tocco le labbra, il naso, le guance, la fronte. Sento la pelle, le forme, le curve sotto le dita. Metto i polsi sotto l’acqua, cerco di spazzar via il niente. Uscire dalla nebbia.

Emergono schegge. Sbiadite, manipolate, viziate. Inutili.

Scavo senza sapere cosa cerco.

Scavo, non riconosco quello che vedo.

Chiudo l’acqua. Mi asciugo i polsi, le mani.

Mi volto. Conosco questa stanza, i suoi muri bianchi. E questo letto. Conosco l’odore di disinfettante. Conosco la storia del mio vicino di letto. Conosco i nomi di chi mi sistema le lenzuola e di chi mi porta da mangiare. Il nome di chi mi visita ma non mi dice quando tutto tornerà. Se tornerà. Conosco quello che vedo fuori dalla finestra fin dove riesco ad arrivare con lo sguardo.

Non conosco niente di quell’uomo nello specchio. Non conosco niente degli avvenimenti che gli hanno segnato il volto, delle traiettorie che lo hanno portato qui. Il suo passato è una melma inafferrabile, la memoria un cumulo di schegge che non posso ricomporre.

Mi siedo sul mio letto.

Ha mai amato? Ha fatto tutto quello che doveva? Tutto quello che voleva? Avrà pianto a sufficienza? Ha agito sempre con coraggio, guardando le cose per quello che sono chiamandole con il loro nome? È sempre stato onesto? È sempre stato gentile con le persone intorno a lui?

L’orologio ticchetta. È quasi mezzogiorno, è quasi l’ora di pranzo. Oggi è giovedì, minestra in brodo e purè.

Mi lascio andare sui morbidi cuscini, incrocio le dita delle mani sulla pancia. Respiro lentamente.

Mi piace il purè.

Al mattino preferisco il tè al caffè, senza zucchero. Mi addormento meglio se mi sdraio sul fianco destro. L’infermiera del turno di giorno ha gli occhi gentili e si muove con gesti lenti. Mi ha parlato dei suoi figli e di suo marito. Quella del turno di notte è più taciturna, riservata. Mi piacciono entrambe. Ieri ho visto sul giornale la foto di una montagna innevata, l’ho trovata bellissima. Penso di aver voglia di leggere un libro.

 

J.W.

 

 

Insolite sirene in viaggio…

Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.

Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).

 

“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”

(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)

 

Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.

Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/

dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html

Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):

http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/

E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).

Prosit!