senso

Taccuino all’Idrogeno – Settembre/Ottobre 2013 – Numero 23: VISTA

La rima ventitrè e olè questa volte era davvero troppo facile.

Ma voi volevate veramente che attaccassimo con la solita storia sui numeri?

Tipo che il 23 è il numero naturale dopo il 22 e prima del 24?

Tipo che è il nono numero primo, dopo il 19 e prima del 29?

Tipo che è un numero primo sicuro, ovvero (23-1)/2 è ancora un numero primo?

Tipo che è un numero di Wedderburn-Ehterqualcosa?

Na.

Vi basta sapere che 23 è un numero felice.

E che il nostro 23 è a tema “vista” (sapete, il senso, quello lì).

E che fa rima con olè.

Di più non si può avere.

Guardatelo, il numero 23.

Messaggi subliminali.

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Ah, è anche il più piccolo numero di bacchette necessarie per irrigidire un cubo. Che non sapevatelo? Tsè. Olè. Vabbè.

Taccuino all’Idrogeno – Marzo/Aprile 2013 – Numero 20: UDITO

  – Udite udite, dico a voi, signori, 
e fate motto, voi che siete amanti: 
avreste voi veduto, tra cotanti, 
cotal c’ha ’l volto di tre be’ colori? 
     Di ros’e bianch’e vermigli’è di fuori; 
or lo mi dite, ch’i’ vi son davanti,
sed elli inver di me fe’ tai sembianti, 
ched i’ potessi aver que’ suo’ colori. 
     – Noi non crediam che li potessi avere, 
però ched e’ non fece ta’ sembianti, 
che fosse ver’ di te umilïato. 
     – Sed e’ nol fece, i’ mi pongo a giacere 
e comincio a far ta’ sospiri e pianti, 
che ’n quattro dì cred’esser sotterrato. 

Cecco Angiolieri – Rime

(CXXII – Udite, udite, dico a voi, signori)

Ci piaceva l’inizio. Ci piaceva la fine. Poi ok, anche il dentro non è male.

E voi beccatevi il nuovo numero del Taccuino, sull’udito, sull’udire. Appunto.

(Che c’è un pezzo su un medico, uno su non vi diciamo cosa altrimenti lo scoprite troppo in fretta, uno su un fumetto – ma c’è pure un po’ di Gesù Cristo – e un paio di genitori, uno su una finestra e un fischio, uno su una tiritera e uno fatto di registrazioni. E poi le immagini. E poi il nostro consueto e puntuale aforisma. Ecco.)

PDF: Taccuino all’Idrogeno – Numero 20

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Se non fosse abbastanza, ci sono i numeri vecchi, sappiatelo. Che questo è il 20esimo e ancora non desistiamo. Oppure potete sempre pensare di restare in attesa pensanti del/al numero nuovo. Mancano solo due mesi in fondo!

Al prossimo senso, e in alto i calici. Olè.

Traiettorie di un ragazzo proiettile

Nota: l’altro giorno nel nostro bar è arrivato uno, un forestiero. Ha ordinato da bere e si è seduto su uno sgabello, ha detto di chiamarsi H.F. e ha cominciato così…

Non si tratta, propriamente, di uno stato di confusione. Sai chi sei. Sai dove vuoi andare. Ti ricordi cosa hai fatto il giorno prima.

E’ una questione di respiro.

Inspira. Tieni dentro. Espira.

La bionda dagli occhi cerulei e il culo sodo piegata sopra di me si chiama Gilda. I suoi genitori, due scoppiati di sessantottini, le hanno dato questo nome per via del film. E’ stata Gilda a dirmelo. Nell’orecchio, mentre mi aiutava a flettere la schiena.

Il karma…il respiro…

Quando a me, io sono qui per il culo di Gilda. O forse no: sono qui per il culo.

Neanche.

La mia vita è talmente vuota che per riempirla sono costretto a rubare, mangiare avidamente, bere birra fino alla nausea e scopare in giro.

Nulla serve. Tutto è permesso. Probabilmente ho l’Aids.

“Luca”, mi dice Gilda, “sei rigido.”

“Quasi sempre.”

“Ma queste cose così non funzionano.”

“No?”

“No, devi respirare.”

“Ah”.

E così la guardo, respiro, penso: ma quando lo capiranno, questi cazzoni imbalsamati, che noi occidentali non siamo fatti per la respirazione karmica? Che cazzo ci facciamo qua, vestiti da santoni? Che cosa?


E così la tiro per la giacchetta. La tiro e le dico:

“Senti, Gilda, ci stanno fottendo il futuro.”

“Cosa, scusa?”

“Il futuro, dico. Ce lo stanno fottendo.”

“Ma che dici? Chi?”

“Non lo so. Qualcuno. I vecchi, la Lega, i neoliberisti, la ruota della fortuna. Che cazzo ne so? Ti dico che stiamo morendo dentro”.

Gilda sorride.

“Non perdere la concentrazione”, dice.

E io sono vuoto. Tanto sazio da esser vuoto.

Avrà un senso?


H.F.