romanzo

Un romanzo di cui a nessuno importa #1

I DANZATORI DEL CREPUSCOLO, di Jack L. Chalker

i-danzatori-del-crepuscolo-uraniaHo scelto il Paese sbagliato per amare la fantascienza. L’immaginazione non ci manca, ma a quanto pare non riusciamo a indirizzarla al di là della stratosfera, le nostre storie restano saldamente ancorate a terra e il fantastico è solo una parentesi onirica che sparisce quando gli occhi si riaprono.

Tra tutti i generi “di consumo”, la fantascienza è quello più bistrattato e sacrificato, sia dalla critica, sia dai lettori, sia dall’editoria, e negli ultimi anni la situazione è peggiorata. Le collane storiche come Urania sono sparite dalle edicole e nelle librerie gli scaffali dedicati alla fantascienza sono sempre più striminziti e con i soliti 2-3 nomi grossi che – ok la smetto col pippone, ci siamo capiti, occupiamoci del libro che è più interessante.

Futuro. Una lunga guerra intergalattica vede contrapposti i pianeti della Lega Terrestre e i Machist, una temibile razza aliena che opera sui popoli assoggettati una drastica quanto complessa operazione di brainwashing al fine di rimodellarli a loro immagine e somiglianza. La loro ultima, inaspettata conquista è il piccolo pianeta Ondine, una rinomata località turistica dalla scarsa importanza militare. La Lega, colta in fallo, decide di correre ai ripari schierando in prima linea la sua nuova arma: Daniel, un ex soldato ridotto a un vegetale in seguito a un incidente, il cui sistema nervoso è stato inserito all’interno di un sofisticato supercomputer che gli permette di comandare fino a ventidue androidi contemporaneamente. La sua missione: raggiungere Ondine senza farsi scoprire e organizzare delle sacche di resistenza, in attesa che le astronavi alleate riescano a sfondare il muro difensivo Machist, e scoprire il motivo che li ha spinti a rischiare così tanto per un posto, all’apparenza, insignificante.

Jack Chalker proviene da studi umanistici e si sente, la tecnologia che descrive è alquanto naif e priva di contorni definiti, ma le sue trovate sono tutte geniali e di grande impatto. Più che nei microchip e nelle pistole laser, la sua immaginazione si sbizzarrisce nella sfera emotiva e sessuale: tutti si accoppiano con tutti senza remore, la poligamia è una pratica largamente diffusa e accettata, addirittura c’è chi cambia sesso più volte nel corso della vita (lo stesso protagonista controlla robot di aspetto maschile o femminile a seconda della convenienza). Insomma, per l’autore gli uomini e le donne del futuro godranno del pieno controllo del loro corpo, così come Daniel ha il pieno controllo dei suoi corpi surrogati, ma allo stesso tempo egli ci mette in guardia: l’eccesso di libertà può generare dei veri e propri mostri.

William Gibson ha detto che la fantascienza non parla mai del futuro, ma sempre del presente. Chalker ci racconta, alla fine degli anni ’70, di una sessualità anarchica (come è giusto che sia, sempre nei limiti dell’altrui libertà, di questi tempi è sempre meglio specificarlo prima che la gente accenda le torce e affili le punte dei forconi) e del tentativo da parte di un’autorità superiore (a voi il compito di trovare il contraltare dei Machist nella vita vera, le opzioni non mancano di certo, oggi come allora) di riportare l’ordine rivelando la profonda solitudine e l’infelicità che si cela dietro tale anarchia. La via per la gioia e la pienezza di spirito passa attraverso la castrazione emotiva e l’accettazione del proprio essere insignificanti come singolo, ma fondamentali come parte del Tutto.

La battaglia tra Massa e Individuo è un classico intramontabile nella letteratura fantascientifica, perché è un classico intramontabile nella realtà. Chi vincerà? Probabilmente non lo sapremo mai, e forse è meglio così.

Voto: 7

U.U.

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Il Grande Gatsby

Volevo scrivere una recensione sul Grande Gatsby.

Il romanzo.

Non il film.

Il film, l’ultimo, non l’ho visto.

Il romanzo, l’unico, l’ho riletto.

E ci volevo scrivere una recensione, appunto.

Ma poi… eh, niente. Sarà colpa del catarro (sì, il muco).

M’è uscito solo che secondo me è un romanzo che evapora.

Il Grande Gatsby è un romanzo che evapora.

La seconda cosa che ho pensato è che mi pareva una figata di frase.

La terza cosa che avrei potuto dirla in giro (e già sentivo gli applau…ah no, era un treno).

La quarta che era una grande cazzata.

La quinta che una recensione non si può fare con una parola sola.

La sesta è che anche questa era una grande cazzata.

La settima che il mio capo asserisce che sono prolisso.

L’ottava che mi ero ripromesso di vendicarmi prima o poi.

La nona non la ricordo.

La decima è che comunque vadano le cose sarà un successo.

Ecco. La mia recensione del Grande Gatsby.

I.M.

La decisione di Brandes

La decisione di Brandes. Un titolo che è un attimo. Scordiamoci della critica oggi, qui, perché questo libro non è fatto per la critica e non ha nulla a che veder(vi). Perché questo libro non è fatto di pagine ma di attimi, di fotografie. Tutto l’inchiostro che l’autore riversa sulle carte ammassate non è altro che una fila di fotogrammi che si snoda a mano a mano lasciando un gusto sempre diverso in bocca. E nelle vene.

Brandes, un pittore, è proprietario di una quadro di Cranach il Vecchio, donatogli dal padre in punto di morte, ma è assillato da un mercante d’arte al servizio dei nazisti che vuole impadronirsene per donarlo, per la collezione privata, a Goering. Il tutto in una Parigi occupata dalle truppe tedesche e ove una serie di atti premeditati mira a rinfrancare una rinnovata resa nei confronti di una dittatura che già aveva a quel punto liquefatto gran parte dell’Europa e del suo pensiero. Non fosse che per Brandes rinunciare al quadro significherebbe rinunciare a sé stesso e tradire la propria famiglia nonché la sua memoria. Ed in questa volontà di contrastare la prepotenza e spocchia di coloro che metaforicamente rappresentano un intero regime che il libro si costruisce con un finale inaspettato.

“Mi chiedo spesso dell’istante che, come la chiave di volta, dà senso alla mia vita. Forse non è il più felice né il più intenso, però sì, almeno quello che dovrebbe servirmi a non serbarmi rancore per tutto quello che avrei potuto fare, per tutte le scelte sbagliate, per tutte le parole non dette”.

Chissà, forse Brandes è proprio l’autore, che provando ad evocare un tempo ove la “grande” Guerra minacciava non solo le anime dei vivi – e dei morti – ma anche le menti, si aggira tra le sue foto in cerca di un senso al tutto, vagando attraverso colori, sensazioni di forte impatto, sudori freddi, paura, pietà, orgoglio. Passato e presente, arroganza e moralità, intelligenza e stupidità. Regime, regimi e libertà. Semplicità che buca il tempo e i tempi. Fino a noi. Lirica.

Eduard Márquez

La decisione di Brandes

Keller editore

Euro 12.00

 La decisione di Brandes si è aggiudicato il Premio Pellissa (2005), il Premio della Critica catalana (2006) e il Premio Qwerty come miglior romanzo catalano dell’anno (2007).

I.M.

Alice senza niente. Un caso “editoriale” per davvero.

Lei: Alice

Lui: Pietro

Cognome di lei: uno qualsiasi

Cognome di lui: De Viola

Professione di lei: precaria

Professione di lui: idem

E’ così che nasce un caso editoriale.

Già, perché l’Alice in questione è ancora una volta nel suo paese delle meraviglie che eppure stavolta non è mai stato così reale. Lo giuriamo noi per lei, ci sono anche il brucaliffo, il cappellaio matto, il leprotto bisestile e i palmipedoni (ah beh, di questi ultimi poi ce ne sono a bizzeffe). Però stavolta Alice potresti essere tu, sei tu, Alice sono io, Alice sono tantissimi. Alice è pure Pietro. Pietro è il suo autore che altro non ha fatto se non appiccicare su un nome alla sua vita, di precario. Il Pietro in questione infatti un giorno è stanco, tanto stanco, e a trent’anni, in quel bel dì, quando ormai gli sembra che non ci sia più speranza si tira fuori un’idea, che tanto o la va o la spacca. Chissene. Ci scrivo un libro io su questa cosa dato che non lo fa nessuno, ecco cosa pensa. E si mette lì con una energia riscoperta che neanche il Dalai Lama ne conosceva l’esistenza, energia che tra l’altro lo fa ringiovanire di dieci anni e gli fa pure sparire le rughe, sì sì. Va bene, questa è una nostra personalissima visione di come sono andate le cose ma ci vogliamo credere proprio perché anche noi siamo Alice. E anche noi siamo Pietro. Perché anche noi ci siamo cuccati i nostri bei contratti a tempo determinato, a tempo determinatissimo, a tempo semi-indeterminato ma non troppo, a co co co co co co co qualcosa, i mille stage(s) non pagati (che però ti fanno un curriculum..oooooooh!), i contratti in nero che quindi non esistono, i lavoretti sottopagati, gli internship che ti devi pagare tu, le fotocopiatrici e le macchine del caffè per gli altri. Ci siamo cuccati pure il “massimo 25enne ma con dieci anni di esperienza nel settore” e anche il “sa, una persona come lei è troppo qualificata” (eh ma allora ditelo, no?), alla mo’ di Fantozzi, mica male! Fatti tutti. Non hai una laurea, hai troppe lauree, sei troppo basso, sei troppo alto. C’è da chiedersi cosa manca. E ne abbiamo timore. Voi no?

Ecco perché ci intrufoliamo e passiamo parola. Perché Pietro De Viola ha scritto Alice senza niente, un romanzo, che da bravi precari ci sentiamo di consigliare, ma che anche se non siete precari potete comunque leggere per saperne di più o ridere per non piangere. E, udite udite, il bello di tutta la storia – incredibile, c’è! – è che lo potete scaricare G-R-A-T-I-S dal suo sito al seguente indirizzo:

http://www.alicesenzaniente.altervista.org/

Sì, avete capito bene. Gratis. Una cosa che ultimamente va parecchio di moda. Proprio come il precariato. Però il gratis è una gran bella cosa, eh!

Per ulteriori informazioni potete visitare anche il blog dell’autore sempre legato al libro dove, nel caso non foste convinti del fatto che valga la pena leggerlo, troverete un sacco pieno pieno di info utili nonché tanterrime recensioni anche di gente parecchio quotata che magari serviranno a farvi cambiare idea. Il tutto al seguente indirizzo:

http://alicesenzaniente.splinder.com/

E per darvi già un assaggio, ecco di seguito il link dell’articolo dedicato di Laura Montanari: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/la_storia_ebook-odissea_dei_trentenni_precari_costretti_a_nascondere_la_laurea-9162175/

 

Alice senza niente, il romanzo gratuito di Pietro De Viola. Ebbbravo Pietro De Viola, che ha fatto di sfiga virtù.

E grazie, ci teniamo ad aggiungere.

 

Nota: il solito personalissimo grazie a chi ci ha aiutato a conoscere il fatto e i personaggi. Siamo arrivati più tardi di altri (precari anche in questo, ci calza a pennello) ma come dicevano le nostre nonne, meglio tardi che mai. E meglio un blog in più che ne parla che uno in meno. A vous!

Insolite sirene in viaggio…

Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.

Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).

 

“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”

(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)

 

Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.

Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/

dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html

Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):

http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/

E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).

Prosit!