presente

Segnali dal presente

Tratti grigi ambiziosi e inespressivi,  sfumature, trame pesanti, o piccoli segni di inchiostro, blu, neri.  Orme, graffi umani, pretese di futuro che non cercano il bello, non cercano niente. Scivolano frusciando sulla  zattera di carta alla deriva, punti sparsi in un perimetro ottuso, senza dimensioni.

La luce inciampa nel groviglio dei segni, penetra e in un lampo si espande, fluisce lungo lo svolgersi di un unico filo aggrovigliato slegato poco più in là, ripreso ancora, in mille e mille e mille anni mai interrotto. Esploratori di un nuovo cosmo abitato solo da linee tentano di realizzare un ritratto espressionista disciogliendo il profilo di un volto in parole liquide. Naufraghi dispersi del segno galleggiano nella risacca del futuro, sensonauti senza mappa disorientati dal mistero di simboli che loro stessi hanno creato.

Pigmenti disciolti in rigagnoli agonizzano risucchiati dal maggior affluente o altrimenti inariditi, ridicole prede di un centrismo impossibile.

Il filo di inchiostro arzigogola e striscia apparentemente  libero, illuso di esplorare i confini non ancora immaginati della storia. Come in un incubo non può che scivolare e restare intrappolato nel solco più profondo, scavato nei secoli da una sola martellante ossessione

io esisto io esisto io esisto io esisto

E.B.

Nostalgia

È un dolore morbido, la nostalgia. All’improvviso manca qualcosa, o qualcuno, o un luogo.Un odore, una luce. Uno sguardo, un gesto, l’energia di un corpo.Una stanza, una strada d’estate, un angolo di mondo. Una voce. Un sorriso. Suoni. Parole. Una particolare inclinazione. Si stringe lo stomaco, e lasceresti cadere anche una lacrima solitaria, non fosse che il dolore morbido della nostalgia non fa piangere. Fa sorridere.Di un sorriso largo, che si appoggia su una lieve smorfia. Una smorfia nostalgica.Bisognerebbe sempre fermarsi, quando arriva la nostalgia. Qualunque sia la cosa fondamentale che stiamo facendo.Fermarsi. Sprofondare. Bersi tutto. Catapultarsi nell’attimo. Vivere l’odore, la luce. Vedere lo sguardo, il gesto, sentirsi accanto a quel corpo. Ricomporre, pezzo per pezzo, quell’inclinazione particolare. Quel sorriso. Quella voce. Quei suoni. Quelle parole.
Fermarsi.
Lasciarsi stropicciare dal dolore morbido.
Fermarsi, lasciar perdere tutto, tutto il presente, tutto il qui, tutto l’adesso.
E ascoltare quello che ha da dirci la nostalgia.
Ascoltare bene.
Concedersi tempo.
Farsi un regalo.

J.W.