nulla

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Mi scrivono: “Che stolta!” e mettono tante faccine.

di fronte ascolto: “Porcç°ç§**éçç?%?$%?$?%$?”!!

 

Nel nulla gigantografico di un luogo abbaccinato dal lavoro lavoro

mi ritrovo con la nuca spenta a pelare stupidaggini

E.B.

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Vuoto

E poi mi sfaldo e mi ritrovo nel bel mezzo del nulla

spezzettata e sparsa

a caso

 

Io vorrei, io potrei

ma ho dovuto

 

E poi mi sfaldo e mi ritrovo nel bel mezzo del nulla

 

Non voglio pensare, non devo

pensare

A cosa devo pensare

 

Ho freddo anche se mi siedo al sole

J.W.

Hai un momento Hegel?

In questo momento sto provando a fare qualcosa, ancora non so bene cosa ma qualcosa lo dovrò pur fare.  Sono le dieci del mattino e so che molti sono già alle loro catene di montaggio da ore, fuori l’aria è fresca e le foglie sono ancora bagnate dalla rugiada e bla bla bla, e bla bla e riblà. Dio mio, che sbronza ieri sera (e che alito a-sociale, per non dire di merda). Non troppo, il giusto. La sbronza intendo. Alla tv, in quella trasmissione di cucina con quella bella presentatrice a cui l’anno scorso è uscito un capezzolo dalla camicetta – perché la camicetta era troppo scollata e lei non portava il reggiseno e ha voluto fare la simpatica e saltellare di qua e di là..ma dico io, se ti metti una camicia del genere, per di più senza reggitette, faresti bene a saltelluzzare da un’altra parte invece di crederti Cappuccetto Rosso – lo dicono sempre: “non troppo, il giusto”. Altrimenti poi ti si riempiono troppo i sensi e vai in tilt organolettico o una roba del genere. Bisognerebbe anche usare il coppa-pasta per un sacco di cose. Di coppe ne conosco altre io, hu. Io quando ho fame mangio. E se ho voglia di bere bevo, non è che sto tanto ad abbinare il vino ai piatti. “Ah ma tu sei un farlocco Ted, così ti perdi il gusto vero del cibo inserito nella spirale della vita a creare un’artistica presenza nell’esistenza vuota dell’essere umano che altro non è fatto se non per erigersi a plasmatore di nuovi concetti, anche materiali, attraverso la natura..”. Aiuto. Aiuto aiuto aiuto. Ma ve l’ha mai detto a voi qualcuno che l’essere umano non è fatto per erigersi ad un bel niente, ma sta qui solo per soddisfare le sue funzioni primarie (che qui non citerò perché sono facilmente condizionabile)? Poi sì, ok, d’accordo, come dite voi, l’amore, i sentimenti. Ma l’istinto, l’istinto è quello che ci rende liberi. E solo quando siamo liberi possiamo amare davvero con tutti gli organo-letti. Questa poi, è ovvio che c’è la parola letto dentro. Hu hu hu. Non sono sbronzo in realtà, uh, passata da un bel po’ (stanotte verso le cinque e mezza credo). No, ho un sonno becco, ecco la verità, altro che cip e ciop e brezza corroborante. Datemi due tronchi per gli occhi, che soffro d’insonnia e Dio s’è scordato di darmeli in dotazione quella volta. Dovrebbe farlo con tutti quelli a cui caccia nel DNA questo cazzo di bioritmo che mi ritrovo. Farò una petizione on-line. Bioritmo, organolettico, coppa-pasta.

Sono un cazzo di intellettualoide oggi, ah sì.

I.M.

 

Panta Rei quindi Carpe Diem (ovvero anche Zarathustra sarebbe in difficoltà)

Che il fine ultimo delle cose, di tutte le cose, persino della vita, sia il nulla, questo è un grosso problema per l’essere umano. Che alla fine rimanga solo il nichilismo, che alla fine nichilista è chi il nichilista fa, questo è un grosso problema per l’essere umano. Non passa giorno senza che televisioni, radio, carta stampata e chiacchiere di condominio vadano ad attecchire sulle emozioni umane con scene di disperazione, angoscia, tristezza, paura, morte. Ma soprattutto con scene di sfortuna. Perché se le cose sono andate in quel modo è stata solo questione di sfortuna. Mentre tutto questo accade io mi chiedo: ma cos’è quindi la fortuna? Riesco solo a rispondermi che è un sogno, un gran bel regalo confezionato da una commessa “di bella presenza, capace, loquace, spigliata e automunita”. Rifletto infatti sul fatto che i regali capitano solo con le feste, come delle pallide eccezioni al desiderio di felicità perenne che ci affligge tutto l’anno. Lo stato primo dell’essere umano è l’insoddisfazione e l’infelicità, almeno per la maggior parte degli esseri umani – per quanto riguarda la restante parte ci affanniamo a trovare qualcosa di sbagliato nelle loro vite per rinfrancare la speranza, amica della fortuna, a quanto pare – tuttavia è inutile nasconderci il fatto che i gradi di infelicità siano diversi. Le caste non ci mollano mai. Noi le abbiamo inventate e noi ce le teniamo. E’ così. Ciò che riguarda l’uomo è tutto un’invenzione umana. Forse per farci sentire più importanti, forse per farci sentire meno soli. Sicuramente non tutti se ne preoccupano, questo è fuori dubbio, e così si passano gli anni a coprire ciò che viene prima con verità camuffate da belle bolle di sapone per sentire meno il senso di inadeguatezza. E’ così che viene pure la fortuna sapete? Perché alla fin fine il contenuto vero della vita è un’immensa spalata in faccia di normalità – ah no, pardon, “sfortuna”. Ma in fondo essere chiunque non serve a molto, così dicono, meglio essere “adeguati” ma con brio e se ci scappa pure di credere in infinite possibilità di successo in superficieah no, pardon, “salvezza“ – perché non darcene la possibilità? Tanto di tempo ne abbiamo, così dicono (o perlomeno omettono di dire il contrario), quindi che “ci” resta da fare? Alla fin fine che il fine ultimo delle cose, di tutte le cose, persino della vita, sia il nulla, parlando in generale è un grosso problema per l’essere umano.

I.M.