nostalgia

Capsula N (come nostalgia)

SANTA DOMENICA SENZA PALME

Amo l’autunno perché traduce senza vanagloria

SANTA BARBARA DELLE SALME

Il tenuo procedere dei grigi

SABBATH E’ COSI’ PROSAICO

L’onda fuggevole che suspiria

SEMIFREDDE DOMENICHE

Amaretti, farine, immacolate ceneri

(quando non c’erano i Blog io c’ero)

S.O.

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Il teatro

Il teatro si era fatto subito più intimo, le luci soffuse acuivano l’olfatto. Odore di legno, polvere e velluto.
La voce della cantante le stava portando via qualcosa. Sensazioni. Eventi che non ricordava chiaramente, di cui però, tra una nota e l’altra, poteva sentire l’assenza.
La nostalgia è un’arma talmente sottile…
Avrebbe voluto intervenire, interrompere l’esecuzione , dire “Sì, c’ero anche io! Anche io lo ricordo! La spiaggia, gli amanti, le mani strette al cuore!”, ma no, non c’era niente di tutto questo nella sua memoria d’argilla. Niente che non fosse già stato filtrato e perduto, trasformato e nemmeno salutato.
Dicevano che l’operazione era andata bene, ma si soffermavano ad un unico risultato: lei era ancora viva.  Alla medicina bastano involucri vuoti, in salute, in grado di respirare autonomamente. Mentre alla famiglia no, di solito. I parenti, gli amici, i vicini di casa… tutti continueranno a portarti a teatro e al cinema e ai parchi nella speranza di riempire i buchi, raccontandoti una storia che dovresti conoscere.
“Nell’incidente è morto anche tuo marito” le avevano detto, provocandole prima uno sguardo sfinito dal vuoto e poco dopo una domanda: “Come si chiamava?”.
Anche l’incidente aveva dovuto farselo raccontare, assieme al motivo per cui, aprendo i cassetti di casa sua, continuava ad imbattersi in minuscoli abiti da bambina. “Era una femmina, sai? Eri di 6 mesi”, le diceva con dolcezza l’amica.
Una grossa cancellatura, una sgommata ampia e precisa.
Seduta in quella poltroncina rossa continuava a cercare indizi. Nella penombra, tra le decorazioni barocche, nella cera delle candele. Le si accostò una voce all’orecchio per informarla: “La canzone è tua. L’hai scritta tu e la cantavi in questo stesso teatro.  Il testo parla di te e Filippo, di quando vi siete innamorati, e di Giulia”.
Giulia. Il nome gentile, fatto di tante piccole volute, ricamato in colori pastello su tutti i minuscoli abiti.

L.W.

Foto di L.W.

Nostalgia

È un dolore morbido, la nostalgia. All’improvviso manca qualcosa, o qualcuno, o un luogo.Un odore, una luce. Uno sguardo, un gesto, l’energia di un corpo.Una stanza, una strada d’estate, un angolo di mondo. Una voce. Un sorriso. Suoni. Parole. Una particolare inclinazione. Si stringe lo stomaco, e lasceresti cadere anche una lacrima solitaria, non fosse che il dolore morbido della nostalgia non fa piangere. Fa sorridere.Di un sorriso largo, che si appoggia su una lieve smorfia. Una smorfia nostalgica.Bisognerebbe sempre fermarsi, quando arriva la nostalgia. Qualunque sia la cosa fondamentale che stiamo facendo.Fermarsi. Sprofondare. Bersi tutto. Catapultarsi nell’attimo. Vivere l’odore, la luce. Vedere lo sguardo, il gesto, sentirsi accanto a quel corpo. Ricomporre, pezzo per pezzo, quell’inclinazione particolare. Quel sorriso. Quella voce. Quei suoni. Quelle parole.
Fermarsi.
Lasciarsi stropicciare dal dolore morbido.
Fermarsi, lasciar perdere tutto, tutto il presente, tutto il qui, tutto l’adesso.
E ascoltare quello che ha da dirci la nostalgia.
Ascoltare bene.
Concedersi tempo.
Farsi un regalo.

J.W.

Niente

 

Non sono in grado di mettere ordine alle parole
per riconoscere questa nuova condizione
non un filo da seguire solo confusione
ho risposte vecchie e inadeguate
di nuove non ne ho trovate
mi sento peggiore ma è solo nostalgia
per quel che ero e ora scorre via

Y.F.