niente

Siamo sopravvissuti al niente

Siamo sopravvissuti al niente, ed eccoci qua onesti e spietati ad ammirarci i piedi, con queste nostre smorfie che dovrebbero conservare nelle teche dell’umana pietà.
Da decifrare nei futuri pomeriggi all’università, e poi birre, locali, cosce e qualche isolata bugia, come sempre si fa. Tu baciavi male, e te ne stavi sdraiata come nei film, mentre pensavi a tuo cugino rimasto laggiù. Così mi trascuravi almeno una volta al mese, specie il venerdì notte (pensiero post-erasmus come tanti, tra gli anni ’90 all’infinito).

Vecchia amica mia siamo pezzi di glorie agonizzanti, e mai che ci sia tra questi giovani antagonisti uno che immolasse la propria bella rigidità: per trasmetterci un’umana elasticità. La riccia ribelle è indiavolata coi potenti ma non sa captare un segnale terra terra che arriva dal suo vicino incarognito: quello sta scoppiando di gelosia e sa mimetizzarli in colossali dispiaceri familiari.


Scendi dai, e vieni a versarmi quel caffè macchiato di tregua, col tuo vestito migliore, magari dentro a una mattina dove non c’è neppure il sole.

P.S.

Ci spetta

Solo oggi mi accorgo di quella tua camicetta bianca, candida, luminosa che rendeva la stanza minuscola, un dettaglio. Dentro c’erano i nostri pensieri adulti, un po’ contaminati, di certo belli nella loro freschezza inedita. Parlavi piano e la tua solitudine chiedeva rispetto. Te l’abbiamo concesso. Poi, una sera, prima dell’estate feroce, frenetica chiedevi se non era ora. Ma di cosa?

Della libertà di scavare dentro l’enorme palude del nostro tempo. Non eri contenta. Diventavi furba, e i tuoi occhi lo confermavano spavaldi e ammiccanti. Meno male di quel temporale, dietro a quelle montagne di stoffa color petrolio; così oggi sappiamo qual era il male che ci aspettava, quale il dramma venato di passione che minaccioso ci afferrava. La tua camicetta si sarebbe strappata. Poi un nodo in gola e una vita da organizzare.

Oramai non sprechiamo più parole per un niente che ci spettava.

P.S.

Hai un momento Hegel?

In questo momento sto provando a fare qualcosa, ancora non so bene cosa ma qualcosa lo dovrò pur fare.  Sono le dieci del mattino e so che molti sono già alle loro catene di montaggio da ore, fuori l’aria è fresca e le foglie sono ancora bagnate dalla rugiada e bla bla bla, e bla bla e riblà. Dio mio, che sbronza ieri sera (e che alito a-sociale, per non dire di merda). Non troppo, il giusto. La sbronza intendo. Alla tv, in quella trasmissione di cucina con quella bella presentatrice a cui l’anno scorso è uscito un capezzolo dalla camicetta – perché la camicetta era troppo scollata e lei non portava il reggiseno e ha voluto fare la simpatica e saltellare di qua e di là..ma dico io, se ti metti una camicia del genere, per di più senza reggitette, faresti bene a saltelluzzare da un’altra parte invece di crederti Cappuccetto Rosso – lo dicono sempre: “non troppo, il giusto”. Altrimenti poi ti si riempiono troppo i sensi e vai in tilt organolettico o una roba del genere. Bisognerebbe anche usare il coppa-pasta per un sacco di cose. Di coppe ne conosco altre io, hu. Io quando ho fame mangio. E se ho voglia di bere bevo, non è che sto tanto ad abbinare il vino ai piatti. “Ah ma tu sei un farlocco Ted, così ti perdi il gusto vero del cibo inserito nella spirale della vita a creare un’artistica presenza nell’esistenza vuota dell’essere umano che altro non è fatto se non per erigersi a plasmatore di nuovi concetti, anche materiali, attraverso la natura..”. Aiuto. Aiuto aiuto aiuto. Ma ve l’ha mai detto a voi qualcuno che l’essere umano non è fatto per erigersi ad un bel niente, ma sta qui solo per soddisfare le sue funzioni primarie (che qui non citerò perché sono facilmente condizionabile)? Poi sì, ok, d’accordo, come dite voi, l’amore, i sentimenti. Ma l’istinto, l’istinto è quello che ci rende liberi. E solo quando siamo liberi possiamo amare davvero con tutti gli organo-letti. Questa poi, è ovvio che c’è la parola letto dentro. Hu hu hu. Non sono sbronzo in realtà, uh, passata da un bel po’ (stanotte verso le cinque e mezza credo). No, ho un sonno becco, ecco la verità, altro che cip e ciop e brezza corroborante. Datemi due tronchi per gli occhi, che soffro d’insonnia e Dio s’è scordato di darmeli in dotazione quella volta. Dovrebbe farlo con tutti quelli a cui caccia nel DNA questo cazzo di bioritmo che mi ritrovo. Farò una petizione on-line. Bioritmo, organolettico, coppa-pasta.

Sono un cazzo di intellettualoide oggi, ah sì.

I.M.

 

Niente

 

Non sono in grado di mettere ordine alle parole
per riconoscere questa nuova condizione
non un filo da seguire solo confusione
ho risposte vecchie e inadeguate
di nuove non ne ho trovate
mi sento peggiore ma è solo nostalgia
per quel che ero e ora scorre via

Y.F.