nebbia

Taccuino all’Idrogeno – Numero 33: nebbia

Numero 33. Numero 33. Ebbene sì, siamo arrivati al trentatreeeeesimo entusiasmante, fantasmagorico, spumeggiante numero di Taccuino all’Idrogeno. O magari non è niente di tutto ciò, però è nuovo. Su questo non si può discutere.

E ormai, dopo così tanti numeri facciamo fatica a trovare le parole per introdurli. Questo qui parla di nebbia, di nebbie, di cose che non si vedono, o si vedono e non si vedono. Dipende dai punti di vista. Tutto è molto relativo. E nebbioso. Sì.

Non ci resta che una cosa da dire: “Dica 33”.

Leggete. Leggete. Leggete. Che la lettura è gratis, almeno questa qui.

Olè.

PDF: Taccuino all’Idrogeno – Numero 33

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Sete

Un ossequio a tutti,

non ci perdiamo in chiacchiere che è finalmente arrivato il venerdì…e ordunque arriva pure la versione originale di “Sete“, come già indicato anticipatamente pubblicata in forma editata sul sito di SettePerUno, e anticipatamente anticipata dall’immagine dedicata del nostro grafico (ormai avete capito la tecnica, già).

Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento. I nostri omaggi a voi.

Saluti,

il Taccuino

 

Sete

La sindrome di Korsakoff (dal nome del neuropsichiatra russo Sergei Korsakoff) è una malattia degenerativa del sistema nervoso [..] ; i pazienti hanno perduto la capacità di apprendere nuove informazioni (amnesia anterograda), riempiendo i vuoti coi ricordi passati. Non si rendono conto del loro problema.

[..] I pazienti con sindrome di Korsakoff sono per lo più alcolisti o con gravi deficit di tiamina. Frequente è il fenomeno della “confabulazione”: i pazienti, cioè, riempiono i loro vuoti di memoria con produzioni fantastiche deliranti.

La memoria implicita e semantica sono conservate.

Da Wikipedia

 

Mi chiedono di provare. Di sforzarmi e visualizzare quella scena.

Ma ho solo sete e sento la nebbia entrare nelle orecchie. Ricordo la mia bambina che correva per il giardino, questo sì.

Ricordo il giorno in cui mio fratello partì. Dopo mesi ci dissero che era disperso, non l’avremmo più visto. Mamma da quel giorno ha gli occhi vuoti. Si illuminano di una luce fioca solo quando vede la mia bambina, dice che sono tutti uguali da piccoli. Che hanno tutti gli stessi occhi e la stessa fiducia nel mondo. Dice che è per questo che a quell’età non si ha memoria, chi non ha difese viene ferito troppo duramente, è solo un regalo il non dover ricordare.

Ma io mi sento scollegata dal mio tempo. I vestiti che mi vedo addosso non li riconosco, una foggia che mi è estranea. Il capo scoperto mi mette a disagio, forse è così che le idee mi sono uscite dalla testa. Una ad una o in blocco, neanche questo ricordo. Ma non capiscono, pensano sia solo pigra e non voglia pensare.

Una volta, quando mi sentivo sotto pressione, bevevo un sorso dalla bottiglia che avevo sempre con me. Era come quelle piccole pastiglie colorate che ti danno per non sentire più il dolore. Le prendi e cominci a fluttuare, così in alto e al sicuro; sapevo che nessuno mi avrebbe fatta cadere.

Ora mi chiedono di leggere tutte quelle carte. Ma non capisco. Mi dicono di capire, che devo impormi di non lasciare che il tempo trascini via le parole.

Che nome strano, russo sembra dal suono. Devo guardare quella pagina più volte per vedere: Korsakoff. Ma non mi dice niente, sento sempre un rumore attutito. Tutto è fuori portata, sento e vedo attraverso una nebbia. Tranne quelle cose orribili. La caduta, l’ospedale. Quell’uomo che urlava e mi inseguiva. Il sangue. Ma nessuno sembra credermi. Tutti dicono che mento; e ripetono che me l’hanno già detto, mille volte. Ma non può essere, è la prima volta che riesco a raccontare quello che è successo. Nessuno sembra ascoltarmi, dicono che è normale io sia così; mi incoraggiano a scrivere e mi chiedono di leggere delle frasi. È la mia mano ma non ricordo di aver scritto queste cose. Però sono esattamente le stesse cose che riscriverei ora. Piango e dopo poco sento la tranquillità di nuovo, la nebbia. Voglio andare a casa dalla mia bambina, mi dicono domani. Uno degli inservienti ride e mormora “domani, come tutti i giorni”. Quali giorni? Dov’è ieri? Chiedo spiegazioni, nessuno risponde. Mi sento…come si dice? Esasperata.

E intanto ho sete, solo sete.

 

S.A.

 

Imprevedibili avventure in un giorno di nebbia

Cosa succederebbe se domani a una nerd invisibile venisse concesso di diventare una persona popolare?

Se un virus scombinasse i file predefiniti di domani e teletrasportasse una donna trascurata e sola in un’esistenza turbolenta, a colori e con un sottofondo di musica jazz?

Sembrerebbe una storia alla Johnny Mnemonic o tipo Eternal Sunshine of the Spotless (mi rifiuto di usare l’orrido titolo italiano di quel film). Invece non c’è nulla di cibernetico, solo il caso.

Sono gli anni ’30. Miss Pettigrew per un errore vive una giornata da favola; si mischia alla vita di una soubrette, i suoi amanti, le amiche curatissime e ben vestite e assapora, oltre a del buon cibo in quantità sufficiente, la vita che aveva sempre immaginato dall’altra parte del muro e che aveva condannato e disprezzato nel buon nome della reputazione e della moralità.

Ginevra entra a piccoli passi nel disordine, nei profumi, nelle pellicce e nell’alcool, nel quale presto si scioglierà.

Dalla bambinaia di ultimo livello entrata in casa di Miss LaFosse al mattino, goffa e timida, sguscia fuori una donna sicura in grado di riprendere giovanotti muscolosi e irascibili, frequentatori di night club e labili ballerine. Non solo si integra perfettamente in poche ore. Ma diventa anche un punto di riferimento per tutti quegli individui che riteneva inavvicinabili e superiori. La loro confidente, dalla quale accettano consigli e della quale sperano di ottenere l’approvazione.

Un elogio dell’imprevedibilità ironico, fluido, a tratti amaro. Una disperazione che corre sempre sorda sul fondo, i tristi pensieri di Ms Pettigrew e il sapere dolorosamente di dover tornare al niente che è la sua vita; è questa stessa angoscia a darle l’audacia di aggrapparsi all’unica possibilità, sebbene fuori dal comune e a picco sul niente.

E prima che rispunti il giorno Ms Pettigrew avrà la sua rivincita ed una piacevole sorpresa: gli errori non sempre si pagano.

Un giorno di Gloria per Miss Pettigrew, Winifred Watson

S.A.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.