libertà

Ci spetta

Solo oggi mi accorgo di quella tua camicetta bianca, candida, luminosa che rendeva la stanza minuscola, un dettaglio. Dentro c’erano i nostri pensieri adulti, un po’ contaminati, di certo belli nella loro freschezza inedita. Parlavi piano e la tua solitudine chiedeva rispetto. Te l’abbiamo concesso. Poi, una sera, prima dell’estate feroce, frenetica chiedevi se non era ora. Ma di cosa?

Della libertà di scavare dentro l’enorme palude del nostro tempo. Non eri contenta. Diventavi furba, e i tuoi occhi lo confermavano spavaldi e ammiccanti. Meno male di quel temporale, dietro a quelle montagne di stoffa color petrolio; così oggi sappiamo qual era il male che ci aspettava, quale il dramma venato di passione che minaccioso ci afferrava. La tua camicetta si sarebbe strappata. Poi un nodo in gola e una vita da organizzare.

Oramai non sprechiamo più parole per un niente che ci spettava.

P.S.

Che strani sogni

Che strani sogni.

Fluttuare senza vergogna e senza vestiti nell’acqua piena di alberi.

Aggrapparsi ad un ramo in alto, pendere sull’acqua e ritornare sul tronco.

Percepire qualsiasi cosa a contatto con la pelle e non riconoscerne la differenza.

Vento che gonfia dei vestiti bianchissimi e dei capelli aggrovigliati.

Gli occhi che luccicano, nient’altro che acqua.

Saltare dalla banchina e continuare a guardare avanti.

Questi sono i sogni che dovrei fare ogni notte.

 

S.A.