lettura

Anna Karenina

Anche domani entrerò in libreria, punterò agli espositori dei classici, e mi fermerò davanti a Lei, Anna Karenina. Tra le dite lascerò scorrere le mille pagine, i nomi dell’editore, del traduttore, il prezzo. Così nella mia testa ronzeranno i soliti borbottii: è caro, è lungo, è rilegato male, puzza di vecchio. Allora passerò davanti ai contemporanei freschi, luminosi come labbra di prima mattina.

Cari preziosi librai, Anna Karenina sistematela tra la Parrella e la Terranova o la Munro e la Ernaux, santiddio! E non nel reparto angusto e muffoso, ma poco prima del vostro luminoso bar di fronte alla scogliera.

Allora sì che lo prenderò, insieme a un caffè lungo.

P.S.

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Insolite sirene in viaggio…

Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.

Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).

 

“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”

(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)

 

Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.

Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/

dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html

Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):

http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/

E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).

Prosit!

Taccuino all’Idrogeno – Luglio/Agosto 2010 – Numero 4

L’estate è nel pieno delle sue facoltà (caldo, sole, mare, montagna, sabbia tra le dita, che schifo, si appiccica tutto, devo stare a dieta, dai che ci beviamo una cosa, on the rock grazie, e bla bla bla) e nonostante l’impeto “vogliadivacanzasonnecchiosa” il Taccuino non molla e torna alla carica. E pure puntuale, olè. Pochi gli interventi nel blog negli ultimi mesi, causa lavoro, esami universitari e sì, pure più di qualche sfiga (porc!) che ci ha colti impreparati, però alla fine, eccoci un’altra volta. Un nuovo numero, un numero estivo, un numero gocciolato come i gelati che si sciolgono all’ombra di questo periodo. Come i costumi appesi ad asciugare. E non siate timidi, se non potete portarvi il pc sotto l’ombrellone (che state scherzando?! Non fatelo mai!!!), ci potete sempre stampare e vi staremo vicini vicini. In fondo funzioniamo bene come creme protettive appiccicose (e dai, lasciatevi spalmare), o anche come carta per degli ottimi falò in riva al mare. Noi siam curiosi di vedere chi imperterrito non abbandona la lettura nemmeno in vacanza. Qualsiasi sia lo scopo, beccatevi il link di questo bimestrale:

Taccuino all’Idrogeno – Numero 4

E speriamo vi gusti!

ps: ed ecco anche il link ad issuu per ogni eventuale difficoltà di lettura tramite blog:

Taccuino all\’Idrogeno – Numero 4 – Issuu

Buona lettura e buona estate a tutti!

Banana Yoshimoto e la rotondità del suo pensiero

In sostanza col titolo ho già svelato dove voglio andare a parare.

Ho notato che la Yoshimoto è una di quelle scrittrici onnipresenti della quale moltissimi hanno letto almeno qualcosa.

Io faccio parte della schiera di lettori quasi adoranti che apprezzano, quasi più che le sue idee, l’involucro e il modo che usa per esprimerle. Le sue storie mi hanno trasmesso una voglia infinita di andare a visitare non i posti specifici dei quali racconta, ma il Giappone intero. Scoprirne la realtà nella sua totalità e pienezza.

Ho notato che per molti non è così. Mi viene da pensare che non la capiscano, ma potrei essere io a vedere quello che voglio; forse proprio perché la Yoshimoto permette di riempire i contorni degli oggetti e personaggi che crea, con la fantasia e prospettiva di ogni suo lettore. Io che amo i colori e i sorrisi farcisco facilmente i suoi personaggi con elementi simili. Che, nonostante fungano quasi da involucri pronti a ricevere connotati e proprietà dal e del lettore, hanno dei caratteri e caratteristiche ben precise.

Il suo modo di esprimere sensazioni e guardare alle cose è per me quasi infantile; il porsi di fronte ai fatti con animo aperto e semplicità di sentimenti; ricercare quella pienezza che va a creare la rotondità che intendo: piccole sfere di realtà che la Yoshimoto presenta perfette nella loro completezza, seppur breve o circoscritta. Tante scene che vanno a comporre un racconto; uno spezzato di realtà dei personaggi che viene descritto con grande semplicità e assoluta mancanza di voler esprimere giudizi.

I paragoni, utilizzati sempre moltissimo, contribuiscono a creare quell’atmosfera di semplicità e giovinezza anche nell’esprimersi: con aggettivi e un linguaggio certo non semplicistico, ma di chi preferisce associare delle immagini ben chiare a idee ed emozioni. Di chi intende far comprendere sé stessa e le sue percezioni in maniera chiara. Quasi inequivocabile.

Ricorre il suo cercare di indagare nei personaggi che si trova a gestire, storie che trattano sempre di morte e di come le persone rimaste si interfaccino con essa. La sua dote strabiliante sta nel non rendere macabro il tutto. Parla poco di fisicità e corpi e mi trasmette un concetto di etereo quanto mai reale e palpabile.

Come faccia me lo chiedo da quando, 6 anni fa, ho letto Amrita. Nei suoi racconti sento affiorare sempre la gioia, forse proprio quella vita che viene negata ad alcuni soggetti. Molti di loro piangono, vivono a stretto contatto con una mancanza che resiste in loro. Una mancanza da conservare nel ricordo, ma che viene riempita in ogni caso. Forse manca proprio la non-tragicità di queste mancanze. La morte vissuta come evento ma non come dramma. La si trova scritta ovunque e trattata, indagata, sondata in ogni modo, quasi per toglierle non la solennità ma la gravità.

Deve essere così perché quando sfoglio e chiudo l’ultima pagina, il solo sentimento che io provi è pace.

S.A.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.