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Lo scrittore - E.B.

E.B.

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Insolite sirene in viaggio…

Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.

Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).

 

“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”

(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)

 

Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.

Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/

dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html

Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):

http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/

E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).

Prosit!

CHESIL BEACH ovvero un piatto servito alla freudiana

E anche questa volta Mc Ewan mi ha fregato.

Comincia in maniera lieve e quasi non ti accorgi di tutto quello che sta portando avanti.

Leggi e leggi e pensi che non è una storia, ma un corollario di vite.

E poi succede.

Finalmente si arriva al nodo gordiano.

Ti ci porta proprio sotto senza farsi sentire, fino a poco prima il lettore naviga abbastanza ignaro.

Ti spiega il perché, ti fa vedere tutti i lati del cubo. Te li racconta, ci scherza quasi su.

Ed eccoci all’apice.

Mc Ewan ama far gravitare la trama delle sue storie attorno ad un unico fatto centrale, tragico, quasi sempre a sfondo sessuale.

La trama esplode letteralmente sotto il peso del nuovo avvenimento. Un avvenimento, ce ne rendiamo conto dopo, al quale ci ha preparati sin dall’inizio. Eppure noi, sordi (ma non ciechi), avevamo trascurato le avvisaglie. Un giallista li chiamerebbe i segnali premonitori. E invece sono semplicemente dei fatti puri che ci hanno portato a delle precise (ed immaginabili) conseguenze.

E allora tutto non può che cambiare irrimediabilmente, in maniera spesso tragica.

Perché Mc Ewan è umano e non può tirarsi indietro di fronte al narcisismo provocato dalla propria scrittura. Gli piace, ne è fiero e si legge bene tra le righe. Rivendica l’attenzione del lettore, la cerca.

La storia si erge dall’inizio verso lo spannung, dritta, fiera. Mc Ewan ha una profonda relazione sessuale col lettore; ci fa assistere alla sua storia e ce ne spiega la soluzione. E il suo apice sconvolge non solo i personaggi che si trovano a doverne avere a che fare, ma lo stato delle cose, il lettore stesso. È un’esplosione che mira a colpire qualsiasi cosa.

In particolare Chesil Beach ha molto di tutto questo. I toni tragici che troviamo in Sabato ed Espiazione sono qui attutiti, ma ugualmente la trama sfocia nella tristezza, nel rimpianto. La sensazione finale del lettore è quasi di rabbia, è stupore e delusione.
Ed è solo dopo esserci voltati, alla fine di tutto, che si vede l’immenso cratere che ha provocato la sua bomba; e solo allora ci precipita sulle spalle il fardello della sua storia. Ma ormai è tardi perché i personaggi sono già scomparsi e Mc Ewan se la ride dietro la sua scrivania (me lo immagino alla macchina da scrivere….mi rifiuto l’idea di lui occhialuto dietro un Mac).

E noi lettori dobbiamo portare le conseguenze delle sue storie da soli.

Sei un irresponsabile Ian. Maledizione a te.

S.A.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.

White Rabbit

 

(…) I libri sono come degli specchi. Tanti tantissimi specchi puliti in superficie. E’ per questo che la maggior parte delle persone li legge. Quelle stesse persone sono accumunate da una spasmodica ricerca di qualcosa di diverso ma allo stesso tempo simile a loro, che eluda la realtà e porti la quasi sicura certezza di arricchirla, qualsiasi sia il punto di partenza e qualsiasi sia la direzione. Gli individui sono in fondo esseri semplici e spesso cercano altrove le loro ragioni di essere e i loro gusti ed odori. Un libro serve nella maggior parte dei casi a dare ai suoi lettori dei valori aggiunti di vario genere, oppure serve al contrario, a toglierli, non ho visto molto altro in giro. Ci sono folle intere, piccoli gruppetti, o singoli malinconici ovunque, affacciati a delle pagine piene zeppe di storie, favole, morali e realtà fantastiche o tangibili. Affacciati ad atmosfere, sentimenti, passioni, paure, questioni, casi, destini, terrori, orrori e miserie. Negli ultimi esempi tra l’altro il numero dei lettori diminuisce enormemente. E c’è una sola questione: cosa vi cerchino. (…)

I.M.

 

A seguire nel prossimo numero di Taccuino all’Idrogeno (e manca poco, ci stiamo alzando dal tavolo)…