lettera

Lettera da Beslan (estate 2004)

A quanto pare, c’erano state solo le strida

degli uccelli spaventati, e nessuno aveva

mai creduto possibile che un grande freddo

si preparasse a scorrere come una falce

sull’innocenza dei prati. Gli uccelli

erano volati lontano: confusi, forse,

come chi non riconosce più le stelle,

i tetti, le case. C’era stato anche un vecchio

Labrador che aveva abbaiato per giorni

e per tutta quell’ultima notte.

Ma solo quando si è capovolto l’universo

qualcuno ricorda che il cielo era vuoto,

come se, nonostante l’afa, ci fosse

un inequivocabile annuncio d’autunno.

È stato un attimo: la grandine

è scesa con una violenza

di cui nessuno aveva più memoria

e nei campi diventati di pietra

tante giovani vigne hanno perso l’età

e molti grappoli d’uva

sono caduti a terra, sono caduti gli uni

sugli altri tra le grinfie della notte.

Era come sentire il rantolo pasquale

dell’agnello scuoiato, poi è stato il fumo

che ristagnava denso

e questa mano che non sa tracciare altro.

Ah, incendiata Beslan, inestimabile

gioia se ne è andata insieme a loro,

mentre gli ingranaggi del tempo

non girano più che a vuoto

e il paese è diventato ormai così piccolo

che non c’è casa in cui non si cerca

un’abitante che non c’è più.

Ah, se ti avessero ascoltato vecchio Labrador,

ora solo i bambini che non vanno a scuola

alzano gli occhi al cielo di tanto in tanto:

sembra che nessuno di loro

abbia più rivisto un solo uccello, e questo è quanto.

E.G.

Annunci

Lettera semifaceta

Saltiamo i convenevoli.

Tu mi conosci bene. In questi 36 anni mi hai visto crescere, mi hai visto evolvere, mi hai visto involvere e mi hai visto compiere gesti degni di un treno merci della Black Thunder Mine pieno fino all’orlo. Quest’anno penso di essermi salvato in corner, grazie a quel paio di reati caduti in prescrizione (la prescrizione vale ancora come buona azione, giusto?), ritengo perciò di poter avanzare delle ragionevoli richieste.

Come ben sai, dai tempi delle elementari mi ritrovo a convivere con un pesante fardello: il terrore della Morte. Da bravo ateo estremista, non credo nell’esistenza del Paradiso e dell’Inferno, ma solo in uno spaventoso Niente, che un giorno non troppo lontano avvolgerà la mia coscienza e la ridurrà in un’intangibile polvere metafisica. Decisamente mi sono portato dietro questa angoscia troppo a lungo, è ora che me ne liberi in via definitiva, pertanto quest’anno, come regalo, ti chiedo di non farmi morire mai. So già cosa stai per obiettare, e hai perfettamente ragione, l’immortalità solo per me è un pensiero alquanto egoista, allora sai che facciamo? La estendiamo all’intera razza umana. Diciamoci la verità, questa cosa per cui dopo una manciata di lustri si invecchia e si muore ha funzionato per un po’, credo che i tempi siano ormai maturi per rivedere tutte le procedure. Non ti dico di farlo tutto in una volta, prenditi pure un mesetto per i preparativi, tanto abbiamo trascorso l’ultimo miliardo di anni a morire, possiamo farlo ancora per qualche settimana. Per portare a compimento questa operazione non da poco ti lascio carta bianca sul metodo, ma preferirei ricorressi a qualche dispositivo quantistico per alterare la realtà alimentato a buchi neri, cerca di lasciare da parte la magia, almeno per stavolta.

Ah, ovviamente “vita eterna” non deve accompagnarsi a “sofferenza senza possibilità di sollievo”, ho letto tutto John Doe e ho visto l’episodio di Xena dove dei briganti rapiscono Ecate, quindi fai poco il puntiglioso, ché ne so più di te.

Cordiali saluti,

D.

PS

In alternativa, la Play 4 con Metal Gear Solid V.

U.U.

Una lettera. #3

Non penso la questione riguardi l’essere migliori o peggiori, o più vivi o meno vivi. Credo che il solo concetto che varia realmente alla base delle persone sia la permeabilità, quella disponibilità a mettere in dubbio le proprie idee che hanno tutte le persone che vivono realmente. La stabilità nelle idee, negli affetti, nelle sensazioni, nei comportamenti piace a chiunque ed è quanto mai comoda.. ma quando non porta ad un’evoluzione, quindi ad un mutamento, rinsecchisce cervello ed anima. Io sono uno dei tanti idioti che ciondolano per la terra, identico in questo alla maggioranza delle persone che conosciamo; pongo questo solo atteggiamento di permeabilità sia nel pormi di fronte alle persone che nello scremare ciò con cui vengo a contatto nel quotidiano. Sono semplicemente stanco del nulla, e combattivo, e incazzato, NON migliore di qualcuno. Credo che la realizzazione piena della propria personalità passi necessariamente attraverso determinati individui che esistono, ma sono molto difficili da trovare…e di cui si impone la ricerca. E se anche così vivere e sorridere è complicato (e credimi, sono tutt’ora una frana continua) farlo forzandosi ad adattare la propria chimica con quella di persone distanti, completamente diverse e/o immutabili è quasi impossibile, e toglie le energie e le parole. In soldoni, meglio parlare a chi ci vuole capire, almeno si rimane noi stessi. Come diceva Nick Hornby, se c’è una cosa che si impara crescendo è che è sempre meglio combattere con i pari peso. Certo poi il problema rimane distinguerli, i pari peso… Nel pugilato basta una bilancia, ma nella vita reale il discorso è più complicato.

E dopo aver sciorinato tutte queste belle parole non ho idea di dove arriviamo, non ho ricette. Penso il punto sia che se non ami realmente nessuno non puoi amare te stesso; e se non ami te stesso non puoi amare realmente nessuno. Le due cose vanno sempre di pari passo, e chiunque riesca ad inserirsi in questo ragionamento e mutarlo è un individuo che va trattenuto con ogni mezzo nella tua vita, perché fa realmente la differenza. Mettiti nelle condizioni di trovare alcune di queste persone e troverai tutto, le parole, il sorriso, il respiro. E vedrai te stesso nello specchio.

Il fatto che non senti di spendere le tue energie in qualcosa di particolarmente importante o utile PER TE non ti faccia dubitare di possederne di meno: purtroppo ciò che siamo dipende da noi, ma ciò che facciamo dipende anche da ciò che ci circonda. Tutto è transitorio, non hai perso nulla.

La sensazione di nulla che provi è la medesima che impedisce a me di scrivere altro che lettere, per esempio. Mi metto di fronte al computer cercando di farlo ma non c’è spinta propulsiva, non c’è passione. Potrei anche, ma non sarebbe sincero. Nel momento in cui devo scrivere qualcosa che abbia un’applicazione nel reale e che serva a qualcuno le parole invece emergono come un’emorragia. Le cose belle hanno tutte proprietà transitiva, e non credo di dover aggiungere altro.

E ora, mentre mi rendo conto nella sostanza di averti ripetuto le stesse cose per la milionesima volta da arteriosclerotico quale sto lentamente diventando, mi metto su un caffè: tra non molto inizia il turno e ho messo nel lettore i concerti per pianoforte di Rachmaninov: pura risonanza dell’anima, con sopra due coglioni così! Aveva anche le mani gigantesche Rachmaninov, lo sapevi?

Ok, sto divagando.

A presto,

K.S

Una lettera. #2

Sedici ore di lavoro e sei prosecchi non ti stringono l’anima.. non da soli perlomeno. Ma la stanchezza e l’alcool a volte possono svuotare il cervello, e metterti nelle condizioni di pensare ad altro. E pertanto è quasi sempre in queste condizioni che mi ripropongo col noiosissimo cliché della lettera col quale ti torturo anche in questo momento..

Non so.. e ne sono felice sinceramente. Le mie brillanti teorie, le valanghe di parole sono svanite, e non tanto perché ciò che ho attorno mi abbia dato torto o ragione, quanto perché non ho modo di confutarle, e mi sono diventate quindi inutili e fastidiose.

Ciò che vivo è sempre quello stesso tuo nulla a cui tutti sembrano volersi addomesticare, perché è giusto così no? Loro lo chiamano saper vivere. Sordità parziale, ignoranza volontaria, piccole patologiche certezze che fanno da ovatta contro gli spigoli del niente. Nemmeno io ne sono immune, credo nessuno lo sia. Certo poi c’è misura e misura.

Da una parte un mondo di ottenebrati egocentrici fino agli estremi clinici che accettano questo stato di cose in toto per non perdere tempo a pensare pensieri propri; dall’altra i peggiori, a mio avviso, quelli che per sfuggirne si snaturano totalmente diventando ridicole allegorie viventi. No, non fa per me. Io non la comprendo che in parte questa varietà di idiozia socialmente accettata, ma la conosco abbastanza da interpretarla e verniciarmi di normalità quel tanto che basta a vivere sereno.

Ricordi quando ti dicevo che fingevo? È evidente che mentire è necessario. In questo sono più furbo di te. O più ipocrita, o più stronzo, o più vigliacco. Ma ho deciso di sopravvivere, perché oltre che furbo, ipocrita, stronzo e vigliacco sono anche piuttosto orgoglioso di quello che ho dentro, e delle cicatrici con le quali ho pagato il tutto. E non intendo dare a nessuno la possibilità di togliermi quel poco di sensato che ancora mi è rimasto, e che posso dare a qualcuno in cambio di qualcos’altro. Ad un certo punto mi sono chiesto se era davvero giusto morire di niente, e ne ho dedotto che forse si può anche vivere di niente. E di alcool. Non ho mai smesso per un secondo di crederci.

Frank zappa diceva “Nella lotta tra te e il mondo, stai dalla parte del mondo”. Difficile pensare ad una cosa del genere messa per iscritto da uno che per quarant’anni è andato controcorrente in ogni cosa. Ma comincio a capire. E a cercare l’anomalia, provocarla dal nulla, fottermene. Gli altri sono tutto quello ho a prescindere, solo sono cambiate prospettiva e volontà. Cosa ne verrà fuori poco mi importa, sono qui ad aspettare con la guardia alzata come sempre, per quanto polveroso il concetto possa essere.

Boh?

Bella no? La linea di stacco ogni 5 righe. Fa sembrare che abbia scritto un milione di pagine..

K.S.

nota: questa lettera è da intendersi “seguito” di quell’altra, di lettera. 

In questo cassetto qui

Una lettera. #1

La senti anche tu questa tensione elettrica nell’aria, nelle cose che hai attorno? Io non amo l’estate, ma a volte penso che il solo fatto di levarsi qualche strato di vestiti acuisca la sensazione di trovarsi immersi nostro malgrado in un fluido, e ci metta in contatto maggiormente con le cose. Un po’ di vento sugli avambracci, un po’ di sole a cuocermi le orecchie, e subito un automatismo istintivo mi riporta a provare le stesse sensazioni.

La provi anche tu questa paura nel comunicare?… Non fraintendermi, io lo so che non hai paura. Siamo entrambi belli provati e sperimentati, tanto che dubito ci siano molte situazioni che non siamo preparati ad affrontare in questo. Ma intendo il comunicare vero, quello di budella, quello più interiore sepolto da strati di convenienze e mos maiorum, quello che esiti a tirare fuori perchè se no ti prendono per il culo? Il nostro insomma. Non potrò mai dire di conoscerti, le donne vere un uomo può solo intuirle, ma qualcosa so di te. So che contieni un mondo alternativo a questo, so che lo imbrigli con una matematica che non ti è propria per renderti comprensibile tanto basta, conosco la speciale solitudine di chi parla un idioma non suo.

Quello che mi chiedo è se nonostante questo qualcosa riesca stringerti l’anima anche ora. A me ci sono volute 16 ore tonde di lavoro e 6 prosecchi.

Io ho finito le risposte, e tutto quello che cerco in te quando ti vedo, per quanto patetico a dirsi, è un sorriso. Puro linguaggio analogico incontrovertibile, che mi dia un senso per due secondi netti.

Ps: come stai?
 

 

 

 

 

 

Hai sorriso?

 

 

 

 

 

Siiiiiiiii!

Buonanotte,

K.S.