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Mi scrivono: “Che stolta!” e mettono tante faccine.

di fronte ascolto: “Porcç°ç§**éçç?%?$%?$?%$?”!!

 

Nel nulla gigantografico di un luogo abbaccinato dal lavoro lavoro

mi ritrovo con la nuca spenta a pelare stupidaggini

E.B.

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Al pub

Le persone senza vizi sono le persone che non ti devi mai mettere accanto.
(da Taccuino all’Idrogeno – Numero 2)

MediaL’altra settimana, in un pub, incontrai un vecchio amico. Iniziammo a discutere del più e del meno.

Io tenevo la gola umida a sorsate di Punk IPA, dove IPA sta per Indian Pale Ale: fanno parte della categoria Pale Ale, ovvero Birre ad alta fermentazione. L’origine del termine risale alla prima metà dell’ottocento e stava ad indicare le birre ad alta fermentazione prodotte in India. Vi starete chiedendo il perché. Semplice: come avrete studiato a scuola, l’India venne occupata dai coloni Inglesi, noti bevitori di birra, particolarmente di Pale Ale.

Splendidi i pub inglesi, dove passare intere ore ai banconi ad ingollare pinte su pinte di fermentato di malto e luppolo. Beh, stavo dicendo, in India c’erano i coloni Inglesi, così iniziarono a produrre in loco la loro tipologia di birra, solo che oltre a malto, acqua, lievito e luppoli inglesi, iniziarono ad aggiungere luppoli aromatizzati locali o spezie indiane. Ne vennero fuori delle birre ad alta fermentazione particolarmente aromatizzate e speziate, da qui denominate Indian Pale Ale.

Dopo questa frettolosa spiegazione, se volete approfondire l’argomento possiamo farlo in pub davanti a quale pinta, e torniamo a parlare dell’incontro col mio vecchio amico. Come dicevo io bevevo birra, lui coca cola; io tendo sempre a diffidare dagli astemi e raramente mi sbaglio. Iniziammo a chiacchierare.

 

– Ciao H.J., come va? Sempre in forma vedo. La passione per la birra non ti molla fin dai tempi delle superiori eh?

– Ciao Roger. Anch’io ti trovo bene e sei sempre astemio vedo.

– Sì, sempre astemio. L’alcool fa male, io voglio mantenermi.

– Beh sì, fai bene – mi limitai a rispondere. Avrei potuto fargli la ramanzina che una birra media contiene meno kcal di una coca cola media, ma poi sarei passato per il solito petulante alcolizzato di turno.

– Allora H.J., che lavoro fai? Io sono Senior Manager Ecologist.

– Quindi fai il netturbino.

– No non faccio l’operatore ecologico, coordino i turni degli altri netturbini.

– Ah, okay.

– E tu, H.J., che fai? Sei ancora l’eterno sognatore?

– Io faccio lo scrittore e il barman.

– Sì okay, ma di lavoro dico, cosa fai?

– Il Barman e lo scrittore.

– Okay ricordo le tue passioni, ma di lavoro, quello vero, cosa fai?

– Il barman; lo scrittore è il secondo lavoro.

– Oh caspita H.J., ho capito, ma vuoi dirmi che lavoro fai veramente?

– Specialist of Client’s Beverage Manager.

– Grande, di cosa ti occupi nello specifico?

– Ascolto la gente che frequenta i bar, sento cosa vogliono da bere, glielo preparo e glielo servo.

 

Mi affrettai a finire la pinta, ruttai, salutai Roger e cambiai di corsa pub.

Cari amici, diffidate dagli astemi.

H.J.

A piè pari

Tutto per la tranquillità.

Per quella maledetta idea che poi si è a posto.

Dannazione a quello (o quella, lo so che era una lei) che ha introdotto l’idea di “ecco, così mi sistemo e sono tranquilla.”

Come se fosse un teorema.

Che metti a posto 3 fattori, 3, neanche 20, 3 di numero, e credi di poter essere a posto.

Lo so che bisogna mettere in conto tante cose, e una, la più importante, me l’ha insegnata Liz Taylor.

Cioè, non lei, Tennessee Williams. E c’è una bella differenza. Però lo fa dire al suo personaggio quindi ci vedo la sua faccia.

“Si può essere giovani e poveri. Ma non si può essere vecchi e poveri”.

E allora ti cerchi il posto fisso, vai a tennis due volte la settimana che sia mai che i pantaloni mi stringano, ti cerchi qualcuno che ti faccia sorridere e che non ti annoi troppo e magari abbia una certa fantasia.

Che poi la casa al mare non era obbligatoria, insomma, durante i finesettimana il traffico non si conta e d’estate chi ha voglia di restare sempre nella stessa provincia? Però la casa al mare te la compri lo stesso e dai la colpa agli altri se hai fatto gli straordinari per pagarti la vacanza alle Mauritius, che tra l’altro a maggio lì era già inverno cazzo. E pensi che non è colpa tua se quando ti fai la doccia dopo la partita a tennis il mercoledì e blocchi tutti i pensieri dell’ufficio e della cucina da rifare e di tutto il resto di spazzatura, non ti rimane niente. Non è colpa tua, tu “c’hai da fare”.

Mica c’hai tempo per una passeggiata che non sia la domenica pomeriggio, non puoi stare con le mani in mano. La macchina va lavata e bisogna andare a vedere per la camera del grande. Non è colpa tua, ma di tutti questi qui che non hanno idea di quanto tu ti dia da fare ogni giorno. Non hai tempo per loro e le loro idee astratte perché rincorri esattamente quella stabilità che loro, proprio loro ti hanno detto avrebbe messo a posto tutto.

E quasi l’hai presa. Quasi ci sei. La promozione è in vista e quasi anche la casa in montagna. E dopo, dopo ancora, cos’altro potresti desiderare?

Dopo basta, dopo comincerai a vivere finalmente, a saltare a piè pari nella vita che hai creato.

S.A.

Puppenspiel

Finalmente vado al cinema ieri.

Oh, due ore di oblio.

Dopo però devo pagare lo scotto.

Il cervello mi va a mille per un bel pezzo.

Tornando a casa penso alla mia vita come a uno spettacolo di marionette.

Di solito è un musical, e le note alte non le sbaglio mica mai nella mia testa.

Ma stavolta… stavolta mi rendo conto che per ogni porzione della giornata bisogna cambiare set.

Ed eccoci al lavoro.

Il sipario si apre sul teatrino, ma le marionette sono tutte ancora senza vita sul palco.

Ora si muovono poco, come se chi di solito manovra i fili, si stesse sgranchendo i muscoli a poco a poco.

Ma oggi è un giorno speciale, perché c’è il controllo dei grandi capi arrivati nella piccola ditta dalla grande città.

Le marionette si alzano piano e lentamente attraversano il palco.

Un campanello suona.

Si accendono improvvise le luci.

Immediatamente le schiene di pezza si drizzano e sorrisi massimi sono già pronti.

La porta si apre, altrettanti pupazzi ben panciuti e seri entrano ed ispezionano ogni angolo.

E le marionette, come in una danza studiata mille volte, si spostano con velocità senza scontrarsi o intralciarsi.

Portano libri e registri tra le mani, in perfetto equilibrio e quasi sembrano non sfiorare terra con le loro scarpine cucite.

Corrono, girano, saltano addirittura! Sguardo dritto, efficienti, sicuri, automatici.

Un disegno studiato alla perfezione nelle minime movenze che si incastra con ogni attore della scena.

E così si procede per tutti i minuti della visita; finché un’altra porta, dal lato opposto a quello della porta apertasi inizialmente, si riapre, i grandi capi in un attimo sono fuori.

Un campanello suona.

Le luci calano.

A riposo, marionette.

S.A.

Nota:  Foto di I.M.

Alice senza niente. Un caso “editoriale” per davvero.

Lei: Alice

Lui: Pietro

Cognome di lei: uno qualsiasi

Cognome di lui: De Viola

Professione di lei: precaria

Professione di lui: idem

E’ così che nasce un caso editoriale.

Già, perché l’Alice in questione è ancora una volta nel suo paese delle meraviglie che eppure stavolta non è mai stato così reale. Lo giuriamo noi per lei, ci sono anche il brucaliffo, il cappellaio matto, il leprotto bisestile e i palmipedoni (ah beh, di questi ultimi poi ce ne sono a bizzeffe). Però stavolta Alice potresti essere tu, sei tu, Alice sono io, Alice sono tantissimi. Alice è pure Pietro. Pietro è il suo autore che altro non ha fatto se non appiccicare su un nome alla sua vita, di precario. Il Pietro in questione infatti un giorno è stanco, tanto stanco, e a trent’anni, in quel bel dì, quando ormai gli sembra che non ci sia più speranza si tira fuori un’idea, che tanto o la va o la spacca. Chissene. Ci scrivo un libro io su questa cosa dato che non lo fa nessuno, ecco cosa pensa. E si mette lì con una energia riscoperta che neanche il Dalai Lama ne conosceva l’esistenza, energia che tra l’altro lo fa ringiovanire di dieci anni e gli fa pure sparire le rughe, sì sì. Va bene, questa è una nostra personalissima visione di come sono andate le cose ma ci vogliamo credere proprio perché anche noi siamo Alice. E anche noi siamo Pietro. Perché anche noi ci siamo cuccati i nostri bei contratti a tempo determinato, a tempo determinatissimo, a tempo semi-indeterminato ma non troppo, a co co co co co co co qualcosa, i mille stage(s) non pagati (che però ti fanno un curriculum..oooooooh!), i contratti in nero che quindi non esistono, i lavoretti sottopagati, gli internship che ti devi pagare tu, le fotocopiatrici e le macchine del caffè per gli altri. Ci siamo cuccati pure il “massimo 25enne ma con dieci anni di esperienza nel settore” e anche il “sa, una persona come lei è troppo qualificata” (eh ma allora ditelo, no?), alla mo’ di Fantozzi, mica male! Fatti tutti. Non hai una laurea, hai troppe lauree, sei troppo basso, sei troppo alto. C’è da chiedersi cosa manca. E ne abbiamo timore. Voi no?

Ecco perché ci intrufoliamo e passiamo parola. Perché Pietro De Viola ha scritto Alice senza niente, un romanzo, che da bravi precari ci sentiamo di consigliare, ma che anche se non siete precari potete comunque leggere per saperne di più o ridere per non piangere. E, udite udite, il bello di tutta la storia – incredibile, c’è! – è che lo potete scaricare G-R-A-T-I-S dal suo sito al seguente indirizzo:

http://www.alicesenzaniente.altervista.org/

Sì, avete capito bene. Gratis. Una cosa che ultimamente va parecchio di moda. Proprio come il precariato. Però il gratis è una gran bella cosa, eh!

Per ulteriori informazioni potete visitare anche il blog dell’autore sempre legato al libro dove, nel caso non foste convinti del fatto che valga la pena leggerlo, troverete un sacco pieno pieno di info utili nonché tanterrime recensioni anche di gente parecchio quotata che magari serviranno a farvi cambiare idea. Il tutto al seguente indirizzo:

http://alicesenzaniente.splinder.com/

E per darvi già un assaggio, ecco di seguito il link dell’articolo dedicato di Laura Montanari: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/la_storia_ebook-odissea_dei_trentenni_precari_costretti_a_nascondere_la_laurea-9162175/

 

Alice senza niente, il romanzo gratuito di Pietro De Viola. Ebbbravo Pietro De Viola, che ha fatto di sfiga virtù.

E grazie, ci teniamo ad aggiungere.

 

Nota: il solito personalissimo grazie a chi ci ha aiutato a conoscere il fatto e i personaggi. Siamo arrivati più tardi di altri (precari anche in questo, ci calza a pennello) ma come dicevano le nostre nonne, meglio tardi che mai. E meglio un blog in più che ne parla che uno in meno. A vous!