labbra

Avevo quasi tre anni e non parlavo

Avevo quasi tre anni e non parlavo; ah! A un anno stavo pure per morire. Già, e a sei anni ero praticamente muto, con gli estranei, ma a casa, davanti a tutti, toccavo il seno di mia madre e ridevo. A otto anni ho visto piangere mia madre per la morte della sorella. A dodici viaggiavo da solo in treno. Il resto, nell’assoluta libertà forzata di quegli anni, oggi mi appare come un filo trasparente che ha condotto una storia verso la sua fine. Che poi è stato l’inizio, quell’assoluto momento pari a una resurrezione serale, al riparo dalle zanzare. A quel punto, oltre il filo, oltre il vero, è comparsa una ragazza. La prima volta che le ho succhiato il seno sapeva di antico: all’improvviso ho ricordato il dettaglio, il sapore, quel piacevole sapore attaccato alle labbra d’infanzia.

Ecco il mio cerchio di cappio che sto piano piano allargando. Da domani ci passerai anche tu se vuoi.

P.S.

Senza Titolo

Circondami. Danzami attorno. Afferrami e tirami.

Ora fammi correre, lasciami. Cado. Colpiscimi. E fallo con forza.

Una, due volte. Sento qualsiasi dolore ma vedo già più avanti.

Adesso abbracciami, lasciami piangere.

Fammi leggere le labbra e quando sorrido ritorna a colpirmi.

Prendi bene la mira, rompi qualsiasi cosa.

Labbra, cartilagine, ossa, pelle.

Vai giù e continua a colpire finchè non senti lo stomaco aprirsi.

E inghiottire tutto quello che c’è.

Guardalo chiudersi, ricucirsi. Accarezzalo, tienilo fermo.

E affonda di nuovo le dita.

 

S.A.

 

Lacrime di Sabbia - E.Z.