inchiostro

Segnali dal presente

Tratti grigi ambiziosi e inespressivi,  sfumature, trame pesanti, o piccoli segni di inchiostro, blu, neri.  Orme, graffi umani, pretese di futuro che non cercano il bello, non cercano niente. Scivolano frusciando sulla  zattera di carta alla deriva, punti sparsi in un perimetro ottuso, senza dimensioni.

La luce inciampa nel groviglio dei segni, penetra e in un lampo si espande, fluisce lungo lo svolgersi di un unico filo aggrovigliato slegato poco più in là, ripreso ancora, in mille e mille e mille anni mai interrotto. Esploratori di un nuovo cosmo abitato solo da linee tentano di realizzare un ritratto espressionista disciogliendo il profilo di un volto in parole liquide. Naufraghi dispersi del segno galleggiano nella risacca del futuro, sensonauti senza mappa disorientati dal mistero di simboli che loro stessi hanno creato.

Pigmenti disciolti in rigagnoli agonizzano risucchiati dal maggior affluente o altrimenti inariditi, ridicole prede di un centrismo impossibile.

Il filo di inchiostro arzigogola e striscia apparentemente  libero, illuso di esplorare i confini non ancora immaginati della storia. Come in un incubo non può che scivolare e restare intrappolato nel solco più profondo, scavato nei secoli da una sola martellante ossessione

io esisto io esisto io esisto io esisto

E.B.

Raggomitolati

A volte non si può far altro. E si resta così. Indicibilmente inermi. Chiusi a parare i colpi, anche se è da dentro che arrivano. Raggomitolati, per non sbriciolarsi come legno marcio. Si resta così, immobili, stretti.

Si resta così. Sigillati. Raggomitolati nel tentativo di frantumarla, quella cosa. Quella cosa che litri di inchiostro non sono riusciti a raccontare.

Quella cosa aggrappata al cuore, con le unghie, e nello stomaco, alle ossa, sotto la pelle. E nella testa, sibilo infinito indefinito, inquinante, che impone ritmi anomali e sovrasta il suono buono.

Quella cosa che ti altera il sorriso, che infetta il pensiero. Quella cosa che straccia un passato già logoro e sbiadito, e calpesta ricordi già instabili, e scardina il sentimento che ha travalicato l’impossibile per mutare, e sopravvivere. Per non soccombere, e non doversi biasimare, e compatire, e detestare.

E si resta così. Arresi. Con quei litri di inchiostro lasciati lì. Secchi e inutili. Fallimentari. Falsi. Osceni. E parole che non hanno il coraggio di affondare, di dire, di affermare. Che non possono affondare, dire, affermare.

Perché quella cosa deve essere vomitata, sputata, gridata. Con la voce, con il corpo, con gli occhi.

Non è cosa che può essere dissolta nell’inchiostro e dispersa sul foglio. Non si può e non serve scriverne.

E se non si può scriverne, si resta così.

Raggomitolati.

 

J.W.

 

Raggomitolati - E.Z.