I.M.

Giù per il buco, sotto la siepe

“Ma io non voglio andare fra i matti, – osservò Alice. – Oh non ne puoi fare a meno, – disse il GAtto, – qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. – Come sai che io sia matta? – domandò Alice. – Tu sei matta, – disse il Gatto, – altrimenti non saresti venuta qui.”

 

foto numero 9 010

I.M.

 

 

Il dubbio

Sto forse diventando vendicativa ed egoista poco a poco. Mentre tutto questo succede mi chiedo spesso se sia indicatore di regressione sulla mia personale linea del movimento, poiché sicuramente di avanzamento non si tratta, o se invece non abbia nulla a che fare con il segmento. Più l’istinto si approfondisce più mi riscopro ad essere capace di sensazioni ed emozioni viscerali quasi incontrollate che avevo sempre messo da parte in una costante ed errata ricerca della perfezione. Mi accorgo ora, forse tardi, chi lo può dire, che non esiste alcuna perfezione ad eccezione delle nature e dei loro meccanismi. Il resto è un’invenzione umana. Ecco quindi che le bestie che teniamo nascoste giù in fondo allo stomaco si risvegliano quando abbassiamo la guardia razionale che portiamo come un velo sulle nostre interiora, che solo in rari casi l’uomo non ama portare, dato il suo istinto di protezione. Ecco quindi che dopo molto tempo, anni e decenni, vorrei tornare indietro per non risparmiare nulla a nessuno, tanto meno a me stessa. Per farmi schifo, per farmi miseria, per vomitare ubriaca tutte le sere di vite e di alcol, ma soprattutto per dimostrare che gli esseri umani sono tutti uguali e che prima o poi ognuno cede al proprio animale, l’importante è non vergognarsene mai.

E di chi non cede c’è solo che da dubitare. 

I.M.

Il Grande Gatsby

Volevo scrivere una recensione sul Grande Gatsby.

Il romanzo.

Non il film.

Il film, l’ultimo, non l’ho visto.

Il romanzo, l’unico, l’ho riletto.

E ci volevo scrivere una recensione, appunto.

Ma poi… eh, niente. Sarà colpa del catarro (sì, il muco).

M’è uscito solo che secondo me è un romanzo che evapora.

Il Grande Gatsby è un romanzo che evapora.

La seconda cosa che ho pensato è che mi pareva una figata di frase.

La terza cosa che avrei potuto dirla in giro (e già sentivo gli applau…ah no, era un treno).

La quarta che era una grande cazzata.

La quinta che una recensione non si può fare con una parola sola.

La sesta è che anche questa era una grande cazzata.

La settima che il mio capo asserisce che sono prolisso.

L’ottava che mi ero ripromesso di vendicarmi prima o poi.

La nona non la ricordo.

La decima è che comunque vadano le cose sarà un successo.

Ecco. La mia recensione del Grande Gatsby.

I.M.