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Alice senza niente. Un caso “editoriale” per davvero.

Lei: Alice

Lui: Pietro

Cognome di lei: uno qualsiasi

Cognome di lui: De Viola

Professione di lei: precaria

Professione di lui: idem

E’ così che nasce un caso editoriale.

Già, perché l’Alice in questione è ancora una volta nel suo paese delle meraviglie che eppure stavolta non è mai stato così reale. Lo giuriamo noi per lei, ci sono anche il brucaliffo, il cappellaio matto, il leprotto bisestile e i palmipedoni (ah beh, di questi ultimi poi ce ne sono a bizzeffe). Però stavolta Alice potresti essere tu, sei tu, Alice sono io, Alice sono tantissimi. Alice è pure Pietro. Pietro è il suo autore che altro non ha fatto se non appiccicare su un nome alla sua vita, di precario. Il Pietro in questione infatti un giorno è stanco, tanto stanco, e a trent’anni, in quel bel dì, quando ormai gli sembra che non ci sia più speranza si tira fuori un’idea, che tanto o la va o la spacca. Chissene. Ci scrivo un libro io su questa cosa dato che non lo fa nessuno, ecco cosa pensa. E si mette lì con una energia riscoperta che neanche il Dalai Lama ne conosceva l’esistenza, energia che tra l’altro lo fa ringiovanire di dieci anni e gli fa pure sparire le rughe, sì sì. Va bene, questa è una nostra personalissima visione di come sono andate le cose ma ci vogliamo credere proprio perché anche noi siamo Alice. E anche noi siamo Pietro. Perché anche noi ci siamo cuccati i nostri bei contratti a tempo determinato, a tempo determinatissimo, a tempo semi-indeterminato ma non troppo, a co co co co co co co qualcosa, i mille stage(s) non pagati (che però ti fanno un curriculum..oooooooh!), i contratti in nero che quindi non esistono, i lavoretti sottopagati, gli internship che ti devi pagare tu, le fotocopiatrici e le macchine del caffè per gli altri. Ci siamo cuccati pure il “massimo 25enne ma con dieci anni di esperienza nel settore” e anche il “sa, una persona come lei è troppo qualificata” (eh ma allora ditelo, no?), alla mo’ di Fantozzi, mica male! Fatti tutti. Non hai una laurea, hai troppe lauree, sei troppo basso, sei troppo alto. C’è da chiedersi cosa manca. E ne abbiamo timore. Voi no?

Ecco perché ci intrufoliamo e passiamo parola. Perché Pietro De Viola ha scritto Alice senza niente, un romanzo, che da bravi precari ci sentiamo di consigliare, ma che anche se non siete precari potete comunque leggere per saperne di più o ridere per non piangere. E, udite udite, il bello di tutta la storia – incredibile, c’è! – è che lo potete scaricare G-R-A-T-I-S dal suo sito al seguente indirizzo:

http://www.alicesenzaniente.altervista.org/

Sì, avete capito bene. Gratis. Una cosa che ultimamente va parecchio di moda. Proprio come il precariato. Però il gratis è una gran bella cosa, eh!

Per ulteriori informazioni potete visitare anche il blog dell’autore sempre legato al libro dove, nel caso non foste convinti del fatto che valga la pena leggerlo, troverete un sacco pieno pieno di info utili nonché tanterrime recensioni anche di gente parecchio quotata che magari serviranno a farvi cambiare idea. Il tutto al seguente indirizzo:

http://alicesenzaniente.splinder.com/

E per darvi già un assaggio, ecco di seguito il link dell’articolo dedicato di Laura Montanari: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/11/16/news/la_storia_ebook-odissea_dei_trentenni_precari_costretti_a_nascondere_la_laurea-9162175/

 

Alice senza niente, il romanzo gratuito di Pietro De Viola. Ebbbravo Pietro De Viola, che ha fatto di sfiga virtù.

E grazie, ci teniamo ad aggiungere.

 

Nota: il solito personalissimo grazie a chi ci ha aiutato a conoscere il fatto e i personaggi. Siamo arrivati più tardi di altri (precari anche in questo, ci calza a pennello) ma come dicevano le nostre nonne, meglio tardi che mai. E meglio un blog in più che ne parla che uno in meno. A vous!

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Insolite sirene in viaggio…

Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.

Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).

 

“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”

(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)

 

Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.

Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/

dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html

Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):

http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/

E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).

Prosit!