fumo

Anversa

Nevischio soffice,

La luce tenue di un baretto losco

Accanto alla stazione del metrò di Hoboken

Mi mette di buon umore.

È il mattino di natale,

Non che mi importi molto,

A dire la verità.

Fa un freddo da bestie.

C’è un silenzio splendido per strada,

Lo scricchiolio delle ruote del furgone

Sul nevischio

Disturba quasi la quiete irreale.

Statue ghiacciate,

Facciate antiche,

E St.Niklaas

Che si erge inevitabile,

E riempie d’arte l’alba

Proiettando i suoi profili sublimi

Sulla piazza sottostante.

Nevica e ho sonno.

 

Bar per turisti,

Minuscolo e pulito,

Caffè ripugnante,

Si salva il biscottino al miele.

Il barista è gentile

E si scambiano anche due parole:

                                                     sul più,

                                                     sul meno,

                                                    sul tempo,

                                                     sull’Italia,

                                                    e su un sacco di niente.

Chiacchiere da bar in inglese maccheronico.

In giro non c’è nessuno,

Sul serio.

Solo qualche ebreo ortodosso,

Che, giustamente,

Se ne fotte del natale

E va ad aprire il suo negozio di diamanti

Nella galleria della stazione.

Bella,

La stazione,

bella davvero.

 

Gli anfratti del porto,

Congelati e scuri.

E le luminarie di natale

E i lampioni,

Colorano il fiume

Di riflessi lisergici.

Gli edifici,

Impongono la loro presenza,

Coi contorni ben visibili oltre il nevischio.

 

Fa un freddo da bestie.

Si spegne la canna che sto fumando

E faccio fatica a riaccenderla,

Dal freddo che fa.

 

Respiro fumo e neve,

Respiro oro,

Diamanti,

Rabbini,

Pittori,

Cinesi.

Respiro Fiandre e fumo….

G.U.

e per ora, Ultimo

due giorni fa’ ho ingoiato la settima pallottola,

con un gran bicchierone d’acqua,

e sto ancora aspettando che faccia effetto.

mi ero cucito la bocca per smettere di fumare,

mi ero tagliato il naso per non sentire il profumo della città,

mi ero inferto profonde ferite alle gambe per poter restare a letto,

mi ero rotto la mano destra per non masturbarmi.

tutto questo è servito a poco, ho dovuto stare ai

patti e ingoiare la settima pallottola.

ora è dentro di me, forse è ormai parte di me,

magari si sarà piazzata vicino al cuore,

pronta ad esplodere a comando,

magari sarà in una caviglia, per

farmi cadere in ginocchio al momento opportuno,

magari sarà in testa, a ticchettare come una bomba

nella rete elettrica dei miei piccoli neuroni.

oppure sarà rimasta in fondo allo stomaco, come

le altre sei, e quasi non ci faccio più caso.

non posso incolpare nessuno perché il contratto

l’avevo stipulato con me stesso e non avevo

nessuna intenzione di fregarmi.

non so quante altre ne dovrò ingoiare,

quante ne dovrò assorbire e metabolizzare per purgarmene.

il pacchetto, qui vicino a me, è ancora pieno,

e non ho idea di quel che mi riserva il futuro.

F.K.