film

Snow White Baby

mela-parti…e la regina scoprì che Biancaneve era ancora viva! Grazie a un filtro magico si trasformò in una strega e avvelenò una mela. Poi si recò nel bosco e, fingendosi una mendicante, offrì a Biancaneve la mela stregata. “Coraggio, dalle un morso!” Non appena la fanciulla l’ebbe assaggiata, per incantesimo, cadde in un sonno profondo. Intanto gli animali del bosco erano corsi ad avvertire i nani. “Eccola là!” esclamarono, vedendo la strega che si allontanava veloce. Mentre la inseguivano, scoppiò un terribile temporale. La malvagia regina si arrampicò fin sulla cima di un profondo burrone. Proprio allora, un fulmine la fece precipitare dalla roccia. I nani decisero di costruire un’urna di cristallo e oro, dove deposero Biancaneve. Finché un giorno passò di là un principe, che rimase incantato dalla bellezza della giovane. Sceso da cavallo, si avvicinò e si chinò per baciarla…

Stoooop!!

AAAHHH Gianni, eeee… com’è che nu ce sta la stessa ragazza che ballava coi nanetti? Sì, la mora co’ lo stacco de coscia de la Seredova…

Ooh, ma l’hai vista questa? Cià pure i baffi che pare mio nonno. No guarda reggista nun ce siamo proprio. Eravamo d’accordo, mi avevi detto che dovevo fare un cammeo, una parte fatta proprio pemmè. Te dico de sì in amicizia, nun me prendo manco troppi sordi e tu me fai bacià ‘na cozza?

Gianni scusa ma ciò ‘na reputazione, io sono stato a Oolliwuudd, ho lavorato co’ li meglio reggisti. Tu la baceresti questa? Nun se po’ guardà, cià pure la fiatella. 

Come dici? É l’effetto dell’incantesimo o per esigenze de scena l’hai sostituita? Ma chemmefrega. Trovate quarcun altro che se bacia la Prin-Cess…

‘Namo dai. Ciao bella, te saluto…

R.V.

nota: l’immagine l’abbiamo presa da qui http://www.alimentipedia.it/mela.html. Che non sia mai, eh.

 

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Come fumare senza andare al cinema

Mi ricordo quando si fumava al cinema ma io ero troppo piccola per fumare. Entrare costava ancora tremilacinquecento lire. Adesso otto euro ed è vietato fumare.

Io, al contrario di allora, fumo.

Circa venti/trenta sigarette al giorno.

Non penso di smettere.

Può darsi che il fatto in sé acceleri la comparsa di una degenerazione cellulare irreversibile.

L’unica cosa certa è che non mi permetteranno mai più di fumare al cinema.

Per quanto riguarda la frequenza, vado al cinema trentacinque/ trentasette volte all’anno.

Fumo ogni mezz’ora.

Di notte mai, non fumo mai e non vado mai al cinema.

Il primo film che ho visto è stato “Bambi”, l’ultimo una storia di cow-boy omosex.

Durante Bambi ho pianto, durante l’ultimo avevo solo freddo a causa dell’impianto di areazione difettoso e non c’era mia nonna in quanto defunta, d’altra parte non sarebbe venuta.

La prima sigaretta che ho fumato era leggerissima e la finestra era aperta.

Sembrava di essere al cinema

L’ultima è di un attimo fa. Da camionista. 12 di nicotina. Finestra aperta.

Nessuna delle due mi ha particolarmente divertito. Nessuna delle due finestre. Il film abbastanza. Era un remake.

S.O.

Via con Matrix

Anche se sono stata criticata per questo, continuo a prendere spunti per la mia vita dalle figure astratte che incontro. O meglio (altrimenti sembra che la mia personalità sia pari a zero) sono sensibile agli insegnamenti e agli spunti di qualsiasi natura che mi offrono libri e film.

E in questo caso faccio il bis, perché parlo di “Gone with the Wind” (Via col vento), considerato da tutti erroneamente (e questo non è un giudizio personale, ma un dato di fatto che vi obbligo ad accettare) un mattonazzo alla stregua della Corazzata Potëmkin; dicevo, faccio il bis perché ho sia letto il libro sia visto il film. E non è stata una cosa da poco….emotivamente sono uno straccio.

Ci sono alcuni punti del film che mi hanno ricordato l’università, e il corso del secondo anno di letteratura..e una persona che una volta mi ha detto “Ti dirò quello che Ashley dice a Scarlett ad un certo punto del film: non solo bella, ma cara.” Già questo ha provocato in me un principio di catarsi. Cavoli.

E poi Scarlett. Scarlett che ogni volta mi ricorda quanto si possa fare se c’è passione, e che gli sforzi che facciamo in nome delle cose che amiamo possono non andare a buon fine ma comunque restano. Scarlett che ama la vita e ci resta attaccata con le unghie in ogni momento. Che sfodera un’audacia e noncuranza per gli altri inversamente proporzionale alla sua altezza. Che riscatta Tara dalle tasse, mette su la segheria e sopravvive a tutta la morte che le gravita intorno.

Sopravvive alla morte di qualsiasi caro, sembra davvero che il destino le riservi quella solitudine che tanto teme e cerca di compensare col denaro.

Scarlett che rifugge da qualsiasi brutto pensiero solamente posticipando il dolore, relegandolo al giorno successivo. E (nota cervellotica) riuscendo addirittura a svelare il recondito significato dei suoi incubi.

Audrey Hepburn in “Breakfast to Tiffany” diceva che quando si sentiva giù andare da Tiffany la faceva subito stare meglio; a me Scarlett O’Hara instilla forza e testardaggine, caratteristiche necessarie per ogni buon Irlandese, me compresa.

Adesso sono presa dal senso di immedesimazione e lo straniamento per una realtà che è ben diversa dall’America pre-in-post guerra civile. E dal senso di solitudine. Perché dove sono Melanie, Rhett, Ashley?

E allora dove vivo?

S.A.

Questa recensione, e quelle che seguiranno nelle settimane a venire, sono, ovviamente, personalissime e magari poco obiettive. Per date, analisi, critiche, non rivolgetevi a me. Come sempre, sono responsabile di ciò che scrivo, ma non dell’uso che ne viene fatto.