bacio

Siamo sopravvissuti al niente

Siamo sopravvissuti al niente, ed eccoci qua onesti e spietati ad ammirarci i piedi, con queste nostre smorfie che dovrebbero conservare nelle teche dell’umana pietà.
Da decifrare nei futuri pomeriggi all’università, e poi birre, locali, cosce e qualche isolata bugia, come sempre si fa. Tu baciavi male, e te ne stavi sdraiata come nei film, mentre pensavi a tuo cugino rimasto laggiù. Così mi trascuravi almeno una volta al mese, specie il venerdì notte (pensiero post-erasmus come tanti, tra gli anni ’90 all’infinito).

Vecchia amica mia siamo pezzi di glorie agonizzanti, e mai che ci sia tra questi giovani antagonisti uno che immolasse la propria bella rigidità: per trasmetterci un’umana elasticità. La riccia ribelle è indiavolata coi potenti ma non sa captare un segnale terra terra che arriva dal suo vicino incarognito: quello sta scoppiando di gelosia e sa mimetizzarli in colossali dispiaceri familiari.


Scendi dai, e vieni a versarmi quel caffè macchiato di tregua, col tuo vestito migliore, magari dentro a una mattina dove non c’è neppure il sole.

P.S.

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Snow White Baby

mela-parti…e la regina scoprì che Biancaneve era ancora viva! Grazie a un filtro magico si trasformò in una strega e avvelenò una mela. Poi si recò nel bosco e, fingendosi una mendicante, offrì a Biancaneve la mela stregata. “Coraggio, dalle un morso!” Non appena la fanciulla l’ebbe assaggiata, per incantesimo, cadde in un sonno profondo. Intanto gli animali del bosco erano corsi ad avvertire i nani. “Eccola là!” esclamarono, vedendo la strega che si allontanava veloce. Mentre la inseguivano, scoppiò un terribile temporale. La malvagia regina si arrampicò fin sulla cima di un profondo burrone. Proprio allora, un fulmine la fece precipitare dalla roccia. I nani decisero di costruire un’urna di cristallo e oro, dove deposero Biancaneve. Finché un giorno passò di là un principe, che rimase incantato dalla bellezza della giovane. Sceso da cavallo, si avvicinò e si chinò per baciarla…

Stoooop!!

AAAHHH Gianni, eeee… com’è che nu ce sta la stessa ragazza che ballava coi nanetti? Sì, la mora co’ lo stacco de coscia de la Seredova…

Ooh, ma l’hai vista questa? Cià pure i baffi che pare mio nonno. No guarda reggista nun ce siamo proprio. Eravamo d’accordo, mi avevi detto che dovevo fare un cammeo, una parte fatta proprio pemmè. Te dico de sì in amicizia, nun me prendo manco troppi sordi e tu me fai bacià ‘na cozza?

Gianni scusa ma ciò ‘na reputazione, io sono stato a Oolliwuudd, ho lavorato co’ li meglio reggisti. Tu la baceresti questa? Nun se po’ guardà, cià pure la fiatella. 

Come dici? É l’effetto dell’incantesimo o per esigenze de scena l’hai sostituita? Ma chemmefrega. Trovate quarcun altro che se bacia la Prin-Cess…

‘Namo dai. Ciao bella, te saluto…

R.V.

nota: l’immagine l’abbiamo presa da qui http://www.alimentipedia.it/mela.html. Che non sia mai, eh.

 

Home Sweet Home

La prima casa aveva le inferriate alle finestre,

sono dovuto passare dalla porta.

L’ingresso era piccolo e tutto tinteggiato di

giallo, nel salotto ho trovato due bambini

che giocavano alla lotta, un bimbo e una bimba

avranno avuto circa sei anni.. belli e colorati.

Il papà stava sul divano, li guardava sorridendo

la mamma ha finito di lavare i piatti e

li ha raggiunti. Hanno passato una mezz’ora

piacevole, poi hanno portato i bambini a letto,

gli hanno rimboccato le coperte,

dato il bacio della buonanotte

e sono andati nella loro stanza, a fare l’amore.

Per non disturbarli sono uscito dalla porta di servizio

chiudendola piano dietro di me.

 

La seconda casa era poco distante dalla prima,

più piccola e malandata.

Era un vecchio caseggiato, solo un alloggio era

ancora abitato.

Dentro c’era un’anziana coppia, capelli bianchi e

radi. Guardavano un programma alla televisione

sembrava una piccola festa in una scatola, piena

di suoni e di colori sgargianti.

Dopo pochi minuti hanno spento lo schermo, senza dire una

parola, hanno appoggiato il telecomando sul tavolinetto

e si sono guardati. Lei si è spostata più vicino a lui,

lui l’ha cinta con un braccio

e le ha reclinato la testa sulla sua spalla.

Le ha baciato la fronte e si sono sorrisi.

Poi hanno chiuso gli occhi, addormentandosi.

Anche quella notte l’avrebbero passato lì, sul divano

senza scomodarsi per raggiungere il letto

nell’altra stanza.

Son passato nella loro cucina a bere un bicchiere d’acqua

e sono sgusciato fuori dalla finestra semiaperta.

 

La terza casa era piuttosto isolata e non c’era modo di entrare.

Mi sono avvicinato ad una finestra illuminata, per

spiare l’interno. Ho trovato un uomo, solo, seduto

su di una poltrona con un libro e un bicchiere di vino.

Rideva tra se e commentava a voce alta le righe che leggeva.

Mandava giù un sorso di tanto in tanto,

poi si è alzato, ha mosso qualche passo incerto ed è

crollato sul tappeto rosso, in centro alla stanza.

Ci si è arrotolato dentro, ha piegato le braccia sotto la testa

e si è addormentato, anche lui

fuori dal letto, ma mi sembrava sufficientemente felice

per fare dei bei sogni.

Poi ho trovato uno spiraglio, un’anta chiusa male,

e sono andato nella stanza per spegnere la luce.

Lui russava, non si è accorto di niente.

Avrei voluto raccogliere il suo libro per evitare che le

pagine si spiegazzassero ma non volevo sconvolgerlo troppo.

 

La quarta era casa mia, ho dato un’occhiata ma la conoscevo

bene, sapeva lo stesso odore.

 

Proseguendo per la quinta casa ho trovato una prostituta,

col suo cliente, in macchina.

Li ho spiati dal finestrino, lei piangeva e lui urlava

ad ogni spinta.

Le lacrime si vedevano appena, solo chi

non era preso dall’orgasmo poteva provare ad accorgersene.

Lui ha concluso facendoselo leccare, il suo

cazzo bavoso,

continuava a urlarle di bere il suo sperma.

Lei mi sembrava di averla già vista, chissà

quanto tempo prima, chissà se come cliente

o come amico

o come collega.

 

Nella quinta casa una donna picchiava il marito.

Sono potuto entrare dalla porta principale perché era spalancata,

lui era in terra, la pregava di smettere, lei lo colpiva forte, con un

bastone. Non so bene cosa dicessero ma le facce erano sconvolte

i lineamenti sfigurati. Allora sono salito di sopra, e lì c’era una culla,

con una bimba in fasce. Tutta rosa.

Dalla finestra del piano di sopra ho visto uscire l’uomo, di corsa,

piangeva come un agnellino. La mamma è salita,

ha cullato la piccola, l’ha allattata e l’ha messa a letto.

Poi si è coricata anche lei, vicino, con una espressione più

leggera.

 

Una volta fuori la strada mi è sembrata davvero fredda e vuota,

non ho trovato nemmeno un ombra a farmi compagnia.

In lontananza vedevo i contorni della sesta ed ultima casa,

ma non mi ci sono neppure avvicinato.

Ho tirato dritto, in mezzo ai campi,

e ho passato la notte sotto il cielo nero.

F.K.

 

foto di E.Z.

 

Una buona serata

Premessa:

ocio che questo è spinto eh! Non adatto ai bambini di età superiore ai 30 anni.

I restanti lo possono leggere. Salut!



Le due amiche, Sarah e Samantha, parlavano al telefono

già da mezz’ora

..

S – dicevo: hai mai la sensazione di stare bene con te stessa?

S – Beh, quando il mio ragazzo mi bacia, con passione, dopo che gli ho appena staccato un pompino.. sì mi sento proprio soddisfatta di me!

S – ma no.. non è quello che intendo.. Voglio dire: ci sono mai dei momenti in cui ti senti calma, completa, felice di viverli, magari anche un po’ stanca e spossata, ma in pace, non dico col mondo, ma almeno con te stessa?

S – Certo! Dopo che abbiamo fatto l’amore, io mi accoccolo addosso a lui, lui mi stringe forte a sè e io.. beh, non l’ho mai detto a nessuno ma in quei momenti sarei grata a Dio se morissi, perché tanto so che non potrei essere più felice di così.

S – uff.. continuiamo a non capirci..

S – Scusa cara, ma io mi limito a rispondere alle tue domande

S – ma sì.. certo. Hai ragione, scusami, sono io che proprio non so esprimermi bene. Lasciamo perdere questi discorsacci. Piuttosto: cosa mi stavi raccontando di Antonio?

S – Ah, già! Ti dicevo della sua nuova moto! Non mi ricordo quale modello sia, sai che non ci capisco di queste cose ma è omologata per due e, pensa che roba!, appena cominciano le ferie ce ne andiamo io e lui in Francia, soli soletti, con la moto e giusto lo stretto indispensabile, fermandoci solo nei Bed and Breakfast.. Riesci a pensare a qualcosa di più romantico?

S – .. in effetti no..

S – Sono.. felice.. non credo di essere mai stata così felice. E’ incredibile quando la mia vita fosse vuota e ripetitiva prima, con Carlo, prima che incontrassi lui. Ora è qualcosa che non avrei nemmeno mai immaginato per me, qualcosa che è sempre stato un sogno, e che ho quasi paura di vivere.

S – ..sono così contenta per voi..

S – Tu, sii sincera, pensi che siamo fatti l’uno per l’altra?

S – dipende: ti piace il sapore del suo sperma?

S – lo adoro.

S – allora sì, non c’è dubbio.

S – Mamma mia, che sogno.. ah, ancora una cosa poi giuro che ti lascio andare: pensi che vada bene un orologio per il suo compleanno?

S – è perfetto.

S – Bene! Sono proprio contenta di averti sentito.

S – anche io, dovremmo vederci uno di questi giorni. Mi raccomando: divertitevi in Francia!

S – Ti manderemo una cartolina

S – A presto bella!

dopo aver riattaccato andò in bagno, ad indossare la sua

vestaglia preferita.

tirò tutte le tende, lasciando la stanza in penombra,

illuminata solo dal caminetto scoppiettante.

si servì un abbondante bicchiere di scotch con ghiaccio.

sedette in poltrona, vicino al fuoco,

e allungò le gambe.

si accese una sigaretta e prese il primo sorso.

poi, chissà per quale diavolo di.. ah!

.. cominciò a.. ridere!

ah.. ah.. ahah..

ahah, ahahhahah, ahah!

..ridere!

ah, ahah!, ops.. ah!

ah, ahahah, ahahah..

Dio, che tranquillità!

F.K.