babbo natale

Lettera semifaceta

Saltiamo i convenevoli.

Tu mi conosci bene. In questi 36 anni mi hai visto crescere, mi hai visto evolvere, mi hai visto involvere e mi hai visto compiere gesti degni di un treno merci della Black Thunder Mine pieno fino all’orlo. Quest’anno penso di essermi salvato in corner, grazie a quel paio di reati caduti in prescrizione (la prescrizione vale ancora come buona azione, giusto?), ritengo perciò di poter avanzare delle ragionevoli richieste.

Come ben sai, dai tempi delle elementari mi ritrovo a convivere con un pesante fardello: il terrore della Morte. Da bravo ateo estremista, non credo nell’esistenza del Paradiso e dell’Inferno, ma solo in uno spaventoso Niente, che un giorno non troppo lontano avvolgerà la mia coscienza e la ridurrà in un’intangibile polvere metafisica. Decisamente mi sono portato dietro questa angoscia troppo a lungo, è ora che me ne liberi in via definitiva, pertanto quest’anno, come regalo, ti chiedo di non farmi morire mai. So già cosa stai per obiettare, e hai perfettamente ragione, l’immortalità solo per me è un pensiero alquanto egoista, allora sai che facciamo? La estendiamo all’intera razza umana. Diciamoci la verità, questa cosa per cui dopo una manciata di lustri si invecchia e si muore ha funzionato per un po’, credo che i tempi siano ormai maturi per rivedere tutte le procedure. Non ti dico di farlo tutto in una volta, prenditi pure un mesetto per i preparativi, tanto abbiamo trascorso l’ultimo miliardo di anni a morire, possiamo farlo ancora per qualche settimana. Per portare a compimento questa operazione non da poco ti lascio carta bianca sul metodo, ma preferirei ricorressi a qualche dispositivo quantistico per alterare la realtà alimentato a buchi neri, cerca di lasciare da parte la magia, almeno per stavolta.

Ah, ovviamente “vita eterna” non deve accompagnarsi a “sofferenza senza possibilità di sollievo”, ho letto tutto John Doe e ho visto l’episodio di Xena dove dei briganti rapiscono Ecate, quindi fai poco il puntiglioso, ché ne so più di te.

Cordiali saluti,

D.

PS

In alternativa, la Play 4 con Metal Gear Solid V.

U.U.

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Cinque motivi per credere a Babbo Natale

BABBO NATALEPerché è gratis e di questi tempi non è un dettaglio da trascurare.

Perché male non fa. Come la benedizione “urbi et orbi”.

Perché ho un bambino interiore che reclama il suo regalo, e l’analista mi ha suggerito di ascoltarlo.

Perché nonostante io faccia sempre liste, e le controlli due volte, non capisco mai chi è buono e chi è cattivo.

Perché se lui riesce a buttarsi giù dal camino nonostante il peso, anche io posso buttare i miei pesi nel camino.

R.V.

Good night Santa!

L’esistenza è sofferenza, finisce quando si muore. Questo lo diceva un tale un po’ di tempo fa. L’ho letto in uno dei libri che ho trovato di là nella sala comune. Ce ne sono tanti, e nessuno li prende mai. Eppure sono lì. Forse nessuno se ne fa nulla. Comunque fatto sta che io non lo conosco questo Ginsberg – si chiamava così, me lo sono scritto sulla mano per non dimenticarlo perché io dimentico sempre tutto – ma credo che non avesse tutti i torti. Per esempio io, se guardo indietro alla mia infanzia, che dicono dovrebbe essere il periodo più felice perché te ne vai a zonzo senza pensieri, preoccupazioni – dicono, però io pensavo un sacco ed ero sempre molto preoccupato per ogni cosa da piccolo – mutuo e cessi che si intasano – e io lo so che non è per colpa della carta a 4 veli ma è perché l’uomo alla fin fine è il più grande produttore di merda che esista al mondo, in svariati sensi – non mi pare di ricordare tanta giuoia. Si dice così no? L’ho letto in una poesia di non so chi. L’avevo scritto sulla mano sinistra ma prima sono andato a pisciare e poi me la sono lavata. Perché io sono mancino. Perché ci controllano spesso le mani, per vedere se ci sono ferite o roba del genere e quindi è meglio siano sempre in ordine. Comunque alla fine forse questo Ginsberg era uno come me, vale a dire un povero sfigato. Perché io adesso non faccio nulla di quello che avevo sognato di fare da piccolo e poi anche se da piccolo sognavo sapevo che non avrei mai cacciato i soldi per trasformare tutto in realtà. Uno che riesce a far avverare cose del genere potrebbe essere Babbo Natale per esempio. Ecco, io non riuscivo manco a farmi portare da Babbo Natale quello che volevo. Si, perché Babbo Natale alla fine esiste, l’ho letto sempre su quella rivista di quell’infermiera, mica mi invento le cose io, è che fatalità sta con quelli con i soldi. Ma questo non c’era scritto, questo lo so io e ti assicuro che non mento. Babbo Natale è uno sporco capitalista, ecco cos’è. Non c’è altra spiegazione. Non sono mica pazzo, una spiegazione ci sarà per tutta questa merda e per i cessi intasati e se faccio due più due insomma, è facile capire che la colpa è praticamente sua. Gli scriverò, ecco cosa farò. Devo dirgli ciò che penso di lui. Mi pare corretto nei suoi e nei miei confronti insomma…

“Ehi Jack!”

“Ciao John, stai di nuovo parlando con la lampada?”

“Questa non è una lampada, te l’ho detto.”

“Ah no, e che cos’è allora? Sentiamo.”

“Bah, lasciamo perdere, tanto voi “giusti” non capite. Mentre noi bla bla bla…giusto?”

“Già. Vero. Dai, tieni le tue pillole. Avanti.”

“Bah, pillole. Ce ne fosse una che porta a qualcosa. Mi rendono stitico e basta!”

“Perché dove vorresti andare John?”

“E che ne so. Qua quelli col cervello siete voi. Io che cazzo ne so. Penso e sparo cazzate, come dite voi. Che altro dovrei fare? Scrivere a Babbo Natale?”

“Niente John. Proprio niente. Tra 20 minuti spegni la luce.”

“Bah…”

“Notte John.”

“Notte Jack.”

I.M.