autori

Look what you’ve done

Da un bel pò di tempo il seguente articolo è presente già in un altro sito, appositamente dedicato all’autore di quel sito, nientepopodimeno che, trombe a squillare, Pietro De Viola, di Alice senza Niente. Qui.

Solo che, da un bel pò di tempo svariate, anzi, svariatissime persone, ci han chiesto incuriosite che cosa fosse veramente Taccuino all’Idrogeno. Sì, oltre il manifesto. E oltre all’idea e al contenuto. Cos’è quel titolo? Cos’è quel nome?

Si sarebbe potuta risolvere la questione in quattro e quattro otto e spiegarlo qui, senza giri di parole, con due righe. E’ vero. Ma dato che a noi del Taccuino le cose semplici non piacciono mai e quelle difficili ci riescono meglio (mentre quelle medie sono ancora in attesa di giudizio), perchè limitarci a due miserevoli e miserabili righette? Naaaaa…qui si chiacchiera, oh sì. E avanti con la serata.

Quindi a voi, “Look what you’ve done”.

Il Big Bang del Taccuino all’Idrogeno.

 

Sono sicuro solo fosse novembre e che fosse sera, il giorno preciso non lo ricordo. Mai ricordato una data in vita mia in effetti, nessuna, dai compleanni alla visita dall’oculista alla festa della repubblica: mi ero iscritto alla facoltà di storia perchè adoravo le storie, non le date, e pensavo tra me e me la cosa potesse avere una qualche logica. Sbagliavo. Ad ogni modo si era in una una sala prove sotterranea, un posto dove l’unico rimedio alla muffa, al freddo cane e alla polvere che copriva ogni cosa, per me, era il pensiero del pianoforte a coda che conteneva. Era tutto mio per due ore e cristo, col coperchio sollevato era più lucido e più nero e più cabrio di una Porsche d’annata. Ci eravamo sgolati per un’oretta circa su una canzone degli Who, non ricordo quale, e la voce mi si era abbassata a tal punto che sembrava quella di un trans.
**** fumava all’esterno, davanti alla porta della sala, tenuta aperta da un forato di forse un milione di chili che per prudenza non avrei mai provato a sollevare. Aveva gli occhi lucidi piantati nel terreno, e sembrava il fumo lo buttasse fuori soltanto, senza aspirarlo da nessuna parte prima. Riuscivo a vederla dallo sgabello, mentre provavo a tirare giù ad orecchio gli accordi di una canzone dei Jet: una cosa a metà tra John Lennon e gli Oasis, puro liceo.
“Senti” Mi chiese.
“Eh?”
“SENTI!” La sua, di voce, non si era abbassata per nulla. Spense la sigaretta e rientrò.
“Dimmi!”
“Andiamo a berci una cosa?”
“Andiamo sempre a berci una cosa.. quindi si.”
“No, è che devo parlarti di un’idea.”
“Ok.. cristo.. niente, non mi viene l’accordo. Oh look what you’ve done / You made a – fool of every o – one.. e adesso? boh.. ” Provavo differenti combinazioni di tasti ripetendo ogni volta la parte iniziale della strofa, e ogni volta un martirio, proprio non veniva. “Dicevi?”
“.. ‘scolta, tu scrivi ogni tanto no? Ti ho letto, non sei proprio malaccio. E anche io.. e insomma, ho dato un’occhiata in giro, in internet.. cioè, si potrebbe provare.”
“A fare che?”
“Fondiamo una rivista?” Lo disse con lo stesso tono di ovvietà di chi ti chiede “Mettiamo su una carbonara?”.
“Perchè no?” Risposi io con lo stesso tono con cui un genitore risponderebbe alla domanda “Papà, mi compri un pony?”
“Davvero? Bene! E allora dopo ne parliamo, io vado a cercare l’interruttore della luce.”
E scomparve nel buio a litigare con l’esoterico quadro pulsanti della sala, imperscrutabile all’intelletto umano. Sapevo perfettamente che non aveva dato alcun peso alla mia risposta, e già prefiguravo l’interminabile discussione che ne sarebbe derivata mentre rimettevo il computer nella custodia di neoprene antiurto ipercostosa. Non immaginavo facesse sul serio, generalmente uno è più cerimonioso quando programma una cosa del genere, ma era uno strano momento, erano tempi in cui tutto era possibile. In quel periodo leggevo “Taccuino di un vecchio sporcaccione” di Bukowski, e lei “Jukebox all’idrogeno” di Ginsberg; poche ore dopo avremmo deciso il nome della rivista.
Al pub io presi un cuba libre, lei un club sandwich grande come l’elenco del telefono che sapevo non sarebbe riuscita a finire mai. **** ordinava sempre e comunque cibo in esubero: credo mangiasse soprattutto con gli occhi allora e, cristo, a volte un panino alto una spanna strabordante salsa sa essere maledettamente arrapante. E iniziò tutto così, da una marea di chiacchiere e dita impiastricciate di salsa, mentre naufragavo nel rhum e aspettavo di mangiare gli avanzi di un panino.
In un primo momento cercammo di immaginare una direzione precisa per la rivista, ma ben presto ci fu chiaro che una non-direzione sarebbe stata la scelta migliore: con l’andare dei giorni e dei mesi poi, mentre il gruppo aumentava di numero, fu impossibile non notare che la sola cosa che ci legava era la nostra profonda diversità. Qualcosa di certo c’era però fin dall’inizio: pur non sapendo dove saremmo andati eravamo certi di come andarci.. “don’t know what i want / but i know how to get it” dicevano i Pistols. E l’anonimato totale finì per diventare una ragione d’essere: gli individui senza modello o targa diventano idee prive di maschera, ed erano solo le idee, solo di leggerci e crescerci che ci importava. Diventammo quasi subito tre, poi quattro, poi sei e via dicendo, tutti attorno allo stesso tavolo: e ancora adesso, a distanza di un anno o poco più, rimango incredulo di fronte al fatto compiuto esattamente quanto lo ero al sentirmi dire quel “fondiamo una rivista?”.

Uno del Taccuino

Taccuino all’Idrogeno – Gennaio/Febbraio 2011 – Numero 7

Anche questo mese è giorno di busta paga. Anche se non per tutti effettivamente. Ah, tempi bui. Ma nonostante tutto c’è una cosa su cui si può sempre contare e cioè sul fatto che ogni due mesi, il dieci del mese, quel Taccuino all’Idrogeno c’è, ed esce on-line, dopo aver affrontato gelidi deserti ed intrepidi duelli, per noi, per voi, per tutti (forse questa l’avevamo già utilizzata, e forse è plagio, o forse violazione di copyright o forse pubblicità occulta. Forse in ogni caso queste parole stanno a significare che lo sappiamo, signori investigatori della fraudolenza). Ad ogni modo, avete ragione voi questa è solo una bella e buona fuffa introduttiva, perché il Taccuino non è una favola, è tutta roba vera.

Anche questo mese qualche variazione all’impaginazione, si va sempre per tentativi, e udite udite signori, una nuova entrata! Eh sì, fa il suo ingresso trionfale e niente male un nuovo contribuente (in regola, eh!), a fondo rivista, che quatto quatto è pronto ad essere letto e bevuto tutto d’un fiato col suo articolo. Noi vecchiardi del Taccuino gli diamo un caloroso benvenuto e speriamo che voi facciate altrettanto, col solito brindisi che è ormai un rituale (e se non lo fai sei fuori dai giochi, Johnny).

E come dicevamo qualche mese fa, per una vecchia uscita, qui l’inverno e non più l’autunno ci ha riempito i bicchieri (e ne aveva ben donde, dato il freddo) e noi siam restati lì, a vivere e a raccontar(ci). Forse storie che verranno giudicate mediocri, forse non sensazionali, o forse tutto il contrario. Tutto dipende dai punti di vista (o forse no?) ed ecco perché qui ci sono i nostri, senza fronzoli, senza timori. Ancora una volta quindi chiediamo: “Perché non vi unite a noi al tavolo del nostro bar? Avrete mica paura, no? Naaaa..”.

Taccuino all’Idrogeno, il settimo numero, è fresco fresco di “stampa” e pronto per essere lanciato dal ragazzo dei giornali. Nel frattempo, dato che il ragazzo dei giornali è stato licenziato per mancanza di fondi e conseguente riduzione del personale (ah, sempre tempi bui), ve lo proponiamo qui, sempre pronto all’uso (e oh, non viene neanche smangiucchiato dal cane!):

Taccuino all’Idrogeno – Numero 7

E al solito, per una lettura più invitante e consistente a livello visivo, che pare un libro, ecco il link diretto a issuu:

Taccuino all\’Idrogeno – Numero 7

Bentornati e benvenuti a tutti, che è ormai il nostro saluto abituale. Possiamo offrirvi un drink?

 

ps: ogni riferimento a fatti, persone o cose è come sempre puramente casuale.

Come per la Tassoni di prima (ops, abbiamo detto Tassoni).

 

SettePerUnizziamoci (ce l’ha detto il biscotto della Fortuna)

C’è un sito sul web.

Sai che scoperta, direte voi, l’acqua calda.

Però questo sito sul web è un pochettino diverso dai soliti siti sul web che si occupano di quello di cui questo sito sul web si occupa. Ah, le infinite possibilità dell’italiano. Divagazione.

Dicevamo, c’è questo sito sul web che si chiama nientemeno che SettePerUno e che non tutti ancora conoscono, il che è un vero peccato, e il perché ve lo spieghiamo subito noi del Taccuino che siamo avvezzi ad essere paladini della giustizia. SettePerUno è un sito che è in realtà uno spazio per autori, sette autori al mese, un autore al giorno. Capito niente ahn? Fin qui è vero, è difficile, ma aspettate di sentire il resto, aspettate di sentire cosa si sono inventati questi qui.

SettePerUno nasce da una telefonata di lavoro che non arriva e dalla mente di due prodi personaggi di nome Valentina e Andrea che decidono di dire basta a quell’infinita attesa e di pensarci da soli a metter su qualcosa, un progetto creativo, un progetto che raccolga vite di persone come un bel salvadanaio pronto ad essere aperto all’occorrenza. Ed ecco qui che nasce, in men che non si dica, uno spazio virtuale ma non troppo in cui sette autori ogni mese, a insindacabile giudizio della giuria di redazione, possono raccontare in quattro puntate le loro esperienze di vita vissuta e di “viaggio nel contemporaneo”. Questa la linea decisa. Bello, ci tocca proprio dirlo. Un blog contenitore, è così che i membri di SettePerUno, cresciuti nel tempo di numero come i Gremlins (d’altronde se il progetto è buono è buono, non serve aggiungere altro) e trasformatisi in una vera e propria redazione, amano definirsi, un blog che è anche una vetrina con sostanza e una scommessa sul futuro di chi vi partecipa. Tanto perché vanno bene le copertine patinate ma spesso nel fango ci sono talenti che luccicano di più (ok, questa era forte, ma lasciatecela passare per questa volta). E, udite udite, non è finita qui: ad arricchire il blog sette rubriche (ciò, se sette deve essere, che sette sia e questi qui non si vogliono smentire, ebbbravi) curate dalla redazione stessa, che ormai vanta personaggi di ogni estrazione sociale e mentale e che altro non aspetta di avere per le mani succulenti partecipanti all’iniziativa. Basta dare un’occhiata all’home page per toccare con mano

http://www.setteperuno.it/ oppure qui http://www.setteperuno.it/cosa/

Indi per cui, tutta questa pappardella che è al solito nel nostro stile per comunicarvi che i bravi SettePerUni(ci) sono continuamente alla ricerca di nuovi intrepidi autori da “versare” nella loro scatola (e, per fare un po’ di pubblicità occulta, beh, siamo stati versati anche noi del Taccuino questo mese, andare a vedere per credere, qui http://www.setteperuno.it/2011/01/darmagi/) e noi sponsorizziamo ben più che volentieri la loro ricerca davvero meritevole (oh, se ancora non ci avete fatto un pensiero siete proprio buzzurrelloni). Eccovi quindi di seguito il link con tutte le info su come partecipare al progetto

http://www.setteperuno.it/partecipa/

SettePerUno, un blog che è un incontro al buio, ma curato nei minimi dettagli. Tutti per uno uno per tutti, come dicevano i Moschettieri, i Cyborg(sss), e un casino di altri cartoni superfichi degli anni ottanta. E dei cartoni superfichi degli anni ottanta non è che ci si può, ma ci si deve fidare. Di tutto il resto meglio dubitare. Anche dei troppi “qui” che abbiamo usato in questo articolo.

Eddai!