Mese: marzo 2014

Ricci di vizi

Mi sorridi per chiedere qualcosa, e lo fai benissimo, così io ci casco come la prima volta. Un’amicizia circolare, infernale, per niente salutare. Eppure mi sei stata vicina quanto lo era stata la parietaria al mio primo attacco di allergia serio. Ti annuso e scappo via, oggi. Tu sorridi e mi tieni dentro al cerchio, quando lo desideri. Parli male di tutti e sorridi per sorridere solo quando stai bene, otto volte all’anno.

Nera di ricci nera di vizi ti accontenti degli sguardi che partono dai denti. Affilati, che chissà quali ferite procurano nei localetti fumosi di Roma. Quelle notti agognate, quelle notti di culi stretti nei jeans, che strizzavano le possibilità e partorivano pensieri stupendi.

Una tenerezza il ricordo, una breve tenerezza che sconquassa ogni residuo di amarezza.

Pare che il sole cominci a entrare anche oggi in questo giorno nuovo.

P.S.

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Cervelli

Gangli e ossa. Nervi e unghie.

A conti fatti ne abbiamo di ognuno la stessa quantità, perlomeno così dicono.

Eppure, si dice, tu sia un miracolo della scienza.

L’unica donna senza cervello. E ancora in vita.

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S.A.

(nota: l’immagine è stata tratta da qui http://www.arsenalecreativo.com/wp-content/uploads/2013/11/telo-izlozba.jpg)

Silenzio

silenzio

Mi servirebbe quel silenzio che non so trovare più. Quel silenzio che sapevo creare, fin nel più piccolo suono o pensiero estraneo reso muto, nella mia testa.

Come una bolla. Come una zona neutra. Come una zona libera.

Come una stanza vuota da arredare, una spiaggia poco dopo l’alba, con il mare calmo e il sole tiepido. Come un letto appena rifatto. Un bicchiere da riempire.

Una pagina bianca e un sacchetto di parole.

Mi servirebbe quel silenzio, quel silenzio lì. Proprio quello.

Non un altro.

Come una strada di notte, quando esci mentre tutti dormono perché le gambe hanno bisogno di andare. Come quando spengi la televisione dopo un film e nessuno dice niente perché ci sono state troppe lacrime e troppe risate.

Avete presente?

Quel silenzio carico, quel silenzio perfetto.

Quello.

Come quando hai perso una cosa e ad occhi chiusi riavvolgi il nastro e poi lo fai ripartire per vederti mentre la metti chissà dove.

Quel silenzio che senti solo la sigaretta che sfrigola, il respiro e a volte il battito cardiaco. E il culo della bottiglia di birra che si appoggia sul tavolo.

Non so se ce l’avete presente.

Io sì.

E mi manca.

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