Mese: febbraio 2012

Vadoalcessoetorno – una nuova “rubrica”

L.J.M., uno degli autori, uno del bar di Taccuino all’Idrogeno. Questo è lui.

“Vadoalcessoetorno”, una sorta di rubrica, una sorta di nuovo appunto. Questa è lei.

Taccuino all’Idrogeno è lieta di annunciare in pompa magna (ci piacciono le forme “romanticoantichechefannonobiltàededucazione”) l’avvio di una nuova parte del Taccuino o, per meglio dire, l’utilizzo di alcune pareti del bar ancora intonse. E d’altronde, come avremmo potuto rifiutare una proposta arrivataci con codeste parole:

“…pensavo questo: nel vostro bar, manca il cesso. Ecco, io vorrei essere il cesso. O meglio, vorrei essere le pareti del cesso, che ascoltano mute ciò che un uomo o una donna dicono, quando si allontanano dalla “compagnia”. Immaginate la scena: si alzano da quel tavolo stracolmo di alcol, con la mascella stanca dal tanto ridere, (momento in cui ci si rende conto di essere sbronzi) e si trovano soli, se pur per trenta secondi, a far i conti con se stessi.”

La scelta di riportarle qui parola per parola è data dal fatto che spiegazione migliore non ci potrebbe essere stata. Sì, ok. Anche dal fatto che dove lo trovi uno che ti dice che vorrebbe essere il cesso? Eddai. Eh.

E dunque…seguite il link da ora in poi. E unitevi a noi nel nostro bar, entrando nei nostri Taccuini. E andate pure anche in bagno, che tanto c’è roba pure lì.

Un brindisi alle nuove pareti di Taccuino all’Idrogeno.

Su calici, bicchieri e stoviglie. Ce n’è. Ce n’è.

ps: cliccate, cliccate l’immagine. Non abbiate timori.

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In cammino, in cammino

Ogni cammino é
Come un’epopea di passi
Leggenda di movimenti
Testimonianza di coordinazioni muscolari
E di visioni laterali
Riflessioni
Parole che si formano sulla lingua
Passi recuperati dagli immobilismi recenti
Passi lenti per avvertirne la consistenza
Passi che non lasciano orma
Il Percorso si inventa sulla strada, camminare permette questa libertà, a destra c’è una fuga, nell’altra direzione il compimento di un sogno, ma da questa parte cosa c’è?
Mi permetto di guardare a terra e non salutare i passanti fino al momento dell’incrociarsi di sguardi
e di tensioni non-verbali, solo i gesti parlano
Ad una donna anziana di questa domenica poco affollata insinuo con voce allegra – lo sguardo lontano, l’attenzione altrove: dicono che faccia bene una camminata, sembra che voglia giustificarmi
Come faccio io? dice la donna
Ho raccolto queste – indica un pugno di erbe varie – come faccio altrimenti?
Dicono che fa proprio bene, ripeto e mi allontano, la incontro di nuovo al secondo passaggio del Percorso, stavolta silenzio tra noi, il dialogo che non era nemmeno un ragionar tra sé
Aguzzo lo sguardo, come nei giochi enigmistici, in cerca di segnali
Ne trovo qualcuno davanti ad una casa in costruzione
Ci sono diversi pacchetti accartocciati di sigarette Pall Mall di colore azzurro
C’è anche un pacchetto rosso dello stesso tipo di sigarette
Quando ripasso sul Percorso le rivedo
Ho intenzione di contarle, all’inizio ho questa intenzione ma
Non mi sembra un indizio rilevante nella statistica degli impercettibili inutili fatti del quotidiano
Ne conto comunque quattro
Mentre adesso scrivo mi rendo conto che il pensiero non si forma affatto, come ieri un passo dopo l’altro
Vorrei ritrovare la danza verbale del viandante che si rallegra in cuor suo d’una skyline immutata sulla destra quando sono in questa direzione di cammino, nei quasi due decenni in cui – il tempo è stato sempre un Percorso – quella linea non ha costituito semplicemente uno Stato d’Animo
Scoprire i particolari, comporre l’incastro, laggiù – devo voltarmi – c’era una torre medievale, sul punto più alto della linea, nella sua porzione centrale
Skyline, la linea del pensiero orizzontale
Ritorno a casa passando per il sito di un piccolo monumento che ricorda piccoli morti
mondi antichi, un angelo mesto sorveglia la scena
Una sorta di replay, focalizzare l’attenzione sui particolari
Il cippo dei caduti di guerra da una parte ha una maggioranza di Cesari, nel versante opposto prevalgono i Giuseppi, questo penso sulle scale di casa, il portone cigola da qualche mese, il cigolio mi impedisce la concentrazione giusta per non dimenticare i particolari della scena, in realtà voglio trovare un libro
A casa cerco il volume di Mastro Heidegger intitolato “In cammino verso il linguaggio”
Non lo trovo subito, prima una doccia, ha una copertina dal doppio colore: rosso e verde scuro, non lo trovo subito, devo rifare gli stessi gesti di quando l’ho messo dove si trova per ritrovarlo davvero e quando lo trovo (che animale che sono, eccolo là) apro a caso il volume con la copertina in brossura colore rosso-verde scuro
Cerco un senso immediato nel testo
Pagina 201, edizioni Mursia, prima pubblicazione italiana 1959, …zur Sprache, ci si inoltra per oscuri sentieri
Nel Dire originario – raccolgo un testimone spigoloso
Persiste una chiarificazione raccontante del linguaggio
Che indica il cammino verso il linguaggio
Che si spinge fin presso il linguaggio come linguaggio
Quindi al suo traguardo
La verità è che nel pomeriggio di un lontano primo aprile arrancavo su un Percorso desacralizzato
Accompagnato da un Cireneo caritatevole che continuava a parlarmi roteando quel suo dito dove indossa un anello a forma di crocifisso, incurvato per consentire di indossarlo
Un ronzio in testa mi impediva allora (sto facendo salti -come lampi- nel tempo) di capire le sue parole
Arrancavo fumando sigarette nervose, quell’ ultima volta che ancora fumavo
Anche se in altro luogo ed estraneo ormai a tutto
Sono accanto alla carrozza nera concettuale ora
-Adesso la carrozza è proposta, per l’acquisto, ad un miliardo-
Opera dell’artista di cui si celebrava la memoria in quell’altro primo aprile di burle
A Gino De Dominicis

Nelle foto ci sono persone –ma non io- che
Appena passate le ore sedici
Tutti con i bicchieri in mano degli aperitivi
Vino bianco fresco per rallegrare la in fondo triste serata
Che triste in realtà non vorrebbe essere nelle foto
Semmai serata evocativa eccetera
Ecco perché non c’ero, adesso mi ricordo
Stavo morendo di morte lenta
Anche se poi ghermito per i capelli, iniettatomi di sangue e terra d’altre latitudini, con altre coordinate linguistiche in testa, un miscuglio di lemmi, singulti, schiocchi, francesismi, spagnolismi, esse finali, parole con poco stupido senso grammaticale, che diventavano tutte insieme un suono spaventoso che non ricorda altri sottofondi, tutto questo nel delirio di ricordi e di rimandi
La morte lenta, soffice, senza un apparente perché
Sembrava tutto così triste ma era un ripetere antiche formule giaculatorie con il mio amico durante quel colloquio in penombra
La mattina dopo, la domenica, il cammino e il pensiero che si forma camminando
Nessuna cosa è dove la parola manca.
W.P.

Taccuino all’Idrogeno – Gennaio/Febbraio 2012 – Numero 13

Iniziare il 2012 con il numero 13?!

Cioè, che il numero della prima uscita dell’anno nuovo, che già trattasi del 2012 che in tanti dicono sia nefasto, sia proprio il numero 13?!

Lo sappiamo, in pochi hanno la stoffa (o il coraggio, oppure è andata semplicemente come è andata) per iniziare questo Maya-year così: noi siamo tra quelli, dunque, hu hu hu (per semplice equazione matematica più che altro). E vi sfidiamo, sempre dunque, a leggerlo senza restare fulminati, per dirne una tra le mille…eeeeeh sì (ps: c’è anche uno nuovo, quindi il bar è strapieno…forse causa neve?).

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Taccuino all’Idrogeno – Numero 13 (pdf)

Taccuino all’Idrogeno – Numero 13 (issuu)

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E ricordate:

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Non arrivavano in molti fino a trent’anni.

La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre.

L’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo.

Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere | prima che tramontasse il sole,

prima che cadesse la neve. 

(da La breve vita dei nostri antenati)

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…con un ciao a Wis.

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Leggete il Taccuino all’Idrogeno – Numero 13

(invece di toccarvi qua e là con movimenti coadiuvanti le metodologie antisfiga, tsè).

Allo stesso tavolo…

 

In attesa della nuova uscita del Taccuino (domani, n.d.r.)…

Avete visto chi spunta tra le pagine del nuovo libro di Mia Parissi, Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta? No, perché, beh, ecco, sarebbero gli adesivi, che si possono utilizzare anche come segnalibro (o anche per tappare gli spifferi, per accendere un fuoco, per imballare nuovamente un elettrodomestico che avete scoperto rotto e dovete riconsegnare, appena comprato, ecc ecc…) proprio del Taccuino all’Idrogeno. Ah, che gran bella soddisfazione!

Non ci resta che ringraziare con svariati boccali l’amica (possiamo chiamarti amica, vero?) Mia Parissi (cliccate sul nome per collegarvi al suo sito, e da lì perdervi anche nel suo Blockmianotes’s Blog) che alla presentazione della sua nuova fatica libraria “Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta” si è gentilmente offerta di pubblicizzare un po’ il Taccuino (che a detta sua le piace un casino, e mica scemi noi, eh!) aiutandoci a distribuire un po’ di adesivi – che abbiamo le case piene ormai…

E, oltre a ringraziarla, non ci resta che ricambiare il favore dicendovi: “Comprate il suo libro – comprate il suo libro – comprate il suo libro” (goooong)!!! Più che altro perché ce l’abbiamo anche noi e merita, e non perché siamo qui a far pubblicità a gente a caso! Sei racconti, diciannove tavole illustrate, formato cartaceo, formato ePub (che non è una bestemmia)…ma che volete di più? Fidatevi. Lo diciamo noi.

E arriverà pure la recensione, statene certi.

Buone letture. Viva le joint venture (di questo tipo). E ah, se vi interessano gli adesivi del Taccuino, appena siamo in giro da qualche parte, veniteci a trovare (o cercateli incollati ai muri, agli autobus, ai tram, a chi più ne ha più ne metta, delle vostre città) e saremo lieti di omaggiarvene.

Alè.