Mese: giugno 2011

Un pensiero su Wis

Strano pianeta e strana la gente che lo abita,

sottostanno al tempo ma non vogliono accettarlo.

C’è una strana e sottile forma di intuito nel suo poeticare, anche quando parla delle storie dei suoi e dei nostri antenati. Qualcosa di limpido che sfugge alla ovvietà della situazione stessa e la conduce in altre direzioni, verso altre domande. Verso altre ragioni.  C’è qualcosa di scontato di cui non ci eravamo ancora accorti e che lei riesce a portare alla luce stordendoci pure, in molti casi. Si interroga sui grandi temi di sempre, spesso però dimenticati come contenuti in favore della forma, o al contrario usurpati proprio come contenuti in favore della vendita, creando dei versi che sono delle piccole conversazioni tra amici, dei piccoli aforismi, come quelli che nascono frequentemente nei bar o negli ospedali, piuttosto che nelle sale imbevute di intellettuali che girano in circolo su loro stessi e in loro stessi rimangono. I grandi temi di sempre ma anche la gente comune, come lei, come chi vuol leggerla senza veli e senza alcun occhiale a filtrare i sensi e la ratio. E’ un essere quotidiano che erra per luoghi quotidiani chiedendosi come tirare avanti, come percorrere, come risalire la scogliera (o discenderla), come attraversare un ponte in bilico su un dirupo.

E’ ogni giorno. E’ un uomo non affranto e non nostalgico, ma che vaglia tutte le risposte con volontà di procedere, con semplicità, con leggerezza di linguaggio, con ironia. E’ un uomo ma potrebbe essere più di uno. Perfino quando ci scrive di Hitler. Semplicità. (Quasi) immaginabile.

E’ gente.

Come vivere? – mi ha scritto qualcuno,

a cui io intendevo fare

la stessa domanda.

 

Da capo e allo stesso modo di sempre,

come si è visto sopra,

non ci sono domande più pressanti

delle domande ingenue.

Wislawa Szymborska, “Scorcio di secolo”, Gente sul Ponte.

 I.M.

Nota:

l’incipit della “recensione” è tratto da Wislawa Szymborska, “Gente sul Ponte”, Gente sul Ponte.

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Il teatro

Il teatro si era fatto subito più intimo, le luci soffuse acuivano l’olfatto. Odore di legno, polvere e velluto.
La voce della cantante le stava portando via qualcosa. Sensazioni. Eventi che non ricordava chiaramente, di cui però, tra una nota e l’altra, poteva sentire l’assenza.
La nostalgia è un’arma talmente sottile…
Avrebbe voluto intervenire, interrompere l’esecuzione , dire “Sì, c’ero anche io! Anche io lo ricordo! La spiaggia, gli amanti, le mani strette al cuore!”, ma no, non c’era niente di tutto questo nella sua memoria d’argilla. Niente che non fosse già stato filtrato e perduto, trasformato e nemmeno salutato.
Dicevano che l’operazione era andata bene, ma si soffermavano ad un unico risultato: lei era ancora viva.  Alla medicina bastano involucri vuoti, in salute, in grado di respirare autonomamente. Mentre alla famiglia no, di solito. I parenti, gli amici, i vicini di casa… tutti continueranno a portarti a teatro e al cinema e ai parchi nella speranza di riempire i buchi, raccontandoti una storia che dovresti conoscere.
“Nell’incidente è morto anche tuo marito” le avevano detto, provocandole prima uno sguardo sfinito dal vuoto e poco dopo una domanda: “Come si chiamava?”.
Anche l’incidente aveva dovuto farselo raccontare, assieme al motivo per cui, aprendo i cassetti di casa sua, continuava ad imbattersi in minuscoli abiti da bambina. “Era una femmina, sai? Eri di 6 mesi”, le diceva con dolcezza l’amica.
Una grossa cancellatura, una sgommata ampia e precisa.
Seduta in quella poltroncina rossa continuava a cercare indizi. Nella penombra, tra le decorazioni barocche, nella cera delle candele. Le si accostò una voce all’orecchio per informarla: “La canzone è tua. L’hai scritta tu e la cantavi in questo stesso teatro.  Il testo parla di te e Filippo, di quando vi siete innamorati, e di Giulia”.
Giulia. Il nome gentile, fatto di tante piccole volute, ricamato in colori pastello su tutti i minuscoli abiti.

L.W.

Foto di L.W.

Taccuino all’Idrogeno – Maggio/Giugno 2011 – Numero 9

Ma voi davvero credevate che non fossimo dei recidivi? Vi sbagliavate di grosso…ed ecco qui la prova cari signori. Nonostante le solite mille peripezie, il tempo (sempre troppo poco), le malattie (stagionali?), le missioni quasi in incognito, la macchina che non parte, l’ombrello che non si apre, i piedi che puzzano, i treni soppressi, il computer che si rompe, gli esami universitari, gli esami del sangue, l’invasione zanzare, quella di mosche e non da ultima quella di cavallette (perchè c’è sempre un’invasione di cavallette) i nostri non si son fatti scoraggiare e hanno affrontato tutto con ardore, sconfiggendo i nemici con coraggio e audacia e…

Ah no, già, questa è un’altra storia.

E’ uscito Taccuino all’Idrogeno – Numero 9, ecco invece la storia più interessante. Roba forte. Anche perchè vi accorgerete che tutto quello che abbiamo testè scritto è effettivamente realmente accaduto – o quasi. Perchè noi non ci inventiamo mai nulla – o quasi. Insomma, quasi quasi sarebbe da leggerlo per verificare, no?

E scusateci per l’auto-pubblicità.

Taccuino all’Idrogeno – Numero 9, direttamente dai luoghi più impervi, qui per voi:

PDF: Taccuino all’Idrogeno – Numero 9
ISSUU: Taccuino all\’Idrogeno – Numero 9

Dopo tutta ‘sta fatica non leggerlo sarebbe un disonore. Ok, abbiamo esagerato. Sono le otto e tutto va bene.

Soliti bicchieri con ghiaccio su, a voi!

I Taccuini

Aspetta a tirare la catenella… Toylet Mag!

Un nome audace per un sito ed una rivista.

Un sito semplice e ben articolato.

Un video di presentazione come quelli che si vedevano ai bei tempi su MTV (quando ancora presentava uno di nome Enrico, micca pizza, fichi e veline di vario genere). Una sezione per ogni, o quasi, forma d’arte.

Dei sottoparagrafi in ogni sezione, per ogni esigenza.

Immediato, vero, essenziale, scarno e diretto. Per sapere tutto ciò che ci sarebbe da sapere ma che tanti non ci fanno sapere perché il sapere non s’ha da sapere. Sapevatelo (c’è questa voce in giro).

Ecco Toylet Mag. Piccolo o grande che sia, un quasi-opuscolo o un blog, ci sia la notizia del secolo o meno, quelli di Toylet son sempre sul posto e ci spiaccicano su sempre due righe. Perché restare (o essere informati) non è solo una questione di ricerca personale, ma anche una questione di cosa ci viene fatto sapere (ahinoi!). E questi qui proprio non ci stanno a lasciarsi scappare arti e cultura rock senza bussare a più porte possibili dicendo “ehi, ma che diavolo, ma non ti eri accordo di ‘sta roba?”.

Ecco Toylet Mag. Che probabilmente senza di lui (o lei?) ci sarebbero sfuggiti i 100 film essenziali che ci stiamo tanto affannando a reperire in giro per tutta Italia. Magari pure non avremmo conosciuto JBrock e Alicè (diciamocelo, ma si poteva perdersi una con un nome del genere?) o Screamin’ Jay Hawkins oppure…basta, non vogliamo rovinarvi la sorpresa. Perché c’è tanta roba in Toylet Mag.

Ps: e nel video di presentazione c’è anche un cesso. E non è censurato. E viaggia pure in giro su un remix di Bitter Sweet Simphony dei The Verve. Ma pensa questi qui!

Toylet Mag. Per non buttare l’arte giù per il water.

E tu cosa stai aspettando per bertela?