Month: dicembre 2010

Nostalgia

È un dolore morbido, la nostalgia. All’improvviso manca qualcosa, o qualcuno, o un luogo.Un odore, una luce. Uno sguardo, un gesto, l’energia di un corpo.Una stanza, una strada d’estate, un angolo di mondo. Una voce. Un sorriso. Suoni. Parole. Una particolare inclinazione. Si stringe lo stomaco, e lasceresti cadere anche una lacrima solitaria, non fosse che il dolore morbido della nostalgia non fa piangere. Fa sorridere.Di un sorriso largo, che si appoggia su una lieve smorfia. Una smorfia nostalgica.Bisognerebbe sempre fermarsi, quando arriva la nostalgia. Qualunque sia la cosa fondamentale che stiamo facendo.Fermarsi. Sprofondare. Bersi tutto. Catapultarsi nell’attimo. Vivere l’odore, la luce. Vedere lo sguardo, il gesto, sentirsi accanto a quel corpo. Ricomporre, pezzo per pezzo, quell’inclinazione particolare. Quel sorriso. Quella voce. Quei suoni. Quelle parole.
Fermarsi.
Lasciarsi stropicciare dal dolore morbido.
Fermarsi, lasciar perdere tutto, tutto il presente, tutto il qui, tutto l’adesso.
E ascoltare quello che ha da dirci la nostalgia.
Ascoltare bene.
Concedersi tempo.
Farsi un regalo.

J.W.

Taccuino all’Idrogeno – Novembre/Dicembre 2010 – Numero 6

Beh, è quasi Natale.

Beh, se è per questo il 2012 si avvicina sempre di più.

Beh, ma tanto la data della fine del mondo è stata cambiata.

Beh, adesso l’importante è che è il 10 dicembre.

Due mesi dall’ultima uscita, un anno giusto giusto di Taccuino all’Idrogeno e un bel po’ di novità. Dei nuovi arrivi seduti al nostro bar, altre storie messe lì sul tavolo, qualche aggiustatina all’arredamento, un’edizione Anniversario Reserva e una continua barcollante evoluzione a piccoli sorsi. Dicono che chi va piano (va sano e) va lontano, non c’è fretta. Vedremo se ancora una volta le nostre famigerate nonne azzecca tutto avevano ragione (mentre in tutto questo ci chiediamo: e i nonni dov’erano? Sono loro che hanno aggiunto il “va sano”? E’ stato tutto un complotto? Gli alieni esistono?) e se voi l’avevate notato.

Beh, dovete dircelo voi, noi vi attendiamo!

Taccuino all’Idrogeno – Numero 6 (pdf on-line)

Taccuino all\’Idrogeno – Numero 6 (sfogliabile su issuu)

Il numero pre-natalizio che di natalizio non ha proprio nulla. Siamo tenuti a specificarlo.

L’ennesimo brindisi a voi!

 

Lunedì

Se non avessi sbattuto la testa stamattina, probabilmente non avrei barcollato fino alla stazione della metro.
Mi sarei invece incamminata a passo spedito e con sicurezza avrei raggiunto la solita fermata.
Neanche un’occhiata a chi mi stava intorno, occhi bassi sulla strada per non scivolare e solo uno sguardo veloce alle figure animate e vicine. Rimuginare sulle solite cose e pianificare la giornata e le parole.
E invece stamattina non riuscivo a tenere i passi, che scappavano ovunque.
Dondolavo per tenere la traiettoria, avranno creduto fossi ubriaca. Ma tutto si muoveva, la mia testa era leggera, pensavo si sarebbe staccata per volare. Ecco il perché del cappello.
Avevo l’impressione di camminare sui trampoli, il suolo lontano e un’eco, a tratti vicinissimo.
Non capisco, ho sbattuto la testa come mille altre volte. Ma oggi fa quasi bene, oggi mi piace.
Non riuscire a capire da dove vengano le voci, sorridere perché non riesco a tenere fermi i muscoli della faccia. Gli occhi ancora mi pulsano, è sempre così il mattino. È sempre così il lunedì.
Per fortuna quando ho sbattuto la testa ero già vestita, altrimenti avrei fatto così tanta fatica. Decisamente tanta.
E le lettere della tastiera stamattina si mescolano e più del solito le sento dire “dai, schiaccia me!”.
Ah la metro, quanto amo viaggiare in metro. Sono riuscita ad entrare, stamattina, per fortuna.
Urtando qua e là mi sono seduta e tenuta ben salda, o almeno questa è l’impressione che ne ho avuto.
Una volta scesa le scale sono state un problema, ma le risate che ormai uscivano copiose dalla mia stessa bocca mi hanno aiutato.
Ah stamattina, l’ho detto che ho sbattuto la testa? I pensieri si sono mescolati tutti e non riuscivo più a staccarli gli uni dagli altri. Come quando da piccolo ti regalano il pongo colorato e in un impeto di creatività lo mescoli tutto assieme. Ecco, una Pangea colorata e unica.
E quasi mi sembra escano dalle orecchie fili colorati che si avvinghiano ovunque.
Forse perché stamattina sistemandomi le scarpe ho sbattuto la testa. Lo sapevate?
S.A.

Primo Premio

Mi hanno appena parlato di un

ragazzo, un

poeta, un coetaneo.

Non uno scribacchino con

quattro fogli spiegazzati come

il qui presente, ma un esimio vincitore

di concorsi di poesia.

 

Tempo fa ho letto un paio dei suoi lavori.

Poesie d’amore.

Le ha pure pubblicate, tanto che è un figo.

Mi chiedo quante ne possa rimorchiare con

simili..

doti.

 

“aaaaa” e poi “eeeeeaiotremprestamiiiiii”

e ancora:

“tuuuuuamrieee te sipreeeeeeeeee”

“oooooooooooooo”

“ma io….”

“siiiiiii”

“gnaaaaaaaaaaaaaaa”

 

più o meno suonano così.

Una nenia straziata, un cuore troppo piccolo

per tutte quelle emozioni.

Grand’uomo.

 

Ma in fondo che ne so io?

Non gli ho mai nemmeno parlato.. insomma, avrà i suoi motivi.

Lo spero almeno. Ma dove tira a parare?

Del grande amore?

già detto..

Dell’amore tormentato?

già scritto..

Della morte dell’amore?

già girato..

Dell’amore omosessuale?

oramai è obsoleto..

 

E’ solo questo che mi lascia perplesso.

Mi avessero fatto leggere venti pagine di

un tipo che descrive minuziosamente i suoi trastulli notturni

infilando il cazzo tra il materasso e il muro.. ecco..

eccotela una poesia d’amore!

 

Ma di donne, di cuori infranti, di fiori,

di sguardi, di occhi lucidi.. ce ne sono già stati così tanti..

è di muri che abbiamo voglia!

¡ materassi trapanati da masturbatori folli!

¡ cuscini sfondati da verghe inarrestabili!

¡ cavolfiori deflorati sul tavolo della cucina!

ecco quello di cui vorrei leggere..

siamo arrivati fino a questo punto,

perché fermarci a rivangare il passato?

siamo andati a fondo?

ma continuiamo!

sempre più in basso, sempre più grattando nel

denso e nel

pesante.

 

volete darmelo?

ebbene c’è già scritto sopra:

“Primo Premio”

non vi resta che firmare e

sganciare

il

malloppo.

 

F.K.