Month: ottobre 2010

Insolite sirene in viaggio…

Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.

Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).

 

“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”

(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)

 

Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.

Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/

dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:

http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html

Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):

http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/

E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).

Prosit!

Lettera a Sussi

Nota: “…si sedette al banco, come l’altro qualche giorno prima (…) pareva volesse estrarre un’arma dalla giacca e farci fuori tutti. Invece tirò fuori un foglio da una qualche tasca interna. E lesse.”


Comuncè, 13 maggio 2010

Cara Sussi,

… mia cara. Dove sei? Quando verrai a trovarci?

Devo confidarti che a volte sembra che tu non ci sia mai veramente stata. Ormai sei solo un bel ideale mai realizzato. Parrebbe proprio che il nostro caro signor Bene Comune interessi a pochi, quasi a nessuno, affogati come siamo nell’indifferenza individualista.

Dal altro canto è pur vero che è difficile esserti veramente amico. Esserlo comporta che ciascuno debba preoccuparsi anche dei problemi altrui o perlomeno che si contemplino questi ingombranti altri nei propri progetti. Bada bene che non sto parlando degli emarginati, dei diversi, dell’onnipresente bambino africano con il ventre gonfio che ormai non fa più effetto a nessuno. Quelli non hanno fascino, non sono trendy, sono OUT!

Mi basterebbe che chi decide di esserti amico imparasse almeno ad aver rispetto per il suo vicino, per l’autista che guida il bus che ogni giorno lo porta al lavoro, per la cassiera del supermercato sotto casa (ma poi, esistono ancora questi “supermercati sotto casa”?).

Meglio emulare il folklore dei belli, le usanze dei ricchi, di coloro che ostentano in tutto, i vincenti di turno, che il pianeta lo strapazzano senza nemmeno accorgersene e non riescono neanche a guardare al di là del proprio naso (per dirla alla Mary Poppins!).

In questa società vetrinizzata, dove tutto deve essere bello, attraente e sempre giovane, tu Sussi non ti sei mai sentita a tua agio. Prima ti sei arrovellata il cervello con i tuoi complessi, tentando di capire perchè la pensassi in maniera così differente dagli altri. Ti sei sentita esclusa, addirittura quasi di troppo.

Poi crescendo hai creduto in te stessa e combattuto per i tuoi princìpi. Ma per farlo fin in fondo avevi bisogno dell’aiuto degli altri. Tuttavia solo apatia, incuranza e rassegnazione ti erano affianco. Hai deciso di espatriare in cerca di altruismo, senso civico e comune memoria.

Cara Sussi, se sei riuscita nella tua ricerca, aspettami, sto venendo da te. Mi attenderà un viaggio lungo e tortuoso ma ci proverò comunque.

Eccomi Sussidiarietà sto arrivando.

Il tuo umile e speranzoso amico J.P.

Traiettorie di un ragazzo proiettile

Nota: l’altro giorno nel nostro bar è arrivato uno, un forestiero. Ha ordinato da bere e si è seduto su uno sgabello, ha detto di chiamarsi H.F. e ha cominciato così…

Non si tratta, propriamente, di uno stato di confusione. Sai chi sei. Sai dove vuoi andare. Ti ricordi cosa hai fatto il giorno prima.

E’ una questione di respiro.

Inspira. Tieni dentro. Espira.

La bionda dagli occhi cerulei e il culo sodo piegata sopra di me si chiama Gilda. I suoi genitori, due scoppiati di sessantottini, le hanno dato questo nome per via del film. E’ stata Gilda a dirmelo. Nell’orecchio, mentre mi aiutava a flettere la schiena.

Il karma…il respiro…

Quando a me, io sono qui per il culo di Gilda. O forse no: sono qui per il culo.

Neanche.

La mia vita è talmente vuota che per riempirla sono costretto a rubare, mangiare avidamente, bere birra fino alla nausea e scopare in giro.

Nulla serve. Tutto è permesso. Probabilmente ho l’Aids.

“Luca”, mi dice Gilda, “sei rigido.”

“Quasi sempre.”

“Ma queste cose così non funzionano.”

“No?”

“No, devi respirare.”

“Ah”.

E così la guardo, respiro, penso: ma quando lo capiranno, questi cazzoni imbalsamati, che noi occidentali non siamo fatti per la respirazione karmica? Che cazzo ci facciamo qua, vestiti da santoni? Che cosa?


E così la tiro per la giacchetta. La tiro e le dico:

“Senti, Gilda, ci stanno fottendo il futuro.”

“Cosa, scusa?”

“Il futuro, dico. Ce lo stanno fottendo.”

“Ma che dici? Chi?”

“Non lo so. Qualcuno. I vecchi, la Lega, i neoliberisti, la ruota della fortuna. Che cazzo ne so? Ti dico che stiamo morendo dentro”.

Gilda sorride.

“Non perdere la concentrazione”, dice.

E io sono vuoto. Tanto sazio da esser vuoto.

Avrà un senso?


H.F.

L’altrui intervista a Massimiliano Santarossa

La gran cosa è resistere e fare il nostro lavoro e vedere e udire e imparare e capire, e scrivere quando si sa qualcosa; e non prima; e, porco cane, non troppo dopo.
Ernest Hemingway

Siamo soliti non postare qui, in quello che è un blog pensato proprio come un taccuino personale di sfoghi, possibili e improbabili o varie interviste, link a siti (per quello c’è già il blogroll) o a video, ma riteniamo in questo caso di dover fare un’eccezione – che potrebbe poi magari rivelarsi un buon precedente, chi lo sa (e così c’avremmo pure la scusa).

Di seguito vi indichiamo un estratto e il link ad una, secondo noi, meritevole intervista che Angelo Ricci (Notte di nebbia in pianura, Manni Editori) ha fatto a Massimiliano Santarossa, scrittore del Nordest in tutti i sensi. Vi chiederete forse come mai questo slancio. Siamo noi amici di Angelo Ricci? No. Ci ha tal signore pagato per scrivere questo post? No, decisamente no. C’è qualche forma di parentela tra il di cui sopra signore e qualcuno del Taccuino? Ancora no. Siamo parenti di Massimiliano Santarossa? No, avete vinto delle bolle colorate, o un pacco di pasta, a vostra scelta (vi risparmiamo le biro verdi dai).

Il fattore Nordest prima citato non c’entra in realtà con le motivazioni di questa nostra pubblicazione, che speriamo aiuti questa intervista a ricevere ancora più visibilità di quella che già ha, ma piuttosto ci interessava segnalare quanto questo “scrittore”, che invero non definirebbe sé stesso con quella parola se non ne fosse “costretto” per utilità editoriale, sia vicino al nostro pensiero e alla nostra idea di “scrittura” come “osservatori attivi” della vita che credono nell’uomo prima che nelle frange e nei fronzoli ricamati con cura dagli artisti. Sicuramente a lui viene meglio che a noi ma questo non ha importanza per quanto ci riguarda.

“Non vogliamo essere nulla più che avventori seduti al tavolo di un bar, a chiacchierare del più e del meno cercando d’essere i primi degli ultimi, i migliori dei peggiori; a sputare budella mentre guardiamo i fondi dei nostri bicchieri ormai vuoti. Rialziamo gli sguardi per guardarci negli occhi. Insomma, non illuminiamo ma di sicuro facciamo ambiente.”

(dal Manifesto di Taccuino all’Idrogeno)

Massimiliano SantarossaEcco perché vi riportiamo di seguito, come anticipazione, una delle domande/risposte dell’intervista qui sopra citata, che speriamo vogliate leggere perché davvero pregna di significato. Così come speriamo vogliate leggere i libri di Massimiliano Santarossa. E non vogliamo aggiungere altro perché i motivi vengon da soli.

Davvero buona lettura a voi, in alto i bicchieri, salute!

 

“Un’ultima domanda. Che cosa consigli a chi sente il bisogno di affidare alla parola scritta le proprie idee, le proprie gioie e, perché no, le proprie sofferenze?”

“Consiglio sempre di lasciar perdere. Scrivere è molto doloroso, implica un viaggio dentro se stessi e spesso si scoprono i mostri sotterrati.

Poi credo che gli scrittori debbano mettere in guardia gli “aspiranti”, tentando di farli desistere. Per lo scrittore debuttante è necessario superare ostacoli, scavalcare muri, mettere alla prova la propria resistenza. Questo è il primo grado di selezione, per dividere chi vuole scrivere per bieco interesse e chi invece per necessità vitale. Solo i secondi meritano di arrivare alla pubblicazione.

Superato il primo ostacolo, passo all’unico consiglio valido: vivete, vivete molto. Perché bisogna vivere, prima di scrivere.”

E qui di seguito il link diretto all’intera intervista:

http://nottedinebbiainpianura.blogspot.com/2010/10/intervista-massimiliano-santarossa.html

E un grazie, anche se non ci si conosce – ma qui sta il bello – ad Angelo Ricci (di cui vi consigliamo caldamente di leggere il blog, Santarossa a parte).

Non scrivo mai cose che non mi sono accadute.
William Faulkner