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Provi a fermare il tempo in ogni modo, e ottieni solo che rallenti di qualche minuto. Bella cazzata. Però in fondo ha un senso: come ogni buona prosa, la vita non ha un metodo.
K.S.
Sturmtruppen
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in IDROGENO LIQUIDO (Appunti, articoli, poesie, psicosi immediate. Dalla carta alla rete.) il 17 marzo 2011
allora, vecchio Joe, ti è piaciuto farti
male stasera?
secondo me sì, un po’ ci hai goduto, ti sei sentito
un po’ vivo.
e ora guardi le nuvole di fumo che
si spandono per la stanza, rievochi
il pugno allo stomaco che ti sei preso poche ore fa
e pensi che non ha fatto poi così male
anzi, ti dirò,
vecchio Joe,
che sei ogni volta più forte.
presuntuoso, sì, ma anche forte.
e devi convincertene tu per primo, sai?
che fai? un sorrisetto malizioso, di chi la sa lunga?
no, no vecchio mio, sei ancora ben lontano dal conoscere
queste cose
ti credi più furbo degli altri ma, lo hai appena
provato, si riesce ancora a coglierti in fallo,
ad assestarti un bel cazzotto.
non fa già più male dici?
sono contento, sono
contento per te.
un po’ ti invidio sai? il tuo distacco, il tuo sguardo,
il modo in cui osservi un fiore, o una donna,
il gesto che fai quando ti accendi un fiammifero,
la calma con cui giri un caffè e poi lo sorseggi.
immagino siano queste le tue sicurezze.
e per questo ti ammiro, e forse, senza troppa invidia,
ti stimo.
stammi bene
F.K.
Raggomitolati
A volte non si può far altro. E si resta così. Indicibilmente inermi. Chiusi a parare i colpi, anche se è da dentro che arrivano. Raggomitolati, per non sbriciolarsi come legno marcio. Si resta così, immobili, stretti.
Si resta così. Sigillati. Raggomitolati nel tentativo di frantumarla, quella cosa. Quella cosa che litri di inchiostro non sono riusciti a raccontare.
Quella cosa aggrappata al cuore, con le unghie, e nello stomaco, alle ossa, sotto la pelle. E nella testa, sibilo infinito indefinito, inquinante, che impone ritmi anomali e sovrasta il suono buono.
Quella cosa che ti altera il sorriso, che infetta il pensiero. Quella cosa che straccia un passato già logoro e sbiadito, e calpesta ricordi già instabili, e scardina il sentimento che ha travalicato l’impossibile per mutare, e sopravvivere. Per non soccombere, e non doversi biasimare, e compatire, e detestare.
E si resta così. Arresi. Con quei litri di inchiostro lasciati lì. Secchi e inutili. Fallimentari. Falsi. Osceni. E parole che non hanno il coraggio di affondare, di dire, di affermare. Che non possono affondare, dire, affermare.
Perché quella cosa deve essere vomitata, sputata, gridata. Con la voce, con il corpo, con gli occhi.
Non è cosa che può essere dissolta nell’inchiostro e dispersa sul foglio. Non si può e non serve scriverne.
E se non si può scriverne, si resta così.
Raggomitolati.
J.W.
Senza Titolo
Circondami. Danzami attorno. Afferrami e tirami.
Ora fammi correre, lasciami. Cado. Colpiscimi. E fallo con forza.
Una, due volte. Sento qualsiasi dolore ma vedo già più avanti.
Adesso abbracciami, lasciami piangere.
Fammi leggere le labbra e quando sorrido ritorna a colpirmi.
Prendi bene la mira, rompi qualsiasi cosa.
Labbra, cartilagine, ossa, pelle.
Vai giù e continua a colpire finchè non senti lo stomaco aprirsi.
E inghiottire tutto quello che c’è.
Guardalo chiudersi, ricucirsi. Accarezzalo, tienilo fermo.
E affonda di nuovo le dita.
S.A.
Nostalgia
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in IDROGENO LIQUIDO (Appunti, articoli, poesie, psicosi immediate. Dalla carta alla rete.) il 15 dicembre 2010
È un dolore morbido, la nostalgia. All’improvviso manca qualcosa, o qualcuno, o un luogo.Un odore, una luce. Uno sguardo, un gesto, l’energia di un corpo.Una stanza, una strada d’estate, un angolo di mondo. Una voce. Un sorriso. Suoni. Parole. Una particolare inclinazione.
Si stringe lo stomaco, e lasceresti cadere anche una lacrima solitaria, non fosse che il dolore morbido della nostalgia non fa piangere. Fa sorridere.Di un sorriso largo, che si appoggia su una lieve smorfia. Una smorfia nostalgica.Bisognerebbe sempre fermarsi, quando arriva la nostalgia. Qualunque sia la cosa fondamentale che stiamo facendo.Fermarsi. Sprofondare. Bersi tutto. Catapultarsi nell’attimo. Vivere l’odore, la luce. Vedere lo sguardo, il gesto, sentirsi accanto a quel corpo. Ricomporre, pezzo per pezzo, quell’inclinazione particolare. Quel sorriso. Quella voce. Quei suoni. Quelle parole.
Fermarsi.
Lasciarsi stropicciare dal dolore morbido.
Fermarsi, lasciar perdere tutto, tutto il presente, tutto il qui, tutto l’adesso.
E ascoltare quello che ha da dirci la nostalgia.
Ascoltare bene.
Concedersi tempo.
Farsi un regalo.
J.W.





