Articoli con tag S.A.

Cervelli

Gangli e ossa. Nervi e unghie.

A conti fatti ne abbiamo di ognuno la stessa quantità, perlomeno così dicono.

Eppure, si dice, tu sia un miracolo della scienza.

L’unica donna senza cervello. E ancora in vita.

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S.A.

(nota: l’immagine è stata tratta da qui http://www.arsenalecreativo.com/wp-content/uploads/2013/11/telo-izlozba.jpg)

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In caso di emergenza…

In caso di emergenza - S.A.

S.A.

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Ci ho rimesso la faccia

Ci ho rimesso la faccia

 

Ci ho rimesso la faccia (1)

S.A.

 

 

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Alla deriva

Le strane condizioni in cui il sig. Oh si era trovato a vivere avevano sviluppato in lui timori fondati di poter letteralmente cadere stecchito in ogni attimo.

Non solo perché le sue povere gambe non avrebbero retto, ne era convinto, fino al passo successivo. Ma perché le altre persone, addirittura gli animali, per non parlare poi degli oggetti, avevano la strana tendenza a piombare al suolo al suo passaggio, quasi richiamati da una forza gravitazionale doppiamente presente.

Il problema si poneva quando doveva bere un bicchier d’acqua, maledette mani scivolose, quando decideva di andare al lavoro in bicicletta, dannata catena, o quando ancora spargeva nolente il contenuto delle sue tasche sull’asfalto appena steso.

Al sig. Oh piaceva tanto viaggiare. Amava la sensazioni di straniamento che provava nel sentirsi tra le orecchie dei nuovi suoni, che sapesse ricondurre a sensi compiuti o meno.

Osservava con il cuore pieno tutti i nuovi colori di un paese mai visto prima, ne aspirava il vento e sorrideva di continuo a quei volti provvisori.

Di anno in anno trovava l’idea di volare però, sempre più spaventosa. Aveva stretto i denti, preso pillole che lo facessero addormentare nel preciso istante del decollo, si era addirittura procurato strani amuleti. Nessun aereo per il momento aveva ceduto alla sua presenza, ma era solo questione di tempo, si ripeteva.

La continua oscillazione tra la brama di andarsene e il terrore di non farcela a superare un’ulteriore prova, lo sfiniva. Alla fine, quest’ultimo prevalse.

Proprio poco prima dell’ultima, sognata meta: il Giappone.

Per anni aveva recuperato informazioni, messo da parte il denaro necessario, atteso quel momento.

Ma non si arrendeva all’idea di dover cedere, nonostante tutto.

E a chi gli chiedeva “Come visiterai il Giappone, allora? Parti, che attendi?” Egli soavemente rispondeva, tranquillo: “La deriva dei continenti”.

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S.A.

nota: immagine di I.M.

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In-quiete

La prima volta che vidi con la coda dell’occhio un movimento furtivo sulla parete, credetti ci fosse qualche bestiolina che camminasse per casa.

Poi fu la volta di un’ombra proiettata per pochi istanti proprio di fronte a me, mentre scrivevo chino sul tavolo.

Dopo qualche giorno, mi sembrava qualcosa si fosse mosso dietro di me, mentre lavavo i piatti sovrappensiero.

Cominciarono poco alla volta, sempre istantanee e appena percepibili. I miei occhi, e soprattutto la mia testa, non mi avevano mai ingannato così.

Se percepivo qualcosa, sapevo che quel qualcosa c’era, esisteva e accadeva. La tangibilità delle mie sensazioni era scontata, per me.

Ma dovetti abituarmi a quelle allucinazioni.

La verità è che non mi spaventavano, perché ogni qual volta mi colpivano, mi sentivo in compagnia di qualcosa di conosciuto, che sapevo provenire direttamente da me.

Aspettai, credendo che sarebbe arrivato anche il resto.

Insomma, allucinazioni più serie, voci nella mia testa, straniamento, confusione.

Ogni qual volta si presentava una nuova illusione, tendevo le orecchie, attendevo con una punta di trepidazione.

Quel rumore esisteva? Un giramento di testa valeva?

Mi ero addirittura stampata un bigliettino con i miei dati e i numeri di telefono da contattare in caso di necessità, che tenevo sempre con me.

Ma niente di tutto questo arrivò.

Quasi mi sentivo delusa. Insomma, se non ero sull’orlo dell’isteria, morte per cause cerebrali, semplice pazzia, che senso aveva tutto questo?

Già sognavo un futuro di arte e sregolatezza. Talento che fuoriesce all’improvviso.

Rimanevo in attesa ancora, ma nulla succedeva.

Non aveva senso parlarne con il medico, né fare una visita dallo specialista.

In entrambi i casi, i risultati mi avrebbero frustrato.

Sarei rimasto così, a metà sulla strada della straordinarietà, ma ancora confinato nella mia mediocrità.

Uno normale, reso un po’ strano da allucinazioni senza senso.

S.A.

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