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Tutti i nomi
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in RECENSIONI RETROATTIVE (L'arte discussa dall'uomo comune, sottoposto a gravità e ben saldo al suolo.) il 23 agosto 2011
Tutti i nomi. Quelli dei vivi e quelli dei morti. Tutti i nomi. Archiviati nella labirintica e in continua espansione Conservatoria Generale, in cui l’odore di carta vecchia si mischia al profumo “composto metà di rosa e metà di crisantemo”. Tutti i nomi. Eppure, o proprio per questo, ad averne uno è solo il protagonista, il signor José, scritturale ausiliario della Conservatoria che colleziona informazioni sui personaggi famosi registrati nell’immenso archivio finché il destino, o chi per lui, mescola alle schede degli ultimi nomi celebri da inserire nella rosa dei cento quella di una donna qualunque, una donna sconosciuta che diventerà ossessione e desiderio del cinquantenne senza storia, ligio al dovere, perfetto esecutore dell’asfissiante gabbia burocratica signor José, che “vuole e non vuole, desidera e teme ciò che desidera”, protagonista assoluto dell’avventurosa ricerca della sconosciuta tra irruzioni notturne in edifici scolastici e interrogatori.
Un libro malinconico e ironico, un po’ come l’autore stesso, in fondo. Un libro facile e al tempo stesso difficile, come tutti i libri di Saramago, in fondo. Perché molteplici sono i livelli di lettura, molteplici le interpretazioni, molteplici i riferimenti.
Saramago pensatore, Saramago grande uomo, Saramago cantastorie con il pallino per l’indagine dell’animo umano nella sua straordinaria ordinarietà.
Saramago scrittore magnifico che costruisce questa storia surreale alla quale si accede se e solo se si sta al gioco, se e solo se si accettano le regole sottese di narrazione.
“Prese nota degli indirizzi, poi si appuntò quello che doveva comprare, una pianta completa della città, un cartoncino spesso della stessa dimensione su cui fissarla, una scatoletta di spilli dalla capocchia colorata, rossi per essere visibili a distanza, perché le vite sono come i quadri, avremmo sempre bisogno di guardarle facendo quattro passi indietro, anche se un giorno siamo arrivati a sfiorarne la pelle, a sentirne l’odore, a provarne il gusto.”
J.W.
Nota: questa recensione è stata precedentemente pubblicata sul sito di SettePerUno (qui), rubrica “Piccole recensioni tra amici”. Cosa che ci piace molto. Leggetene anche lì, che i SettePerUnici valgono (e molto più dei prodotti per capelli, tsè!).
Alice senza niente. Un caso “editoriale” per davvero, buona la seconda!
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 17 luglio 2011
Ne avevamo parlottato anche noi (QUI), come già aveva fatto un bel pò di gente, o doveva ancora fare. Non ci prendiamo alcun merito – e ci mancherebbe, ha fatto tutto LUI!!! – però un pò ci piace pensare che, forse, abbiamo fatto un piccolo passaparola utile. Sì, ci piace. Gozzovigliamo. Sbrodoliamoci.
E poi guarda un pò cosa ti combina quel LUI di cui parlavamo sopra, Pietro De Viola, o meglio, che ti combina questa Alice dalle tasche vuote, sempre alla ricerca di un impiego che mai arriva (o se arriva lo fa sotto forma di barzelletta dall’umorismo inglese, bah). Combina che diventa un fenomeno “editoriale”, se così si può chiamare un libro da scaricarsi gratis on-line. E poi da lì, la strada solo in salita, perchè non è solo il gratis che conta, ma anche quello che c’è dentro. E pure qui ci piace pensare che sia molto più importante il contenuto della forma, anche se, ammettiamolo, magari la diffusione “for free” ha sicuramente aiutato. Adesso però chi vuole, compresi noi, lo potrà trovare anche siffatto in materia cartacea, con tutti quei bei fogli che si possono annusare e impiastricciare con le dita sporche di caffè o con pezzi di panino che matematicamente (ci) cadono contro la nostra volontà, magari proprio perchè ci stiamo godendo la lettura. E chissene quindi.
Nuova copertina, una edizione Terre di Mezzo, ma il contenuto non cambia. Così come il valore e il significato del detto. E poco da aggiungere, se non un complimento (dai che ci sta, suvvia!) ad un tipo come Pietro, che è andato dritto dritto a mo’ di centro-avanti di sfondamento e ha portato alla ribalta, assieme a molti altri, un tema attuale e non troppo precario, a dire la verità, senza alcun intento di fama e beltà rock and roll. Ma forse a questo punto il rock and roll vero è proprio questo qui…
Alice senza Niente.
Il Romanzo.
In libreria da settembre.
Ragazzi, oh!!!!
ps: per ogni info in più visitate il sito di Alice senza Niente, qui:
http://www.alicesenzaniente.altervista.org/
http://alicesenzaniente.splinder.com/
Buone nuove a tutti!
Préliminaires – una NON recensione
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in RECENSIONI RETROATTIVE (L'arte discussa dall'uomo comune, sottoposto a gravità e ben saldo al suolo.) il 4 novembre 2010
In teoria a voler recensire un disco uno dovrebbe essere imparziale, obiettivo. Un critico è oggettivo e distaccato, o almeno così me lo sono sempre immaginato. Ma non sono un critico, fortunatamente, e perciò non sono tenuto ad obiettività né distacco.. e del resto non credo mi riuscirebbe di metterceli, in questo caso.
La storia è questa: nel Maggio del 2009 Iggy Pop se ne esce con un album, Préliminaires, che la stampa specializzata da subito definisce Jazz. Orrore amici: la mia anima purista & integralista di vero punk-rocker (seppure sprovvisto di cresta) ne rimanda a tempo indeterminato l’ascolto, paventando il naufragio di un mito e la conseguente frattura cardiaca. Circa un anno dopo però (Luglio 2010) il Fato Beffardo porta il vostro affezionatissimo, munito di biglietto regalo, al di lui concerto di Azzano Decimo. Deliziosa delizia e incanto, avrebbe detto il buon Alex: Iggy, prevedibilmente all’altezza del compito, produce più di due ore di inimmaginabile rock abrasivo provocando una catarsi collettiva. Follia, paura e delirio: esco dal palazzetto sordo, seminudo, ubriaco fradicio e con l’aria di chi ha attraversato gli inferi ma medita vagamente di trasferircisi.
Ed eccoci al punto. Qualche mese dopo, rinfrancato da quanto vissuto, trovo finalmente il coraggio di inserire il famoso album nel lettore. E ora, ad ascolto completato e a mente quasi fredda, mi trovo a mediare sentimenti contrastanti.
Ahimè, la verità pura e semplice è che quando un uomo sopravvive alla propria icona deve fare una scelta: Il demone Iggy Pop, Il fauno capace di sollevare una marea isterica in un palazzetto, è certamente immortale e invincibile, ma James Newell Osterberg Jr., l’uomo non più giovane, no. Mi spiego: succede che, incredibile a dirsi, anche del rock uno può spaccarsi le palle. Succede che magari una sera sali sul palco col naso impolverato e i tuoi vent’anni artificiali e ti rendi conto che, beh, qui non si tratta più di farcela o meno. Succede anche che nell’età della pensione un tipo si guardi allo specchio e capisca che vivere sempre lo stesso giorno non è vivere anche se, cazzo, è stato un giorno da leoni, e decida di fare qualcosa di diverso.
Così, a cavallo tra il 2008 e il 2009 Iggy legge “La possibilità di un’isola” di Michel Houellebecq. Inizia a comporre pensando al libro, senza soffermarsi troppo su esigenze di produzione o di coerenza; e produce dodici tracce che più che il libro in sè, a mio parere, descrivono ciò che non ha paura di essere oggi: un’accozzaglia intelleggibile di stili e sensazioni, un saltimbanco, un viaggiatore. Un uomo che si, cristo, gode dello status di semidio del punk, ma che non vuole accomodarcisi dentro per sempre ed evidentemente crede di poter essere anche altro.
Il disco è minimale ma prodotto con accortezza, e nella sua assurda eterogeneità mette in scena una serie di metamorfosi che lasciano incastrati tra sbigottimento e ilarità. Non soltanto i puristi punk (che ahiloro avranno la tentazione di darsi la morte) ma chiunque lo ascolti per la prima volta salterà sulla sedia ascoltandolo recitare versi di Prévert in francese in una cover di Les Feuilles Mortes per poi passare con nonchalance a fare il verso a Tom Waits, o a misurarsi in una ballata country blues alla Johnny Cash.
Inascoltabile, ma fantastico: sembra quasi un catalogo in cui Iggy elenchi cosa potrebbe diventare, se solo lo volesse. E pur stringendo forte al petto i miei dischi degli Stooges con un puerile lacrimone sulla guancia, mi ritrovo ad ascoltarlo con un sorriso idiota sulle labbra, in auto, solo per il puro voyeuristico piacere della curiosità. Come si fa a giudicare un ventenne di sessantatrè anni?
K.S.
Insolite sirene in viaggio…
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 27 ottobre 2010
Sirene in viaggio, così si chiama il progetto, forse ai più sconosciuto. Pure a noi fino a qualche giorno fa, perché mica si può sapere tutto, però ci si può sempre dare una mano. Capita quindi che tra qualche nevrosi, la ridondanza ciclica dei capelli e vari episodi di psicopatia ci riesca pure di incamerare qualche bella chicca “letteraria”. E il perché delle virgolette è presto spiegato: non è la letteratura quella che ci interessa qui annnoi, pfui.
Sirene in viaggio (alias diario di un romanzo in libera uscita) è ciò che potrebbe essere considerato un tentativo originale e alternativo di pubblicizzazione di un libro, Le Sirene di Rotterdam (Transeuropa Edizioni, 2009), e forse pure lo è. Ma sicuramente non è solo quello. Perché all’autore Stefano Amato un giorno viene un’idea dettata dall’incapacità di quantificare con dati alla mano l’effettiva vendita ottenuta dal proprio libro, impossibilità a sua volta generata dal fatto che a conti fatti non gliene fotte un accidente delle copie vendute ma piuttosto delle persone che il libro l’hanno letto sul serio. Rinomati sono infatti gli usi che si possono attuare con la beneamata carta, tra i quali, oltre a pulirsi il deretano, leggere è uno dei tanti, ma leggere assorbendo qualcosa è uno dei tanti più nascosti. La lettura questa sconosciuta (quella vera).
“Ieri pensavo al mio libro, e a quelli che mi chiedono: “come vanno le vendite?” Pensavo che a me delle vendite interessa poco, e che se per assurdo esistesse un’unica copia del libro e questa copia passasse gratuitamente di mano in mano, di comodino in comodino, venisse letta e poi data a qualcun altro, io ne sarei solo felice. Poi ho pensato: accidenti, perché non farlo? Già, perché no?”
(dal blog di Sirene in Viaggio, Stefano Amato)
Detto fatto il nostro eroe Stefano (gli diamo del tu per comodità e non per amicizia, ahinoi) un giorno fa partire una copia del suo benedetto libro, fresco di stampa, la copia personale dell’autore (l’autore, cazzo, l’autore è proprio lui, ma pensa te!) in una busta. Per dove? Beh, per prima cosa dentro la busta ci sono anche dei francobolli per le spese di spedizione, un foglio di carta velina, username e password per accedere ad un blog creato appositamente per la mission quasi impossible e le istruzioni per non farsi fregare dai laser che fanno scattare l’allarme e arrivare le guardie malefiche. E fin qui sembra tutto un casino. Ma Stefano ci dice nel suo blog che il primo che gli invierà una mail con l’indirizzo presso il quale vuole ricevere il libro – G R A T I S (non so se ci siamo spiegati) – sarà il destinatario di questa fantomatica copia, che dovrà essere poi inoltrata al secondo dell’elenco (i dati verranno forniti direttamente sempre dall’autore) e così via, ovviamente previa lettura e magari contributo nell’arricchimento del fantomatico pacco (ecco a cosa serviva la carta velina, ahnnnn!) che contiene la fantomatica copia del fantomatico Stefano. In pratica quelli della massoneria al confronto erano dei farlocchi.
Adesso, che il libro piaccia o meno questo è a discrezione dei Lettori, con la L maiuscola. Ma dopo questa superba e chiarissima descrizione dell’impresa, non pensate che valga almeno la pena dargli una chance? E guardate che a noi non ce ne viene mica in tasca nulla a far pubblicità al libro (sfiga, al solito) però non capita tutti i giorni che uno “scribacchino qualunque” – così qualcuno l’ha chiamato, mah – faccia tutta sta roba qua. Ecco quindi di seguito l’indirizzo del blog di Stefano:
http://sireneinviaggio.blogspot.com/
dove potrete trovare un resoconto succulento e aggiornato del viaggio che il coraggioso libro in questione sta compiendo. Qui sotto inoltre, per migliori riferimenti, anche la pagina dove potete trovare tutte le istruzioni per partecipare al progetto, per curiosare o anche solo per capirci qualcosa di più:
http://sireneinviaggio.blogspot.com/2010/03/di-cosa-stiamo-parlando.html
Concludiamo la nostra segnalazione con dei dovuti ringraziamenti a lor signori di Sette per Uno che ci hanno illuminato la via (perché c’è sempre bisogno di illuminazione) con il loro post Dove arriveranno le sirene, che potete tranquillamente trovare nel loro sito alla seguente pagina (caldamente e vivamente consigliato, tra l’altro):
http://www.setteperuno.it/2010/10/dove-arriveranno-le-sirene/
E chi dice che “lo potevo fare benissimo anche io” sa di mentire (o probabilmente dovrebbe solo leggere Lo potevo fare anch’io, di Francesco Bonami, ma questa è un’altra storia, magari ce la teniamo per la prossima puntata).
Prosit!






