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Taccuino all’Idrogeno – Luglio/Agosto 2010 – Numero 4

L’estate è nel pieno delle sue facoltà (caldo, sole, mare, montagna, sabbia tra le dita, che schifo, si appiccica tutto, devo stare a dieta, dai che ci beviamo una cosa, on the rock grazie, e bla bla bla) e nonostante l’impeto “vogliadivacanzasonnecchiosa” il Taccuino non molla e torna alla carica. E pure puntuale, olè. Pochi gli interventi nel blog negli ultimi mesi, causa lavoro, esami universitari e sì, pure più di qualche sfiga (porc!) che ci ha colti impreparati, però alla fine, eccoci un’altra volta. Un nuovo numero, un numero estivo, un numero gocciolato come i gelati che si sciolgono all’ombra di questo periodo. Come i costumi appesi ad asciugare. E non siate timidi, se non potete portarvi il pc sotto l’ombrellone (che state scherzando?! Non fatelo mai!!!), ci potete sempre stampare e vi staremo vicini vicini. In fondo funzioniamo bene come creme protettive appiccicose (e dai, lasciatevi spalmare), o anche come carta per degli ottimi falò in riva al mare. Noi siam curiosi di vedere chi imperterrito non abbandona la lettura nemmeno in vacanza. Qualsiasi sia lo scopo, beccatevi il link di questo bimestrale:

Taccuino all’Idrogeno – Numero 4

E speriamo vi gusti!

ps: ed ecco anche il link ad issuu per ogni eventuale difficoltà di lettura tramite blog:

Taccuino all\’Idrogeno – Numero 4 – Issuu

Buona lettura e buona estate a tutti!

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Taccuino All’Idrogeno – Numero 1, Gennaio/Febbraio 2010

Si procede a tentoni, socchiudendo gli occhi ad ogni passo: sembra il campo minato di windows, coi numeretti progressivi che indicano quanto sei vicino alla bomba. Ma tant’è, il martirio ha fruttato ed ecco la prima (e in realtà seconda) casella abbattuta; Il tanto atteso (da noi in primis) Numero 1 della Rivista, con le maiuscole al proprio posto. Complilato sul filo di lana con la precisa aspettativa \ timore \ necessità di una critica; e con innumerevoli cerchi di occhiaie, da sottolineare.. che piaccia, faccia discutere, o sia utilizzata per incartare uova o masserizie.

Taccuino all’Idrogeno – Numero 1

 

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Taccuino all’Idrogeno – Numero 0, Dicembre 2009

Un parto; come tutto ciò che è creato ex novo un Numero Zero (scritto così, con le maiuscole) rappresenta di più e nel contempo di meno della prima uscita di una rivista.  È un primo passo, malfermo forse, e indubbiamente non definitivo; è puntare tutto sul doppio zero alla roulette, è correre rischi volti a stabilire meccaniche e consuetudini. Rappresenta insomma un primo test.

Taccuino all’Idrogeno – Numero 0

Per dei profani come noi agli stadi avanzati della tecnologia il link qui sopra rappresenta un po’ quello che il monolite nero rappresentava per gli ominidi-scimmia di 2001: Odissea nello Spazio: Un punto d’iniziazione. Per noi ominidi contemporanei, nella fattispecie, il passaggio dalla carta ai misteri del publishing digitale, con tutte le problematiche del caso; detto ciò lasciamo che il tempo e le critiche ci plasmino: Non c’è molto altro da dire.

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Manifesto

Taccuino all’Idrogeno è un tavolo con più di qualche bicchiere sopra e qualche carta da gioco, è un tavolo di legno in un vecchio bar quasi dimenticato, dove il barista riesce a servirti “il solito” perché conosce già le tue abitudini.

Seduta a quel tavolo qualche anima discute e chiacchiera mentre l’esperienza immediata della vita corre. Produce inconsapevolmente cultura spontanea, di quella che facevano anche i nostri vecchi; quella che deriva dal verbo colére, che indica l’operazione o l’azione di coltivare, atto dal quale nasce l’espressione figurata “cultura animi”. Al tavolo di Taccuino all’Idrogeno si sviluppa la forma e l’essenza umana, con tutte le sue facce. Da tempo. In un bar dimenticato da Dio.

Qui nel Taccuino ci consideriamo dei semplici osservatori attivi, molto opinabili, perché in realtà non sappiamo scrivere: crediamo infatti nell’uomo prima che negli alambicchi dello scrittore. Nell’uomo che scrive d’uomini e d’emozioni, di vita, di carne e nervi e sangue, d’organismi, non di sistemi; e che ne scrive da uomo, non da profeta.

Non vogliamo essere nulla più che un “qui” ed evitare di agglomerarci in un “noi” di idee comuni. Non ci teniamo a manina; crediamo piuttosto nel contenuto di ogni cosa, di qualunque espressione o forma si tratti. Lo scopo è il viaggio e non la meta. La meta è la tomba.

Non abbiamo buoni consigli o teorie illuminanti e le verità assolute sono davvero poche. Ci è voluta una vita per avere le nostre e si contano sulle dita di una mano. Non che non ci interessi il mondo che ci circonda, che costituisce peraltro ciò di cui ci nutriamo, come arte letteratura moda costume società medicina diritti umani natura ambiente scienze musica colonne sonore aperitivi amicizie relazioni e giochi in scatola, ma di quegli argomenti parliamo quando siamo sobri. Siamo stanchi dell’alternatività forzata come fonte di ribellione all’ignoranza. Il resto lo legge il lettore.

Il senso dell’umorismo e la consapevolezza di partire dal basso sono quello che più conta, assieme ai dubbi e alle beffarde ironie del caso e della realtà. Ci dissociamo da ogni buriana di schemi, da ogni bufera di codicilli, perchè non si perda il senso ultimo dell’iniziativa, ovvero la dimostrazione della superiorità della sostanza sulla forma.

Non vogliamo essere nulla più che avventori seduti al tavolo di un bar, a chiacchierare del più e del meno cercando d’essere i primi degli ultimi, i migliori dei peggiori; a sputare budella mentre guardiamo i fondi dei nostri bicchieri ormai vuoti. Rialziamo gli sguardi per guardarci negli occhi. Insomma, non illuminiamo ma di sicuro facciamo ambiente.

Dichiariamo quindi di essere responsabili di ogni scritto da noi prodotto ma non dell’utilizzo che sarà fatto di esso. Anche questo a scelta del lettore.

Taccuino all’Idrogeno

 

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