Archivio per la categoria SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere)
Ecco, appunto. Come non detto!
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 1 aprile 2012
Come non detto è una cosa strana. Come non detto lo dici quando ti sei appena accorto che hai detto una cazzata e qualcuno ti chiede di ripeterla e tu pensi che sia meglio non farlo. Come non detto lo dici quando vorresti dire “te l’avevo detto” ma invece dici come non detto perché così eviti di dire che l’avevi detto e che lo sapevi. Come non detto lo dici quando cambi idea su un programma e te lo dici da solo. Come non detto poi, alla fine, tante volte vuole dire semplicemente come non detto.
C’era un film che faceva lo stesso ragionamento con il che te lo dico fare. E beh, sì, noi gli abbiamo copiato l’idea. Come non detto.
Come non detto però, questa volta, è anche un progetto insolito, se progetto potrebbe essere definito così come potrebbe essere definito insolito. Come non detto, è meglio partire dall’inizio. Che Come non detto è una qualche sorta di scrittura creativa, creata dall’intrepido autore in dieci capitoli, da leggersi uno dietro l’altro, per non perdere il filo del discorso, perché in realtà un filo c’è, solo che uno se lo deve creare da solo. Magari è solo l’insieme di tanti fili. Ci piace essere relativisti in questo caso.
Dieci capitoli composti a mo’ di mosaico, di puzzle, per un totale di 2332 versi composti da 2000 citazioni prese in prestito da “altri”. Uhmammasaura, spaventa un po’, no? Viene da chiedersi che sarà mai questa bislacca cosa qui. E niente, è. È una poesia, è una elegia, è una cansò provenzale, è un’ode, è un sonetto. Filosofia del linguaggio con più di una spruzzata di insanità. Tutto e nulla creato con grande maestria. Un esperimento di letteratura, di gioco ad incastri, di intrecci e voci, sentite, ascoltate, lette, troppo spesso dimenticate, a volte ricordate, scavate, ricucite. È la mamma che vi rammenda i calzini per non buttarli via che tanto, dai, li potete usare ancora per qualche anno (sorriso a mezz’asta). È le toppe anni ’80 sui maglioni, che anche in quel caso lì la mamma diligentemente raccomodava perché il disuso non era concepito (diamine, avevo giusto visto una felpa nuova). Così nasce pure Come non detto. Una specie di ready-made poetico che preleva i suoi pezzi dalla discarica indifferenziata della letteratura. Letteratura alta, bassa, giuridica, religiosa, filosofica, scientifica, artistica, storiografica, lirica, rosa, noir. Eccetera eccetera. Definito cosi proprio dall’autore, che poi è un certo Marco Cetera e magari se non lo conoscete sarebbe il caso di cominciare a farlo perché sapete, sembrerebbe promettere bene. Se non altro dentro parrebbe avere più di qualche insano e gioioso neurone, di quelli buoni però. Infatti gioiosi.
Dicevamo, un poema musivo ipertestuale. Che poi è difficile circoscriverlo anche perché qui nel Taccuino siamo tutto fuorché critici letterari. Amiamo il verso corto. Le frasi breve. Spezzettate. Le risate forti. Le citazioni, quelle degli altri ma anche le nostre. Il mettere insieme le cose, anche quelle piccole, per cercare di uscirne vivi ogni giorno. E quindi niente, è per questo, alla fin fine, che ci va di segnalare questo progetto: perché è un po’ come noi, sgarabazzi e sbrodeghessi.
Interessante, un’assurdità, tanto normale, un po’ presuntuoso, una cosa da pazzi, una cosa davvero geniale, uno scempio, un rendere omaggio. Che poi se ci pensate, non vi è mai capito in preda a qualche sorta di delirio di mettere insieme frasi di altri per fare bella figura o anche solo perché loro in un tempo più o meno lontano avevano detto esattamente ciò che voi vorreste dire ma non trovate le parole giuste?
Come non detto. Un esperimento di scrittura. A cui va data più di una chance. Alè.
E se non avete capito niente, anche questo è un buon motivo per darci un’occhiata. Aggiunto al fatto che è scaricabile anche in versione ebook. Detto poco insomma. Ah no, come non detto.
Si consiglia un brindisi. Anche alle paranoie latenti.
Il Taccuino
Il “retrobottega” di Taccuino all’Idrogeno
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 2 marzo 2012
Senza perderci in giri di parole, rischiando poi tra l’altro di perderci pure noi, ve lo diciamo così, di botto: per chi non lo sapesse ancora, è nato (anzi ri-nato, più corretto a dirsi) “il retro” del bar di Taccuino all’Idrogeno. Sapete, quella sala spesso buia, dove i gestori mettono i fusti di birre varie per le ricariche sempre all’erta, le bibite rigorosamente gassate per far più sete a chi beve e costringerlo a ri-bere, cacciaviti che non si sa mai che si rompa qualcosa e stranamente si rompe sempre, chiavi che tre quarti di volte scordi a cosa servono, quadri elettrici dove abbonda il nastro isolante, cibo da mangiare a bocconate nei momenti di pausa tra un servire e un altro, riserve di superalcolici che mantengono la loro proprietà di “riserva” generalmente per pochi giorni…insomma, quel postribolo dove c’è un bel po’ di roba indispensabile a mandare avanti il locale.
E il bello è che c’è una parola sola per dire tutto quello che abbiamo detto finora: retrobottega! Pensa te.
Ecco, dunque. Dopo l’aggiunta del cesso (va là, diciamo bagno, che altrimenti sembriamo poco fini), Taccuino all’Idrogeno vi apre le porte anche del “retrobottega”, facendovi vedere quello che di solito viene messo in secondo piano perché considerato “di abbellimento” ma invece “necessario” a mandare avanti il locale, il nostro locale:
Immagini semplici, complesse, d’effetto, banali, evocative, distruttive, fotografie, rielaborazioni grafiche personali, tentativi di voler essere grandi artisti, anche solo per una volta, davanti ai nostri specchi. Ma tutte accomunate da una cosa: rigorosamente produzioni originali e realizzate dagli autori/collaboratori di Taccuino all’Idrogeno. Inedite. Vere. Nostre.
Che gli affari sporchi qua si lavano in casa propria.
Il retrobottega di Taccuino all’Idrogeno. Uno spazio proprio e dedicato, con tutte le immagini che vengono utilizzate per il bar e la rivista (e anche cose nuove). E’ dietro. Ma pure quello conta eccome.
Qui.
ps: sito in espansione, ma intanto dateci un’occhiata!
ps1: la foto di questo articolo è di J.W.
Allo stesso tavolo…
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in EVENTI, SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 9 febbraio 2012
In attesa della nuova uscita del Taccuino (domani, n.d.r.)…
Avete visto chi spunta tra le pagine del nuovo libro di Mia Parissi, Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta? No, perché, beh, ecco, sarebbero gli adesivi, che si possono utilizzare anche come segnalibro (o anche per tappare gli spifferi, per accendere un fuoco, per imballare nuovamente un elettrodomestico che avete scoperto rotto e dovete riconsegnare, appena comprato, ecc ecc…) proprio del Taccuino all’Idrogeno. Ah, che gran bella soddisfazione!
Non ci resta che ringraziare con svariati boccali l’amica (possiamo chiamarti amica, vero?) Mia Parissi (cliccate sul nome per collegarvi al suo sito, e da lì perdervi anche nel suo Blockmianotes’s Blog) che alla presentazione della sua nuova fatica libraria “Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta“ si è gentilmente offerta di pubblicizzare un po’ il Taccuino (che a detta sua le piace un casino, e mica scemi noi, eh!) aiutandoci a distribuire un po’ di adesivi – che abbiamo le case piene ormai…
E, oltre a ringraziarla, non ci resta che ricambiare il favore dicendovi: “Comprate il suo libro – comprate il suo libro – comprate il suo libro” (goooong)!!! Più che altro perché ce l’abbiamo anche noi e merita, e non perché siamo qui a far pubblicità a gente a caso! Sei racconti, diciannove tavole illustrate, formato cartaceo, formato ePub (che non è una bestemmia)…ma che volete di più? Fidatevi. Lo diciamo noi.
E arriverà pure la recensione, statene certi.
Buone letture. Viva le joint venture (di questo tipo). E ah, se vi interessano gli adesivi del Taccuino, appena siamo in giro da qualche parte, veniteci a trovare (o cercateli incollati ai muri, agli autobus, ai tram, a chi più ne ha più ne metta, delle vostre città) e saremo lieti di omaggiarvene.
Alè.
Alice senza niente. Un caso “editoriale” per davvero, buona la seconda!
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 17 luglio 2011
Ne avevamo parlottato anche noi (QUI), come già aveva fatto un bel pò di gente, o doveva ancora fare. Non ci prendiamo alcun merito – e ci mancherebbe, ha fatto tutto LUI!!! – però un pò ci piace pensare che, forse, abbiamo fatto un piccolo passaparola utile. Sì, ci piace. Gozzovigliamo. Sbrodoliamoci.
E poi guarda un pò cosa ti combina quel LUI di cui parlavamo sopra, Pietro De Viola, o meglio, che ti combina questa Alice dalle tasche vuote, sempre alla ricerca di un impiego che mai arriva (o se arriva lo fa sotto forma di barzelletta dall’umorismo inglese, bah). Combina che diventa un fenomeno “editoriale”, se così si può chiamare un libro da scaricarsi gratis on-line. E poi da lì, la strada solo in salita, perchè non è solo il gratis che conta, ma anche quello che c’è dentro. E pure qui ci piace pensare che sia molto più importante il contenuto della forma, anche se, ammettiamolo, magari la diffusione “for free” ha sicuramente aiutato. Adesso però chi vuole, compresi noi, lo potrà trovare anche siffatto in materia cartacea, con tutti quei bei fogli che si possono annusare e impiastricciare con le dita sporche di caffè o con pezzi di panino che matematicamente (ci) cadono contro la nostra volontà, magari proprio perchè ci stiamo godendo la lettura. E chissene quindi.
Nuova copertina, una edizione Terre di Mezzo, ma il contenuto non cambia. Così come il valore e il significato del detto. E poco da aggiungere, se non un complimento (dai che ci sta, suvvia!) ad un tipo come Pietro, che è andato dritto dritto a mo’ di centro-avanti di sfondamento e ha portato alla ribalta, assieme a molti altri, un tema attuale e non troppo precario, a dire la verità, senza alcun intento di fama e beltà rock and roll. Ma forse a questo punto il rock and roll vero è proprio questo qui…
Alice senza Niente.
Il Romanzo.
In libreria da settembre.
Ragazzi, oh!!!!
ps: per ogni info in più visitate il sito di Alice senza Niente, qui:
http://www.alicesenzaniente.altervista.org/
http://alicesenzaniente.splinder.com/
Buone nuove a tutti!
Aspetta a tirare la catenella… Toylet Mag!
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 7 giugno 2011
Un nome audace per un sito ed una rivista.
Un sito semplice e ben articolato.
Un video di presentazione come quelli che si vedevano ai bei tempi su MTV (quando ancora presentava uno di nome Enrico, micca pizza, fichi e veline di vario genere). Una sezione per ogni, o quasi, forma d’arte.
Dei sottoparagrafi in ogni sezione, per ogni esigenza.
Immediato, vero, essenziale, scarno e diretto. Per sapere tutto ciò che ci sarebbe da sapere ma che tanti non ci fanno sapere perché il sapere non s’ha da sapere. Sapevatelo (c’è questa voce in giro).
Ecco Toylet Mag. Piccolo o grande che sia, un quasi-opuscolo o un blog, ci sia la notizia del secolo o meno, quelli di Toylet son sempre sul posto e ci spiaccicano su sempre due righe. Perché restare (o essere informati) non è solo una questione di ricerca personale, ma anche una questione di cosa ci viene fatto sapere (ahinoi!). E questi qui proprio non ci stanno a lasciarsi scappare arti e cultura rock senza bussare a più porte possibili dicendo “ehi, ma che diavolo, ma non ti eri accordo di ‘sta roba?”.
Ecco Toylet Mag. Che probabilmente senza di lui (o lei?) ci sarebbero sfuggiti i 100 film essenziali che ci stiamo tanto affannando a reperire in giro per tutta Italia. Magari pure non avremmo conosciuto JBrock e Alicè (diciamocelo, ma si poteva perdersi una con un nome del genere?) o Screamin’ Jay Hawkins oppure…basta, non vogliamo rovinarvi la sorpresa. Perché c’è tanta roba in Toylet Mag.
Ps: e nel video di presentazione c’è anche un cesso. E non è censurato. E viaggia pure in giro su un remix di Bitter Sweet Simphony dei The Verve. Ma pensa questi qui!
Toylet Mag. Per non buttare l’arte giù per il water.
E tu cosa stai aspettando per bertela?






