Archivio per la categoria IDROGENO LIQUIDO (Appunti, articoli, poesie, psicosi immediate. Dalla carta alla rete.)

Capsula K

Resterò per sempre
sulla finestra della tua cucina

tra il basilico e il rosmarino
come un fantasma italiano
confuso nel vetro

S.O.

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Riflesso

foto marzo carnevale atmosferaedited

 

Fondo lucido 

Come una conchiglia 

Disabitata.

R.V.

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Vuoto molle

E poi il vuoto, che persiste.

Incombe e ingoia. Ma non risputa.

Un vuoto molle.

 

E c’è il problema che questo vuoto si porta via il tempo a manciate.

Secca la lingua e gli occhi.

Impermeabilizza anche la pelle, e le cose scivolano via.

Come fossi diventata un piccione.

Ho inciampato, ci sono caduta dentro.

E non ho per niente voglia di alzarmi.

Si sta bene, in terra.

E poi c’è il problema che questo vuoto si porta via i suoni,

e gli odori

e i colori

e i volti

e i legami, che si spezzano e non fanno neanche rumore.

 

Mi metto comoda, ho l’impressione che non mi alzerò.

Per parecchio tempo.

Non mi preoccupo.

Di chi non mi viene a cercare.

Di chi mi chiede se mi voglio alzare ma non aspetta la risposta.

 

E poi c’è il problema che questo vuoto non si porta via il passato.

Ma lo accoglie e lo ripropone.

A ciclo continuo. Cocacola calda sgasata popocorn rancidi.

Anche le scene che avevo tagliato dal montaggio finale.

Mastico popcorn rancidi e gli annaffio con cocacola calda sgasata.

 

Ho esaurito le battute.

J.W.

 

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Capsula B

Il brivido delle foglie che danzano

come farfalle

Lo senti?

La tarantola del desiderio

quando diventa rosso Sahara

La senti?

E le dune notturne

sono palazzi d’inverno

licheni di stella

Magica la notte imbroglia

nell ‘ illusione che l’amore

esista davvero

ma è solo un crepitìo

una corrente

S.O.

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Avevo quasi tre anni e non parlavo

Avevo quasi tre anni e non parlavo; ah! A un anno stavo pure per morire. Già, e a sei anni ero praticamente muto, con gli estranei, ma a casa, davanti a tutti, toccavo il seno di mia madre e ridevo. A otto anni ho visto piangere mia madre per la morte della sorella. A dodici viaggiavo da solo in treno. Il resto, nell’assoluta libertà forzata di quegli anni, oggi mi appare come un filo trasparente che ha condotto una storia verso la sua fine. Che poi è stato l’inizio, quell’assoluto momento pari a una resurrezione serale, al riparo dalle zanzare. A quel punto, oltre il filo, oltre il vero, è comparsa una ragazza. La prima volta che le ho succhiato il seno sapeva di antico: all’improvviso ho ricordato il dettaglio, il sapore, quel piacevole sapore attaccato alle labbra d’infanzia.

Ecco il mio cerchio di cappio che sto piano piano allargando. Da domani ci passerai anche tu se vuoi.

P.S.

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