Archivio per 8 luglio 2012
Intima destinazione
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E alla fine sono sempre tante le cose da dire, e che a volte non hai voglia di dire proprio tutto, qualcosa vuoi lasciarlo per te. Non hai neanche voglia di tradurlo in un linguaggio che sia accessibile agli altri, a volte succede che non hai voglia di farti capire, e solo chi ti conosce davvero bene, sa decifrare da uno sguardo, da un gesto, quello che non vuoi dire, e allo stesso tempo lasciare che il non detto resti tale, facendo finta di niente, guardandolo esistere nel suo mistero di sintesi.
È un po’ che non riesco più a distruggere, è un po’ che mi compiaccio dei colori; questi aborti da social network sono un battito di ciglia, e io sono già andato via, in silenzio, lasciando che le carezze restino sul viso, consumando la penna con altre, molte altre, infinite parole.
Sono un passante che passa le dita sulla scenografia di una finzione, sforzandosi di sentire ciò che sente chi può solo guardare e quindi sentirle come vere, queste foglie di niente, questa truffa del tempo.
È un po’ che non scrivo sul mio quaderno delle differenze; tra amore e amore, tra paura e paura, ci sono distanze di felicità, umori tonali, passaggi di dolore, immobilità del sangue.
Tu riusciresti a chiudere gli occhi e riaprendoli dopo un’apnea di secondi, accorgerti della differenza?
No, hanno un vizio gli occhi, il vizio di guardare tutte le immagini davanti a sé, e di lasciarle decantare in un’istanza di tempo che è la tua vita, crudele come un assassino, come se i palmi dovessero portare per sempre il peso di ogni consistenza che hanno sfiorato.
Eppure c’è la via d’uscita, c’è nei mattini in cui aderisco totalmente a me stesso, con la faccia sprofondata nel mio viso, e miei sguardi sui miei occhi, che perdono il vizio, che ascoltano la mia voce, che sentono il miei respiri accordarsi ai miei pensieri.
E dentro quella distesa, non ho più bisogno di chiedere niente, di dover raggiungere, di dover spiegare, di dovermi difendere, di dovermi sforzare di essere anche solo lontanamente umano; resto così seduto su me stesso, abbandonato al mio peso, dentro questo cesso, come se là fuori sia sparito tutto il mondo, come se fosse solo questo, quello di cui ho bisogno, come se fosse solo questo quello che sono.
Con la sensazione che possa durare per sempre questo stato di cose, lasciando il mio nome dentro le bocche che mi chiamano, con i tentativi delle mani che affondano dentro la penombra, a cercare il profilo del mio corpo assente.
E mi parlano di cose, mi raccontano di loro, ognuno facendo sfoggio del proprio passato, del loro numero migliore.
Ognuno con le proprie condivisioni, con i propri profili, con infiniti album da sfogliare, con le rivoluzioni del nulla, con le ammucchiate di citazioni, con idee che restano idee, con parole che non hanno forza.
Sono via, sono lontano, sono stanco. Sono in viaggio.
Intima destinazione.
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L.J.M.
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nota: immagine ed elaborazione grafica a cura di L.J.M.
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Una (essenziale) rivista non nominale
Taccuino all'idrogeno è il tavolo d'angolo di un bar dove una serie di individui senza nome si incontra tutte le notti: un bar senza barista, dove ognuno porta la propria bottiglia e nessuno abbandona lo sgabello prima di aver assaggiato tutte altre, fino alla saturazione. E' un luogo fisico, fatto di parole e pensieri tangibili, nel quale avventori quantomai diversi cercano di costruire un' estensione cartacea delle proprie realtà attraverso la finzione. Per confrontarsi tra loro, senza creare un fronte comune che non sia quello necessariamente volatile, e a volte contraddittorio, della ricerca. È un opuscolo, un foglio che non aspira ad etichette o autorevolezza, ma più semplicemente ad uno spazio e ad un tempo; un'idea che cerca di provarsi a se stessa, fatta di molte domande e quasi nessuna risposta. Solo parole, utili o meno, scritte e bevute perché trovino un senso nel vissuto. Forse.Appunti sul Taccuino
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- IDROGENO BASICO (un manifesto appeso alla parete di un bar, come quello dei futuristi, ma senza futurismo. Forse.) (1)
- IDROGENO LIQUIDO (Appunti, articoli, poesie, psicosi immediate. Dalla carta alla rete.) (120)
- IDROGENO SOLIDO (Fotografia, disegno, immagine per l'immagine.) (56)
- RECENSIONI RETROATTIVE (L'arte discussa dall'uomo comune, sottoposto a gravità e ben saldo al suolo.) (20)
- SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) (13)
- Sonoandatialcessoesontornati… (1)
- USCITE (il Taccuino all'Idrogeno su carta, ma pure on-line) (23)
- VADOALCESSOETORNO (La rubrica che scrive sulle pareti del cesso di Taccuino all'Idrogeno. Perché del cesso del bar non si era ancora parlato.) (15)
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