Archivio per 28 dicembre 2011
Ancora in cammino ma stavolta i sensi quieti nell’osservare
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in IDROGENO LIQUIDO (Appunti, articoli, poesie, psicosi immediate. Dalla carta alla rete.) il 28 dicembre 2011
Ancora in cammino ma stavolta i sensi quieti nell’osservare
E ascoltare e percepire
La mia ombra che cammina, il sole dietro le spalle, passi corti
A sinistra il mare respira lento con uno sbuffo sulla luce che allunga i contorni
Disegno un Percorso con la mente, pronto a quantificare tempi e accelerazioni
L’occhio vigile pur quieto, strabuzzando lo sguardo, calcolando il fiato
Importante è superare i quaranta minuti di cammino e forse tentare scatti
Inoltrarsi in canyon collinari e salire scoscesi, temendo presenze nell’erba alta
Seguire il sentiero di passi altrui, cacciatori mattutini con i loro fucili caldi
E i bossoli verdi e rossi delle cartucce, abbandonate qui e là
Percorso cifrato che consente un ritorno su coordinate conosciute
Ecco lì un segno del mio passaggio
Là ho sparato parecchi colpi, ferendo il silenzio dell’aria fresca del mattino con secchi rumori tonanti
Questo dice il mattutino cacciatore con il suo confondersi mimetico nella natura
Crudele stavolta è l’uomo che attraversa il passaggio d’erba alta
Un seggiolino malandato, rovesciato su un fianco e un perimetro di frasche
Che confondono il povero inconsapevole uccello di passo in un verde universale e
Indistinguibile, verde la copertura, verdastro l’abbigliamento
Li ho anche sentiti sparare qualche mattino presto, nebbioso momento liminale
Tra il sonno e la veglia quando trasfigurare le parole che diventano presenze
E’ un normale esercizio che compone il rito di passaggio mattutino
Visioni dell’essere-al-di-là-di-noi nella parola inverbata sulla lingua che schiocca
Sapere e conoscenza immediata
Automatico lingueggìo che non usa la via neuronica
Spontaneità del contendere significati fuori di noi, senza coinvolgere la coscienza di sé
Seguo una strada secondaria dopo il piccolo canyon nascosto
Un promontorio sovrasta la strada principale
Sono al limite del tempo che mi sono concesso
La sera scende e allunga le ombre
Ci vorrebbe la ripresa video del mio cammino
Ma solo la ripresa di quell’ombra che avanza lambendo il bosco senza mai penetrarvi davvero
Qualcuno che m’affianca dovrebbe catturare nell’inquadratura quel mio passaggio
Non dovrei farlo io, dovrei trovare un marchingegno per lasciare le braccia penzolanti libere sui fianchi
Incrocio sulla via del ritorno un uomo giovane che saluto con un gesto dicendo salute
Passo a destra e a sinistra per evitare le case con i cani grossi annunciati dai cartelli
Attenti al cane
Non vedo cani, qualche macchina sfreccia al mio fianco superandomi veloce
Devio a destra verso il piccolo cimitero, lo supero, supero il muro che lo circonda e mi chiedo perché dev’esserci un muro che segni il confine tra chi sta dentro e chi fuori
In discesa corro tra gli alti alberi foscoliani, in salita l’ombra di quegli alti alberi tratteggia il mio passaggio deciso, sono uno scalatore, non mi spaventano i passi verticali
Sotto la doccia calda poi sui corti capelli recenti il pensiero si annulla e segue un suo liquido fluire verso un vuoto sentire, verso un tendere al vuoto del pensiero pensato
Non del pensiero raccontato
Un coniglio mi aspetterà a cena nel vociare di tanti sconosciuti, la cuoca infilerà nella carne bianca, anche lei come l’altra dell’altra volta del pensiero che si forma camminando, del finocchio selvatico, stavolta cotto con cura e miscelato con spezie
Al ritorno il sole mi è contro
La luce intensa cancella lo sguardo, un blank di attenzione non permette allo sguardo di catturare l’orizzonte
I contorni dell’orizzonte, irregolarmente tratteggiato dai monti dell’entroterra, raccontano il senso della vita senza tracciare però segni di sorta
In cielo nessuna scia, solo piccole nuvole rinascimentali.
W.P.
Nota: l’immagine-disegno è di K.S. e di nessun altro.




