In cammino, in cammino
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in IDROGENO LIQUIDO (Appunti, articoli, poesie, psicosi immediate. Dalla carta alla rete.) il 20 febbraio 2012
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Ho raccolto queste – indica un pugno di erbe varie – come faccio altrimenti?
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Persiste una chiarificazione raccontante del linguaggio
Che si spinge fin presso il linguaggio come linguaggio
Quindi al suo traguardo
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Sono accanto alla carrozza nera concettuale ora
-Adesso la carrozza è proposta, per l’acquisto, ad un miliardo-
Opera dell’artista di cui si celebrava la memoria in quell’altro primo aprile di burle
Appena passate le ore sedici
Tutti con i bicchieri in mano degli aperitivi
Vino bianco fresco per rallegrare la in fondo triste serata
Che triste in realtà non vorrebbe essere nelle foto
Semmai serata evocativa eccetera
…
Taccuino all’Idrogeno – Gennaio/Febbraio 2012 – Numero 13
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in USCITE (il Taccuino all'Idrogeno su carta, ma pure on-line) il 10 febbraio 2012
Iniziare il 2012 con il numero 13?!
Cioè, che il numero della prima uscita dell’anno nuovo, che già trattasi del 2012 che in tanti dicono sia nefasto, sia proprio il numero 13?!
Lo sappiamo, in pochi hanno la stoffa (o il coraggio, oppure è andata semplicemente come è andata) per iniziare questo Maya-year così: noi siamo tra quelli, dunque, hu hu hu (per semplice equazione matematica più che altro). E vi sfidiamo, sempre dunque, a leggerlo senza restare fulminati, per dirne una tra le mille…eeeeeh sì (ps: c’è anche uno nuovo, quindi il bar è strapieno…forse causa neve?).
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Taccuino all’Idrogeno – Numero 13 (pdf)
Taccuino all’Idrogeno – Numero 13 (issuu)
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E ricordate:
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Non arrivavano in molti fino a trent’anni.
La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre.
L’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo.
Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere | prima che tramontasse il sole,
prima che cadesse la neve.
(da La breve vita dei nostri antenati)
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…con un ciao a Wis.
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Leggete il Taccuino all’Idrogeno – Numero 13
(invece di toccarvi qua e là con movimenti coadiuvanti le metodologie antisfiga, tsè).
Allo stesso tavolo…
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in EVENTI, SEGNALAZIONI (Ciò che avremmo voluto scrivere o pensare, e che ci fa riflettere) il 9 febbraio 2012
In attesa della nuova uscita del Taccuino (domani, n.d.r.)…
Avete visto chi spunta tra le pagine del nuovo libro di Mia Parissi, Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta? No, perché, beh, ecco, sarebbero gli adesivi, che si possono utilizzare anche come segnalibro (o anche per tappare gli spifferi, per accendere un fuoco, per imballare nuovamente un elettrodomestico che avete scoperto rotto e dovete riconsegnare, appena comprato, ecc ecc…) proprio del Taccuino all’Idrogeno. Ah, che gran bella soddisfazione!
Non ci resta che ringraziare con svariati boccali l’amica (possiamo chiamarti amica, vero?) Mia Parissi (cliccate sul nome per collegarvi al suo sito, e da lì perdervi anche nel suo Blockmianotes’s Blog) che alla presentazione della sua nuova fatica libraria “Il Tarlo Ippopotamo e altri racconti a miccia corta“ si è gentilmente offerta di pubblicizzare un po’ il Taccuino (che a detta sua le piace un casino, e mica scemi noi, eh!) aiutandoci a distribuire un po’ di adesivi – che abbiamo le case piene ormai…
E, oltre a ringraziarla, non ci resta che ricambiare il favore dicendovi: “Comprate il suo libro – comprate il suo libro – comprate il suo libro” (goooong)!!! Più che altro perché ce l’abbiamo anche noi e merita, e non perché siamo qui a far pubblicità a gente a caso! Sei racconti, diciannove tavole illustrate, formato cartaceo, formato ePub (che non è una bestemmia)…ma che volete di più? Fidatevi. Lo diciamo noi.
E arriverà pure la recensione, statene certi.
Buone letture. Viva le joint venture (di questo tipo). E ah, se vi interessano gli adesivi del Taccuino, appena siamo in giro da qualche parte, veniteci a trovare (o cercateli incollati ai muri, agli autobus, ai tram, a chi più ne ha più ne metta, delle vostre città) e saremo lieti di omaggiarvene.
Alè.
E’ tutto qui
Pubblicato da TaccuinoallIdrogeno in RECENSIONI RETROATTIVE (L'arte discussa dall'uomo comune, sottoposto a gravità e ben saldo al suolo.) il 27 gennaio 2012
Ho letto “È tutto qui” di Matteo Scandolin. E la prima cosa che ho pensato quando ho chiuso il libro è stata che è vero. È vero perché è un libro semplice e veloce, e perché ho pensato che non servono fronzoli e abbellimenti per fotografare la vita, così come viene. E poi subito dopo ho pensato che ci sono scrittori che riescono ad allestire bella fuffa e ad annoiare perfino in poche righe e che quindi uno dei complimenti che avrei voluto fare all’autore era di essere riuscito ad evitarlo, trascinandoci in maniera semplice e leggera, ben attento a non strappare in alcun punto, puntando spedito alla fine di ogni racconto. Sì, perché “È tutto qui” è un libro di racconti (intervallato sporadicamente da poesie) e perché è lì che si deve arrivare. Alla fine di ognuno.
È così che probabilmente capiterà anche a voi di arrivare all’ultima parola restando quasi insoddisfatti perché pare di non aver letto niente di nuovo e interessante, prima di accorgerci d’improvviso che in quello che abbiamo appena letto ci sono delle persone dai volti umani, e che ognuno di loro potrebbe essere (il) nostro, e che ci sono delle storie, ognuna delle quali potrebbe essere (la) nostra.
Non c’è niente da fare, o da capire
non c’è niente che valga la pena capire
[…]
perché scrivo di donne e di uomini incerti
tra il mio stesso rancore
e un giorno diverso.
Poco spazio alla descrizione delle emozioni, alle indagini delle anime, forse proprio per lasciarle al lettore che ci si confronta, per dare spazio e respiro alle reazioni e al pensiero. L’unico indizio è nascosto del titolo, semplice tanto quanto i racconti appuntati nel libro, che in tre parole spiega che le righe seguenti celeranno altro che l’autore non ha incluso, qualcosa che va oltre i movimenti dei protagonisti. Carver in alcuni punti (per i semplici profili che celano mondi), forse pure un po’ Santarossa in altri (per la quotidianità come tema), ritratti di quartiere, di case, di compagnie, di amici, di fottuti traditori, di basse medie e alte gradazioni alcoliche, di strade, di serate, di treni. Di tutti i giorni. Una mancanza di etichette a personaggi ed eventi che lascia spazio solo all’interazione tra gli stessi, e alla creazione di piccoli frammenti di (vera) vita quotidiana.
Un libro agevole e facilmente digeribile, forse addirittura troppo veloce, che non utilizza scioccanti colpi di scena sensazionali. Cosa che però ogni tanto serve per chiedere al lettore di andare un po’ più in là. Essenzialità, che piace.
Matteo Scandolin
Intermezzi Editore
Euro 10.00
Nota: questa recensione “a modo nostro” è stata pubblicata con inedita pubblicazione pubblicabile in pubblicamento previo sul sito di SettePerUno, per la precisione qui. Leggete e supportate i ragazzi di SettePerUno, eh!
I.M.






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